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lunedì 6 giugno 2022

Recensione - I QUADERNI BOTANICI DI MADAME LUCIE di Melissa da Costa

Buon lunedì a tutti! E' arrivato il caldo dell'estate, un pochino in anticipo sul calendario, e mi ha causato un repentino calo di energia! Non sopporto davvero l'afa! Vorrei il frescolino autunnale all year long ma mi rendo conto che ciò potrebbe scontentare gli amanti della tintarella e del caldo. Quindi, mi ritiro a soffrire tra le pagine dei miei libri che, bontà loro, alleviano almeno in parte questo mio patire stagionale. Ma veniamo al motivo principale del post di oggi: il libro I quaderni botanici di Madame Lucie e le mie impressioni in merito. 


autore MELISSA DA COSTA editore RIZZOLI 
data di pubblicazione 8 aprile 2021
pagine 300   prezzo 18 euro

TRAMA - Fuori è l'estate luminosa e insopportabile di luglio quando Amande Luzin, trent'anni, entra per la prima volta nella casa che ha affittato nelle campagne francesi dell'Auvergne. Ad accoglierla, come una benedizione, trova finestre sbarrate, buio, silenzio; un rifugio. È qui, lontano da tutti, che ha deciso di nascondersi dopo la morte improvvisa di suo marito e della bambina che portava in grembo. Fuori è l'estate ma Amande non la guarda, non apre mai le imposte. Non vuole più, nella sua vita, l'interferenza della luce. Finché, in uno di quei giorni tutti uguali, ovattati e spenti, trova alcuni strani appunti lasciati lì dalla vecchia proprietaria, Madame Lucie: su agende e calendari, scritte in una bella grafia tonda, ci sono semplici e dettagliate indicazioni per la cura del giardino, una specie di lunario fatto in casa. La terra è lì, appena oltre la porta, abbandonata e incolta. Amande è una giovane donna di città, che non ha mai indossato un paio di stivali di gomma, eppure suo malgrado si trova a cedere; interra il primo seme, vedrà spuntare un germoglio: nella palude del suo dolore, una piccola, fragrante, promessa di futuro.

RECENSIONE - La protagonista del libro è Amande Luzin e il co-protagonista è il suo dolore. Questo è di certo il primo pensiero a caldo fatto dopo aver terminato il libro di Melissa da Costa. Ci sono anche i genitori di suo marito, i cognati, la figlia della proprietaria di casa, sua madre ma, intorno ad Amande, per tutto il corso della lettura, ho visto l'ombra del dolore che lei prova per la morte di suo marito Benjamin e della piccolina che portava in grembo Manon. Tutti cercano, a loro modo e con le energie rimaste dallo sforzo di superare loro stessi la tristezza, di aiutare  Amande a superare il lutto. Ma tutto sembra inutile: lei riesce solo a caricare poca roba in macchina e cercare rifugio altrove. Lontana dai ricordi, dal quotidiano strazio di rivedere, rifare e condividere le cose che le ricordano il marito e l'arrivo imminente di Manon, Amande trova una casetta in affitto nella campagna francesce, a distanza di sicurezza da Lione e chi ha perso.

"Una volta(...) c'era un tempo per curare il proprio dolore, per ricordare, per dire addio come si deve. Oggi(...) la società non ha più tempo per il lutto."

La disturba il tentativo di tutti di alleviare il peso del dolore: Amande non vuole superarlo perchè non vuole dimenticare Benjamin e Manon. Sa benissimo che non può continuare a "non vivere": non mangia, dorme poco, non si cura e non apre mai le imposte di casa. Vuole però fare a modo suo, a ritmo suo... chi decide quando è il momento di dimenticare? Chi ha dato una misura standard al grado di sofferenza? E soprattutto: Chi ha deciso qual è il modo per vivere un lutto? Nel libro l'autrice scrive con tanta delicatezza del dolore di Amande, della pena che prova per l'ambivalenza dei sentimenti che la inondano quando arriva la sua nipotina. Davvero non è possibile non avere i lucciconi agli occhi leggendo dello sfinimento a cui la protagonista deve far fronte. Perdere due figure così importanti e amate, in modo tanto repentino, straccia cuore e anima. Il racconto di Melissa da Costa ci rende parte del processo di elaborazione di questa perdita: le fasi sono molte e non sono indolore ma Amande è comunque circondata dall'affetto di tante persone che attendono solo un suo cenno per aiutarla. Nella casetta isolata in cui vive la proprietaria ha lasciato appunti e calendari che spiegano come prendersi cura del giardino e un lunario pieno di curiosità. La giovane incuriosita inizia a leggerli con attenzione e a mettere in pratica quanto scritto da Madame Lucie, rendendo orgogliosa anche sua figlia Julie che diventa presenza stabile nel tempo per Amande. Piano piano, anche un albero decorato o la luna piena possono aiutarla a mettere tutto in ordine e a dare un senso al suo dolore. Non esiste un percorso preconfezionato per superare una tragedia e la perdita di chi ami: Amande ne è convinta e cerca, con i suoi tempi e i suoi modi di ritrovare un motivo per vivere. 

"Non è la vita normale, è un'altra vita che mi sforzo di ricreare, una vita su misura, che si adatterà ai miei passi titubanti e lascerà spazio alle mie due perdite."

In questo libro, che ho letto con molta lentezza per non perdermi nessuna sfumatura e per godermelo il più possibile, ci sono tantissime sottolineature e tantissimi appunti a testimoniare il fatto che c'è molto su cui riflettere e da elaborare. Un libro scritto dall' autrice con tanta sensibilità, senza giri di parole o retorica facilmente stucchevole  ma schietto e a tratti anche piuttosto duro. Un romanzo  che consiglio davvero a tutti, per ritrovare tenerezza, fiducia e forza negli altri ma soprattutto in tutto ciò che è dentro di noi e che conserviamo (senza saperlo) e potrà diventare una risorsa in tempi difficili. Madame Lucie aveva capito tutto! 

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venerdì 6 maggio 2022

Recensione - LORO di Roberto Cotroneo

Buongiorno a tutti e benvenuti tra i pensieri sparsi che, in modo totalmente casuale, lascio tra le paginette del mio blog. Oggi il protagonista è il libro di Roberto Cotroneo che si intitola Loro e la cui lettura è stata posticipata varie volte a favore di altri romanzi. Cercando però un libro con una figura umana in copertina la scelta è caduta proprio su questo e quindi ora vi lascio la mia opinione in merito.

 

autore ROBERTO COTRONEO editore NERI POZZA
data di pubblicazione 3 giugno 2021 pagine 192 prezzo 17 euro

TRAMA - Può il memoriale di una giovane donna sconvolgere a tal punto, da turbare persino coloro che si avventurano abitualmente nei recessi più oscuri della mente? È quanto accade in queste pagine, nelle quali Margherita B. narra dei fatti accaduti nel 2018, quando prende servizio, stando alle sue parole, come istitutrice presso una famiglia aristocratica, gli Ordelaffi, in una magnifica villa progettata da un celebre architetto alle porte di Roma: la casa di vetro. Il compito che le viene affidato è prendersi cura delle gemelline Lucrezia e Lavinia. Nella casa di vetro, tutto sembra meraviglioso quell’estate. Ogni cosa è scelta con gusto, con garbo, con dedizione. Le gemelle, identiche, sono una meraviglia di educazione e di talento. Lucrezia ama il pianoforte, Lavinia l’equitazione. Ma pochi giorni dopo l’arrivo di Margherita cominciano a rivelarsi presenze terrificanti. Sono loro, dicono le bambine, gli antichi ospiti della casa, tornati per riportare in luce l’orrore. "Loro" rivisita le ossessioni che da anni segnano la narrativa di Roberto Cotroneo: il tema della verità e dell’ambiguità, del bene e del male, della violenza, del sacro e della felicità, quando brucia fino a farsi cenere. Le sue pagine, oscure e strazianti, si muovono per territori sinistri, e indagano soprattutto quella terra di nessuno che è la nostra mente. Un romanzo che, nel suo finale del tutto imprevedibile, è un omaggio alla grande letteratura e, nello stesso tempo, un racconto nitido che si muove dentro uno scenario torbido e sa guardare oltre l’ignoto. Alla fine, a prevalere saranno il fallimento di ogni ragione e il trionfo di un mondo che non è di questo mondo. Perché, come ha scritto Nietzsche: «quando scruterai in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te».

RECENSIONE - La parola che più di ogni altra mi viene in mente per descrivere questo libro è spiazzante. L'autore, che scopro essere un critico letterario e un appassionato di musica, ha scritto un romanzo gotico a tutti gli effetti e mi sono ritrovata ad apprezzarlo pagina dopo pagina. La protagonista, che racconta la sua storia attraverso un memoriale, è Margherita  B. e la storia si svolge nel 2018: la famiglia Ordelaffi assume una nuova istitutrice per le gemelle Lucrezia e Lavinia, due bimbe di dieci anni uguali tra loro come solo le gemelle omozigote possono essere. Intorno a loro  gravitano altre figure, a tratti oscure e nebulose, come la collaboratrice Giulia, la governante Angelina e il giardiniere tuttofare Gaetano ma pure i padroni di casa, i coniugi Ordelaffi Alessandra e Umberto, sono degli eleganti e compìti enigmi. Margherita considera la signora molto signorile e cortese ma si accorge anche di alcune sue "fragilità" che non sa spiegare. Il signor Umberto, invece, lavora all'estero e quando torna si comporta da perfetto papà gentiluomo, questo non minimizza l'opinione di Margherita che ci sia qualcosa di ambiguo nel suo modo di fare. La casa in cui abitano è una splendida villa che nella sua trasparenza nasconde un mondo di tenebra. 

"Ci sono momenti nella vita in cui si cresce e si invecchia in poco tempo. Accade nel dolore, certo, accade anche nello smarrimento, nel fatto che prima il mondo ha la terra e il cielo e poi il mondo ha l'inferno, la terra e il cielo."

La sensazione che mi ha accompagnata fino alla fine del romanzo è stata quella di un'angosciante curiosità; procedere nella lettura significa conoscere più particolari, viverne la cronologia e trattenere il fiato. Le atmosfere non sono mai da thriller ma i dubbi, i sospetti, le ansie diventano parte dell'esperienza di lettura fino alla fine. Una conclusione che sconvolge,  io mi sono ritrovata a chiudere il libro con questo senso di sorprendente buco nello stomaco. La storia racconta di un rapporto tra le sorelle gemelle così simbiotico che crea disagio quasi, e io mi sono sentita molto di parte come mamma di gemelle (eterozigote e diversissime) e tutto si amplifica. L'autore è stato bravissimo, non è mai stato eccessivo nei particolari ma ha dosato suspence e mistero,; ha saputo creare dettagli, atmosfere e ambientazioni perfette per incollare il lettore. Non è un romanzo che disperde la trama in molte pagine, anzi, poche e ben scritte bastano a trovare una storia che scruta nel torbido e negli incubi di ognuno di noi... in tutti risiede qualcosa di oscuro, di misterioso e insondabile che viene a galla solo quando ci si trova indifesi. Loro sono il legame che unisce le due bambine ma anche l'insieme di quesiti che Margherita cerca di tenere a bada senza farsi trascinare nel gorgo della superstizione, Loro è il gruppo che fa cerchio intorno a Lucrezia e Lavinia, Loro è tutto ciò che la villa, così bella e altera, nasconde alla vista di chi sta fuori e rivela, in modo straordinario, a chi ci vive lasciando un disagio  incomprensibile.
Solo la lettura aiuta e svela... perchè:

"Quando scruterai a lungo in un abisso, anche l'abisso scruterà dentro di te" ha scritto Nietzsche. Mi prometta che la sua mente andrà nel posto più lontano da quell'abisso. Solo così riuscirà a salvarsi. 

Un libro che ho letto con tanti dubbi e che mi ha stupita in modo positivo. Una lettura  che consiglio a chi vuole trovare un romanzo che smuove sensazioni, non solo pensieri e parole.



domenica 24 aprile 2022

Recensione - LE LETTERE DI ESTHER di Cecile Pivot

Buona domenica!  Cari amici di blog oggi vi parlo di un libro speciale, un romanzo che mi ha incuriosita, interessata e anche sorpresa. Il libro mi ha da subito incuriosita perchè ormai, confessiamolo, chi usa più carta e penna per comunicare con gli altri? Chi ha ancora voglia di mettersi un foglio davanti e pensare alle parole giuste da inviare a qualcuno? Una storia che davvero aspettavo di leggere con avidità di lettrice amante della scrittura in tutte le sue forme. 


autore CECILE PIVOT editore RIZZOLI
data di pubblicazione 11 febbraio 2022 pagine 288 prezzo 18 euro

TRAMA - “Le lettere mi mancavano. Ormai non ne scriviamo più, le consideriamo una perdita di tempo che ci priva di immagini e suoni.” È per colmare la nostalgia che Esther, libraia di Lille, decide di organizzare un laboratorio di scrittura epistolare. Per lei, che con il padre ha intrattenuto una corrispondenza durata vent’anni, è come riportare in vita un rituale antico: accantonare per un po’ l’immediatezza delle mail e l’infinita catena di messaggi WhatsApp che ogni giorno ci scambiamo, per sedersi a un tavolo, prendere carta e penna, darsi tempo, nel silenzio di una stanza tutta per noi, e raccontarsi. Trovare le parole giuste per qualcuno che ci leggerà, non ora e nemmeno domani. E riassaporare il gusto perduto di una comunicazione più ricca, più sensata. “Da che cosa ti difendi?” è la prima, spiazzante domanda di Esther per i cinque sconosciuti che, rispondendo al suo annuncio, hanno scelto di mettersi in gioco. Attraverso piccoli quadri della loro vita quotidiana e l’intenso scambio epistolare si delineerà poco per volta il ritratto di una classe eterogenea e sorprendente: Samuel, il più giovane, che non riesce a piangere per la morte del fratello; Jeanne, ex insegnante di pianoforte, vedova, che si difende dalla solitudine accudendo animali maltrattati; Jean, un uomo d’affari disilluso che vive per il lavoro e ha perso contatto con le gioie più autentiche; Nicolas e Juliette, una coppia in crisi sulla quale il passato getta ombre soffocanti. Esponendo dubbi e debolezze all’ascolto e alle domande, la scrittura sarà, per loro, lo strumento per rivelarsi l’uno all’altro con sincerità, alleggerendo il cuore. Intriso di tenerezza e umanità, Le lettere di Esther è un elogio alla lentezza, una celebrazione della forza delle parole, un resoconto travolgente delle fragilità umane.

RECENSIONE - Inizio la mia recensione con la dichiarazione anticipata di amore incondizionato verso le lettere, le cartoline e tutto ciò che implica la scrittura; immaginate, quindi, le mie speranze di trovarmi di fronte ad un romanzo con una trama accattivante e in cui lo scritto epistolare non fosse una scusa per tutt'altro genere di storia. La mia felicità, alla fine del libro di Cècile Pivot, è stata immensa e anche a tratti, umida di lacrime. Nella mia adolescenza e anche giovinezza direi, ho avuto modo di avere degli amici di penna: amiche scozzesi conosciute al mare a Jesolo, cugine di secondo grado che abitano in Australia, compagne di scuola media che, per percorsi diversi, vedevo poco (considerando che la mia giovinezza è tra gli anni 80 e 90, quindi senza cellulari di sorta), partecipanti a gruppi di pen-pal che scrivono da tutte le parti del globo. Di tutti questi, il denominatore comune, sempre presente nei miei ricordi, è l'attesa! Il brivido e l'ansia che provavo aspettando di trovare qualche busta bianca o con i parallelepipedi blu, bianchi e rossi sui bordi la ricordo ancora in modo vivido! Conservo tutto ciò che ho ricevuto, ogni bigliettino, lettera o cartolina ha un posto preciso tra i miei tesori. In questo romanzo, che posso definire epistolare senza temere di sbagliare, la libraia Esther organizza un laboratorio di scrittura che prevede l'invio di lettere tra i partecipanti. All'incontro organizzativo si presentano in sei ma partecipano poi solo in cinque. Un gruppo disparato di persone che hanno voglia, per motivi diversi, di mettersi un pochino in gioco. Partecipa Jean: un uomo d'affari che passa la vita in viaggio, ha un lavoro che lo rende spietato e due figli che quasi non lo conoscono. C'è anche Jeanne, insegnate di pianoforte, vedova e senza figli che patisce la sua solitudine. Il giovane Samuel si iscrive per ammazzare il tempo libero. La sua vita è in una fase di stallo e la perdita di suo fratello è un ostacolo tra lui e i suoi genitori. Poi ci sono Juliette e Nicholas, moglie e marito che partecipano su richiesta della psichiatra che segue la depressione di Juliette e che intende usare il laboratorio di scrittura come strumento di cura. Si unisce al gruppo anche Esther e il quesito di partenza a cui i partecipanti devono rispondere è: Da cosa ti difendi?
Questa domanda è l'input perfetto per aprire i dialoghi tra i partecipanti, ognuno scrive ad altri due e le lettere diventano il vettore di pensieri veraci, difficili e liberatori. E' incredibile come tutta la trama del libro sia sviluppata quasi solo dalle lettere: in ognuna si raccolgono pezzi di vite, vittorie, sconfitte, dolori, rimorsi e rimpianti. Gioie anche, a volte, che alleviano le difficoltà e che invitano a non fermarsi nella ricerca del proprio mondo sereno. I rapporti tra i partecipanti si stringono, a mano a mono che il tempo passa, nessuno rinuncia a mettersi in discussione anche se il dialogo fa emergere anche punti scomodi. La mia grande soddisfazione è stata seguire con interesse sempre maggiore le vicende dei protagonisti, emozionarmi, arrabbiarmi, rispecchiarmi e commuovermi anche. Il piacere di leggere non è mai sceso, la mia attenzione è sempre rimasta incollata alla storia che evolveva, lettera dopo lettera, rivelando la bravura dell'autrice. Cécile Pivot ha saputo tenere alta l'asticella delle aspettative e ha portato avanti con grande maestria il racconto di sei vite, diverse tra loro in tante cose ma accomunate dalla voglia di mettersi in discussione, di guardarsi dentro e con onesta lucidità ammettere anche le difficoltà o le sconfitte. Un libro perfetto, a mio parere, dalla scrittura agile, mai melensa o eccessiva che conclude il racconto del laboratorio regalando emozioni sincere. Alla fine la mia grande soddisfazione è stata sentirmi quasi "amica" di ognuno dei partecipanti, la loro storia non era solo righe tra le pagine ma veri racconti di vita che racchiudono esperienze reali e veritiere. Consigliato a tutti, proprio a tutti ma, di più, a chi ha nostalgia di carta e penna e di lettere che profumano di vita vera.

mercoledì 6 aprile 2022

Recensione - NOTTI BIANCHE di Fedor Dostoevskij

Bentornati! Oggi sono qui a scrivere del mio ultimissimo libro letto che non è stato proprio facilissimo terminare! Confesso che la scelta di questo titolo, in questo preciso periodo, è stata molto poco spontanea. In libreria, in ogni libreria da me frequentata in queste settimane, c'è un angolo predisposto con i titoli di scrittori russi. Sono posti in evidenza talvolta, altre volte un pochino meno, ma sono sistemati per dare loro evidenza visto il momento storico delicato e magari si decida di acquistare qualche titolo per colmare lacune letterarie che non è mai una brutta cosa. E così ho fatto anche io... mi serviva un classico da leggere, magari un titolo veloce, non molto corposo perchè il tempo non è mio amico ultimamente e così ho scelto  Notti bianche. 


autore FEDOR DOSTOEVSKIJ  editore EINAUDI i classici
data di pubblicazione 12 maggio 2014  pagine 158 prezzo 12 euro

TRAMA - La natura lirica, fantastica e fantasmagorica di Pietroburgo è tutta infusa nelle Notti bianche, romanzo pubblicato per la prima volta nel 1848. Il giovane protagonista della vicenda è un sognatore. Immerso in uno sciame di pensieri e fantasticherie, nelle lucide notti estive, il giovane intraprende in solitudine lunghe passeggiate per le vie cittadine fino al sorprendente incontro con Nasten'ka, un altro essere notturno, e al sogno di un'avventura meravigliosa.

RECENSIONE  - Leggere un titolo scelto tra i classici  è sempre fonte di cultura, indipendentemente dal fatto che ci piaccia o meno quello di cui racconta il libro; il fatto stesso di essere un "classico" dovrebbe essere indice di una buona opera letteraria. Quando ho scelto Notti bianche cercavo un titolo facilmente fruibile: poche pagine perché ho volumi belli corposi già in attesa in libreria e soprattutto perché durante i mesi scorsi ho già dato in quanto a pagine lette di classici! Ha avuto modo di gustare la lettura di Via col vento e Il conte di Montecristo (versione integrale) che sono volumi sostanziosi in pagine scritte e in qualità di romanzi. Davvero dei capolavori da far conoscere a tutti e da far ri-scoprire al popolo dei lettori cosiddetti navigati che non li hanno ancora potuti apprezzare! Anni or sono ho letto anche Guerra e pace e pure Tolstoj non si risparmia in quanto a parole messe sulla carta! 
 Notti bianche di Dostoevskij è  uno dei primi scritti dell'autore russo e io non ho letto altro di questo scrittore prima d'ora. 
La storia ci racconta di un sognatore, un giovane che vaga per le notti di Pietroburgo, un anima solitaria che ritrova un po' di vita incontrando una ragazzina proprio durante il suo vagare notturno. In quattro notti il sognatore sente nascere un barlume di voglia di vivere, di voglia di amare che la giovinetta risveglia  con la sua vitalità  Lui, rinchiuso in un'esistenza ai margini, timoroso e incapace di slanci vitali si ritrova in vena di fantasticare di una vita diversa, più coraggiosa e più audace ascoltando Nasten'ka e scopre che può essere anche qualcosa di più di un sognatore: un sognatore fantasioso.
"... egli non desidera nulla perché è al di sopra di qualsiasi desiderio, possiede tutto, è sazio, perché è egli stesso l'artefice della propria vita e la crea ogni momento secondo la propria volontà."

 La fantasia può aiutarlo ad uscire dal guscio rivestito di solitudine e a fargli affrontare la vita  usando la l'immaginazione. Ritrova, il giovane sognatore , persino la voglia di amare. Lei gli racconta dei suoi drammi amorosi e dell'uomo che aspetta invano così il povero amico si illude che quell'amore possa andare anche a lui per non essere sprecato. Arriva purtroppo anche il tragico momento in cui Nasten'ka gli spezza tutte le aspettative facendolo ripiombare nel suo mondo solitario. Il sognatore perde la speranza di cambiare vita e ripiomba nel suo mondo fatto di consapevole solitudine carico solo dei ricordi della beatitudine regalatagli da Nasten'ka in quelle loro poche notti. Come posso definire questo libro e ciò che mi rimane dopo la sua lettura? Come posso raccontare i miei pensieri in merito ad un testo che da voce a chi vive fuori dalla realtà, a chi si sente troppo fragile rispetto alle cose del mondo e sceglie di rimanere ai margini, in un angolo su misura senza dover troppo avere a che fare con la vita vera? Dostoevskij descrive con maestria la vita del sognatore, ciò che lo limita e ciò che cambia al suo incontro che la ragazzina. Con lei raffigura la voglia di vivere, la concreta potenza dei sentimenti che il giovane non conosce. Anzi, solo con la fantasia immagina come può essere amare, vivere senza paura ed essere vitali, non solo vivi. Tanto più è grande la sua speranza di trovare l'amore in Nasten'ka e tanto più  è cocente la delusione quando lei lo respinge e capisce che arriva la fine delle illusioni. 

"Il mondo della fantasia diventerà sempre più pallido e i sogni appassiranno e moriranno come le foglie gialle dagli alberi"

Quello che ho trovato un punto di forza del romanzo è il linguaggio usato dallo scrittore per descrivere le quattro nottate e le emozioni che si susseguono nel petto del sognatore; non è stata una lettura che scorre fluida, ho dovuto ritornare a leggere alcuni passaggi e con calma assimilarli per poi riuscire a tracciarne un quadro d'insieme. Tanti i dialoghi intensi, le similitudini e le descrizioni precise che l'autore dosa con sapiente arte e non sempre li ho colti nel modo esatto. Alla fine comunque sono contenta di averlo letto: Notti bianche mi ha dato l'illusione che , a volte, saper volare con la fantasia, possa donare qualche attimo di perfezione e di felicità togliendo il velo nero della realtà dalla routine quotidiana. In questo periodo, dove la speranza non è sempre buona compagna,  non è cosa da sottovalutare e i dialoghi de Notti bianche  hanno una tale potenza e incisività che sono certa mi ritorneranno alla mente spesso. In fondo, l'autore mi trova perfettamente d'accordo quando scrive che anche solo un attimo di beatitudine vale la pena di essere vissuto in una vita intera, per la felicità che porta nel cuore di chi lo prova. E, a volte, viverne anche solo uno, di vera beatitudine al giorno d'oggi è una rarità quindi bisogna imparare a riconoscerli e ad apprezzarli davvero. 

martedì 5 aprile 2022

Recensione - L'EQUAZIONE DEL CUORE di Maurizio de Giovanni

Buon martedì a tutti! Siamo arrivati già al mese di aprile ma il profumo della primavera ci ha solo sfiorati! E' tornato prepotente il freddo e in me prevale la voglia di calore e di dolce far niente. Stamattina è tempo che mi metta al computer a scrivere i post che ho in agenda da troppi giorni ormai. Oggi vorrei lasciarvi i miei pensieri su uno degli ultimi libri letti in questo periodo e vi parlo di L'equazione del cuore di Maurizio de Giovanni. 



autore MAURIZIO DE GIOVANNI   editore MONDADORI
data di pubblicazione 1 febbraio 2022 pagine 252 prezzo 19 euro


TRAMADopo la morte della moglie, Massimo, professore di matematica in pensione, vive, introverso e taciturno, in una casa appartata su un’isola del golfo di Napoli. Pesca con metodo e maestria e si limita a scambiare rare e convenzionali telefonate con la figlia Cristina, che vive in una piccola città della ricca provincia padana. A interrompere il ritmo di tanto abitudinaria esistenza la notizia di un grave incidente stradale: la figlia e il genero sono morti, il piccolo Checco è in coma. Massimo deve assolvere i suoi doveri. Crede, una volta celebrata la cerimonia funebre, di poter tornare nella sua isola, e lasciare quel luogo freddo e inospitale. Non può. I sanitari lo vogliono presente accanto al ragazzino che giace incosciente. Controvoglia, il professore si dispone a raccontare al nipote, come può e come sa, la “sua” matematica, la fascinosa armonia dei numeri. Fuori dall’ospedale si sente addosso gli occhi della città, dove lo si addita, in quanto unico parente, come tutore del minore, potenziale erede di una impresa da cui dipende il benessere di molti. Da lì in poi quanto mistero è necessario attraversare? Quanto umano dolore bisogna patire? Per arrivare dove? Maurizio de Giovanni scrive una delle storie che ha sempre sognato di raccontare. E ci consegna a un personaggio, tormentato e meravigliosamente umano, messo dinanzi al mistero del cuore.

RECENSIONE -  Quanto può essere tranquilla la vita da pensionato di un professore di matematica? Massimo De Gaudio cerca la pace in un'isoletta del golfo di Napoli e vive in solitudine facendo della pesca la sua attività preferita. Ha una figlia, Cristina, che vive al Nord con il suo bimbo Francesco detto Checco; li sente poco e li vede ancora meno, conosce a malapena suo genero ma il gelo lo pietrifica quando riceve la telefonata che nessuno dovrebbe mai ricevere. Sua figlia e suo genero non ci sono più. Un incidente li priva della vita, insieme, il loro bimbo è grave in ospedale e Massimo deve farsi forza e correre da lui; dall'unico affetto che gli è rimasto su questa Terra. Non è facile lasciare la sua isoletta, il suo spazio vitale minimo che lo isola dal resto del mondo e che lo fa sentire tranquillo ma deve dare il suo affetto al piccolo nipotino ferito. Checco ha bisogno di lui anche se Massimo pensa di non avere nulla da offrirgli, non lo conosce quasi, intimamente sa che è giusto essere al suo capezzale. Conosce  Alba, la babysitter di Checco, discute con lei quasi ma attraverso le sue parole impara a conoscere meglio sua figlia e la sua famiglia. Stare accanto a Francesco per riportarlo alla vita, risvegliarlo, è una missione per Alba ma anche per Massimo che racconta al nipote il mondo e i suoi affanni attraverso la sua amata matematica. 
"Per tutta la vita si era schierato contro l'irrazionalità delle emozioni, e l'inopportunità dell'immaginazione, lottando strenuamente per la concretezza e la logica..." 
Come è diverso questo libro da quelli che conosco di de Giovanni! Non ci sono i Bastardi di Pizzofalcone, non c'è il commissario Ricciardi, non c'è Sara Morozzi e la sua "invisibilità", non troviamo Mina Settembre e i suoi bagagli di casi umani... insomma, qui c'è un autore che stupisce davvero. Una trama insolita, non meno coinvolgente ma di sicuro una nuova prospettiva sui sentimenti. Ed è una bella novità, ne sono rimasta affascinata, emozionata e davvero colpita. La severa figura del professor Massimo, una personalità costruita anche dal dolore della perdita della cara moglie, la voglia di stare da solo a godere del tempo che diventa solo suo in un'isola del caldo Sud. Il professore senza il sorriso che riscopre di avere un cuore al cospetto del nipotino ferito ed appeso alla vita solo da un flebile respiro.  L'autore intesse una trama fatta di fili di empatia, di tenerezza, di coraggio anche e di un po' di sensi di colpa. Massimo non è stato un padre che dispensa amore a piene mani, lo riconosce, nel momento del bisogno però non si tira indietro, non scappa anche se farlo gli verrebbe proprio bene. Leggere questo libro mi ha stretto il cuore in una morsa: avere un familiare su un letto di ospedale e in fin di vita è una cosa che ho vissuto, poco tempo fa, sulla mia pelle. Non importa se la causa è un incidente o una malattia... quel fatto fa riflettere sul perchè accadono certe cose, su chi si può incolpare per sentirsi meno colmi di rancore e di rabbia. Si cercano appigli per non crollare, le corazze a volte si induriscono e a volte si crepano. Massimo lascia filtrare dalla sua scorza coriacea di "solitario" il sostegno che offre a Checco e ad Alba. Attraverso la sua conoscenza dei numeri stabilisce un rapporto con il nipotino e gli racconta del mondo, di ciò che lo aspetta, di ciò che non deve smettere di volere. Una tenerezza infinita leggere queste pagine, tanto diverse dalle aspettative che, a volte, autori conosciuti creano ad libro nuovo. Una sorpresa positiva leggere di sentimenti, di evidenti dati matematici abbinati al racconto di cose poco logiche come sono proprio le emozioni e rimanerne tanto colpita! Un libro che spiega bene, a parer mio, quanto non serva essere uniti fisicamente per definirsi famiglia. L'affetto, l'amore anche, non conoscono distanze e, senza ipocrisie, non è dato dalla quantità di tempo o di informazioni. L'amore scaturisce spesso a dispetto di ciò che si considera "ovvio" e scava brecce anche nei cuori più chiusi e duri. In fondo, per provare tutto questo, Massimo cita Dirac e la sua equazione....

"... Se due sistemi interagiscono tra di loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma diventano un unico sistema."
Tutti, nel corso della vita, entriamo in contatto con diverse persone... alcune di loro si stabiliscono tra i nostri affetti, altri no a seconda di quanto peso hanno nei nostri vissuti. E' certo che, comunque, quello che siamo e che proviamo è anche frutto della presenza di chi ci sta accanto,  di chi ci vuole bene. Perché, come scrive de Giovanni nel libro...

"... nessuno dipende mai da una persona. Ma da un sentimento sì, senza alcun dubbio." 
Con questa affermazione posso concludere la mia riflessione e ribadire, una volta ancora, che certi libri devono essere letti, almeno una volta nella vita. Serve prendere consapevolezza che gli affetti non sono acqua fresca, non si spezzano e non si creano a comando ma esistono e sopravvivono anche alle avversità più difficili della vita o ne decidono la sorte. Leggete L'equazione del cuore,  è un libro che svela le dinamiche degli affetti in un modo nuovo e mai scontato. C'è bisogno di questo tipo di letture, in questi periodo piuttosto cupi e solitari. 

domenica 6 marzo 2022

Recensione - LA FELICITA' DEGLI ALTRI di Carmen Pellegrino

Buonasera! In questo periodo non mi è facile fare qualcosa che non sia, semplicemente, vivere, non sono momenti facili per me e, per essere obiettivi, anche per il mondo in generale. Uscire da una pandemia lascia tracce che si ripercuotono anche nella voglia di fare. Soltanto i miei amati libri riescono a donarmi un attimo di leggerezza: quando mi perdo tra le pagine mi diventa tutto più sopportabile. Non riesco a leggere quanto vorrei però... le cose da fare sono sempre molte in quel porto di mare che chiamo casa! 
La mia ultima lettura mi ha donato momenti intensi di riflessione e mi sono proprio gustata un gran bel libro: La felicità degli altri di Carmen Pellegrino non è un libro da leggere con leggerezza ma richiede impegno. Io, infatti, ho letto, riflettuto e riletto tante delle pagine di questo bel romanzo. Uno di quelli che ha preso posto nel mio albo d'oro dei libri letti!  Ora ve ne parlo un po' sperando di incuriosirvi e di farvi venire voglia di conoscerlo meglio e magari di leggerlo!



autore CARMEN PELLEGRINO  editore LA NAVE DI TESEO 
data di pubblicazione 11 febbraio 2021 pagine 160  prezzo 18 euro


TRAMA: "Sono nata in una casa infestata dai fantasmi. Allampanati, tignosi fantasmi da cui non si poteva fuggire. A quel tempo vivevamo nella parte ovest di un villaggio che aveva case tutte uguali, tutte al pianoterra, prima che si elevassero. Mio fratello e io speravamo che le case degli altri fossero infestate quanto la nostra. A dieci anni fui allontanata dal villaggio per pura crudeltà, ma i fantasmi non rimasero a casa.” Cloe è una donna che ha imparato a parlare con le ombre. Un’anima in ascolto, alla ricerca di una voce che la riporti al luogo accidentato della sua origine, al trauma antico di quando, bambina, cercava di farsi amare da chi l’aveva messa al mondo. Nel suo cammino costellato di fragorosi insuccessi e improvvisi passi avanti, Cloe attraversa città, cambia case, assume nuove identità, accompagnata da voci, ricordi, personaggi sfuggenti: Emanuel, il fratello amatissimo; il professor T., docente di Estetica dell’ombra; Madame e il Generale, guardiani della Casa dei timidi, dove la donna era stata accolta a dieci anni. Cloe è uno sguardo che cerca attenzione e verità, il suo viaggio coraggioso è il racconto di un amore e di una speranza che non si spengono, anche quando dentro e fuori di noi non c’è che rovina.

RECENSIONE: Ho comprato questo libro l'anno scorso, poco dopo la sua uscita, tenendolo sempre a portata di mano in attesa del momento giusto. Sembrava che non arrivasse mai, quel momento, forse perché, per leggere libri così, si deve essere "pronti". 
L'occasione mi è stata offerta dalla lettura in comune da fare con la mia compagna di stanza librosa nella challenge delle Ciambelle: lei mi ha aiutato a scegliere la lettura da fare insieme e la scelta è stata questa. Il libro della Pellegrino racconta di Cloe (il vero nome è Clotilde), una protagonista di cui non è chiara l'età che vive una giovinezza triste e piena di sensi di colpa. Si sente colpevole della sorte del fratello Emanuel, si è data colpe che non ha per giustificare l'abbandono da parte della madre. Vive nel ricordo del periodo passato alla Casa dei Timidi sotto l'ala protettrice (ed educante) del Generale e di Madame che le insegnano a cercare la sua strada nel mondo. Cloe pensa di averla trovata: completa gli studi e diventa traduttrice di storie per bimbi ma non dimentica niente. Non scorda la tristezza della sua infanzia, cerca risposte ai suoi interrogativi e a quelli che le pone il suo amico, il professor T. Una figura importante per Cloe, il suo docente di Estetica delle Ombre; insieme a lui filosofeggia di tristezza, di solitudini e di amore. L'amore che le è mancato da bambina, quello che le causa dolore e insicurezze, quello che cerca di colmare con un matrimonio fugace.  Il racconto è una poetica e delicata esposizione della ricerca compiuta da Cloe per trovare pace. I salti temporali della trama, la descrizione dei sogni, della sua infanzia e della sua realtà, fanno di questo libro, un girotondo di emozioni diverse. Io ho potuto percepire l'angoscia, la tristezza, la paura, il dolore, la rassegnazione della protagonista. Tutto ben raccontato per calare il lettore fino in fondo all'anima di Cloe... 
"Dicono che ci sia un posto nel mondo per ciascuno di noi e a quello noi tendiamo senza sosta, anche se non si sa dove sia, anche se non abbiamo le coordinate per raggiungerlo e non ci sono mappe per indicarcelo. Dicono che una volta raggiunto è come l'abbraccio che accoglie, come la parola che lenisce, quando finalmente viene detta."

Questo libro muove qualcosa dentro, almeno con me è successo; motivo questa mia sensibilità con il periodo che sto vivendo, con la fragilità che ho scoperto in me e che mi ha sorpreso. La ricerca di risposte fatta da Cloe, la sua irrequietezza e la sua brama di conoscere per risollevarsi dai ricordi dolorosi e tanto invasivi, mi ha emozionata. Lei si sente come un puzzle smontato: sa che è un unico pezzo ma la sua infanzia ha rovinato tutto. Deve cercare di trovare la chiave, il pezzo centrale da cui ripartire e, via via, attaccarci intorno tutto  il resto. Vivere non deve essere un esercizio faticoso e triste, non si può logorarsi per colpe di altri, essere felici non è obbligatorio ma bisogna almeno provarci. 

"Felicità è una della parole più inseguite, una delle più manipolate, sempre più magnificamente ambigua, definizione che tanto rassicura... Quella di là da venire, la felicitò degli altri, dato che, a ben guardare, la nostra vita è percorsa da un profondo sentimento di tristezza." 

Cloe riparte da dove tutto ha inizio, affronta le ombre del suo passato e, coraggiosamente, cerca di superarle non di evitarle. La sua forza è questa; nonostante tutto ci prova. Un esercizio di stile questo libro, per come è ben scritto e per le citazioni con tanto di bibliografia alla fine che ne aumentano il pregio (una finezza ad uso del lettore che mi piace!), un girotondo di emozioni e di cambi di scena che mi hanno tenuta sempre ben attaccata alla storia. Ho riflettuto tanto su quanto sia importante la stabilità e la serenità dei bambini... sono le basi su cui costruire una vita almeno equilibrata, non si garantisce mai la felicità, nemmeno ai più fortunati, ma almeno non si lasciano vuoti duri da colmare. Essere genitori è il mestiere più difficile e imprevedibile del mondo, non ci sono istruzioni, l'unica cosa da non fare mai è gettare sulle spalle dei figli le proprie frustrazioni o insicurezze perchè nessuno chiede di nascere. Almeno non con un bagaglio tanto pesante da portare. 

Un libro che consiglio a chi cerca emozioni, a chi non ha paura di commuoversi e vuole una storia che lo trascini  nel turbine di eventi e di sentimenti. Un buon libro per  buoni lettori! 

domenica 6 febbraio 2022

Recensione - COSA FARESTI SE di Gabriele Romagnoli

 Mentre aspetto di sapere quanto durerà l'ultima serata di Sanremo e magari anche di scoprire se ho indovinato chi vincerà il Festival rimango alla tastiera del mio pc per scrivere la seconda recensione che spero sia utile al percorso nella Challenge librosa che mi tiene compagnia quest'anno.

Il libro che devo leggere deve avere o la copertina arancione o qualcosa di arancione in copertina quindi è stato super facile scegliere il titolo di Romagnoli Cosa faresti se. 

autore GABRIELE ROMAGNOLI  editore FELTRINELLI 
data di pubblicazione 15 maggio 2021 pagine 176 prezzo 16 euro

TRAMA - Cosa faresti se, nel tempo breve di una giornata o di un attimo, dovessi scegliere fra due alternative, ognuna critica, ognuna destinata a ridefinire l’idea di te stesso, a cambiare il destino tuo e altrui? Una scelta irresolubile eppure necessaria, come quella che si trovano costretti a prendere Laura e Raffaele, una coppia che desidera adottare un figlio e si ritrova a decidere in poche ore – una lunga, interminabile notte – se diventare genitori di una bambina gravemente malata. O come capita a Adriano, che un mattino si sveglia e scopre da un video sul cellulare che il figlio ha preso in prestito la sua auto e con essa ha investito una persona, uccidendola senza nemmeno fermarsi a prestare soccorso. Adriano, che da quando ha perso la moglie e il lavoro, è incapace di decidere qualsiasi cosa, esce di casa per cercare fuori da sé, un passo dopo l’altro, una risposta: denunciare il figlio o costituirsi al suo posto per salvarlo? Invece solo un istante è concesso a Giovanni, il tassista Urano 4, per prendere la risoluzione più importante… Seguendo quale ragionamento o intuizione, quale idea del mondo e di sé, Laura, Raffaele, Adriano, Giovanni e gli altri personaggi di questo romanzo – che il lettore scoprirà essere tutti sottilmente legati fra loro – potranno fare la loro scelta? Come arriveranno al catartico finale che li richiama in scena tutti insieme per scegliere ancora, giacché la vita è un percorso segnato da bivi etici? Nel divario fra essere autentici ed essere giusti temono di perdersi, perché ci sono nell’esistenza di ciascuno “deviazioni improvvise, circostanze inattese, scelte improbabili” davanti alle quali è impossibile quanto necessario farsi trovare pronti. Gabriele Romagnoli sonda con la consueta scrittura lucida e paziente la coscienza dei suoi personaggi, esponendola al lettore senza melodramma, senza esibita compassione, e proprio per questo con le loro storie ci interroga, risveglia domande complesse e sollecita i dilemmi morali che ci rendono umani. Cosa faresti se, ti ritrovi a chiederti…

RECENSIONE -  Gabriele Romagnoli è uno scrittore che riesce a colpirmi ogni volta con i suoi libri. Uno di quelli che più mi è rimasto attaccato all'anima è Solo bagaglio a mano. Classe 1960, Romagnoli è un giornalista-scrittore che scuote la tranquillità del lettore con racconti  pungenti e colmi di interrogativi. Come in Cosa faresti se, libro diviso in sette storie spalmate per sette giorni dove i protagonisti di ogni racconto vivono degli eventi a cui, inconsapevolmente, risulteranno legati tra loro. Ogni loro azione, decisione, scelta si ripercuote o influisce sulle vite di altri protagonisti. 

"Non riuscivano a dirlo meglio, ma a volte le cose che non si sanno dire risultano le più comprensibili perché non esiste una precisione per definire certe sensazioni senza farle esplodere, come se l'accuratezza fosse uno spillo su un palloncino.

Romagnoli, nel suo libro, pone dei quesiti raccontando le sue sette storie... come ci troveremmo noi nei panni dei protagonisti? Scoprire la malattia rara nella bimba attesa in adozione, sapere che la madre biologica non ha mai voluto sapere nulla della figlia, decidere di sacrificare la propria vita per salvarne un'altra così, all'improvviso o dubitare di un figlio che le avversità di una vita in salita ti mettono contro ma non smettendo mai di volergli bene, sono eventi a cui sapremmo dare un senso? Non è mai facile affrontare le difficoltà ma lo è ancor meno riflettere sulle conseguenze che le nostre azioni  hanno nelle vite di chi abbiamo intorno. Ci si pensa mai a questo? A quanto tutto potrebbe cambiare per un no o un si detto  o non detto? Siamo esseri indipendenti ma alla fine di stare soli non ne vogliamo sapere. 

"Entrambi  non avevano messo in conto la rotta del destino, capace di curve così decise che ogni desiderio si sarebbe perso nel retrovisore, nella coscienza, come un suono privo di senso, pronunciato prima di avere imparato il linguaggio."

 Tutto cambia se le azioni o le parole sono diverse, se al posto di rubare la macchina in un momento di rabbia ci si ferma e si riflette, o si urla e si impreca invece di causare incidenti  per una decisione presa d'impulso. Oppure se piuttosto di aiutare chi sembra in difficoltà si lascia correre, ci si gira da un'altra parte. Davvero sembra tutto così naturale: dire un si, compiere un'azione al posto del suo esatto opposto, incontrare gente o evitarla... tutto questo provoca reazioni che potrebbero essere completamente diverse  e le nostre scelte magari ricadono anche su chi nemmeno ci conosce, Siamo tutti collegati da un filo invisibile, nessuno è libero da influenze che incidono nei percorsi degli altri. Se mi fermo a rifletterci mi chiedo quante volte anche io abbia "toccato" con le mie scelte la vita di altri e se ciò sia stato il meno peggio o almeno spero di non aver influenzato in modo negativo nessuno. Perché, come l'autore spiega bene nel libro, 

"Si muore come si è vissuti, ma chi sa veramente come abbiamo vissuto?"

 Una considerazione forte che mi resta alla fine del libro è che in vita non siamo da soli, inevitabilmente tocchiamo o incrociamo altri destini, altri cammini e se ognuno si impegna a fare del proprio meglio le conseguenze possono essere positive o almeno meno peggio possibile. Ognuno di noi lascia impronte dove passa, basta decidere solo quanto profonde. Romagnoli è un artista nell'arte di smuovere dubbi e riflessioni, anche stavolta ricorderò un suo libro per ciò che mi porta a mettere in discussione non solo nei suoi personaggi ma prima di tutto e soprattutto in me stessa.

Questo è decisamente un libro da consigliare a chi non si mette mai in discussione, a chi non ha mai dubbi... vedere altre prospettive e porsi degli interrogativi a volte ridimensiona tante convinzioni.