Don't dream your life... live your dreams!

lunedì 19 agosto 2019

Recensione TI RUBO LA VITA di Cinzia Leone

Buon lunedì e buon inizio settimana. Superato il giro di boa di metà agosto si cominciano a fare i bilanci post-vacanzieri.  Avete trascorso una buona estate? Per quel che mi riguarda quando è passato Ferragosto si inizia con il conto alla rovescia per Natale! Sono eccessivamente proiettata in avanti? Forse si ma confesso, e credo sia risaputo ormai, che temo il caldo molto più di un pinguino e attendo con gioia tempi più freschi. Una delle poche cose che mi fa dimenticare l'afa è la lettura e durante questi giorni  ho avuto modo di leggere il libro di Cinzia Leone Ti rubo la vita. 


titolo Ti rubo la vita   autore Cinzia Leone  editore  Mondadori
data di pubblicazione 12 febbraio 2019    pagine  615

TRAMA - Vite rubate. Come quella di Miriam, moglie di un turco musulmano che nel 1936 decide di sostituirsi al mercante ebreo con cui è in affari, costringendo anche lei a cambiare nome e religione. A rubare la vita a Giuditta nel 1938 sono le leggi razziali: cacciata dalla scuola, con il padre in prigione e i fascisti alle calcagna, può essere tradita, venduta e comprata; deve imparare a nascondersi ovunque, persino in un ospedale e in un bordello. Nel 1991, a rubare la vita a Esther è invece un misterioso pretendente che le propone un matrimonio combinato, regolato da un contratto perfetto... Ebree per forza, in fuga o a metà, Miriam, Giuditta ed Esther sono donne capaci di difendere la propria identità dalle scabrose insidie degli uomini e della Storia. Strappando i giorni alla ferocia dei tempi, imparano ad amare e a scegliere il proprio destino. Una saga familiare piena di inganni e segreti che si dipana da Istanbul ad Ancona, da Giaffa a Basilea, da Roma a Miami, dalla Turchia di Atatürk all'Italia di fine Novecento, passando attraverso la Seconda guerra mondiale e le persecuzioni antisemite, con un finale a sorpresa. Un caleidoscopio di luoghi straordinari, tre protagoniste indimenticabili e una folla di personaggi che bucano la pagina e creano un universo romanzesco da cui è impossibile staccarsi. Cinzia Leone ha scritto un romanzo unico, generoso e appassionante, di alta qualità letteraria e innervato da un intreccio che fugge in volata, rapendo l'immaginazione del lettore. Un libro che, nella gioia della narrazione, riflette sulla storia, l'identità, la tolleranza.

RECENSIONE - Il libro di Cinzia Leone, autrice che non conoscevo, si legge con voracità; nonostante sia un bel volume di circa seicento pagine la lettura è scorrevole e intrigante. Ero molto curiosa di capire il motivo del successo che questo titolo ha  sui social e ora vi posso confermare che è del tutto meritato! In questo libro si trovano sia la trama molto ben elaborata che dei personaggi incisivi e, malgrado quel che può sembrare, tutt'altro che scontati. L'autrice scrive di un periodo che parte dal 1930 e arriva agli anni '90, dividendo il romanzo in tre capitoli e intitolandoli alle tre protagoniste principali: Miriam, Giuditta e Esther che sono unite tra loro da un legame sottile e senza tempo. L'inizio parte con il racconto su Miriam e suo marito Ibrahim, un uomo apparentemente remissivo ma ambizioso che sulla tragedia accaduta ai suoi vicini di casa riesce ad elaborare un piano per rubare loro identità e averi. In questo folle disegno coinvolge anche sua moglie Miriam e la sua figlioletta che devono assecondarlo cambiando nome, stile di vita , nazione ma soprattutto religione. Ibrahim trascina in questo vortice di falsità e menzogna la sua famiglia, ottenendo in cambio solo la sudditanza della moglie e l'inconsapevole innocenza della figlia ancora troppo piccola per capire tutto. Lui, concentrato sui suoi scopi, non si accorge del malessere e del rifiuto di Miriam, la ignora e la sottovaluta finché tutto cambia. In questo capitolo emerge la forza silenziosa di lei, il suo rifiuto verso tutto ciò che il marito ha scelto per loro. L'autrice parla con semplicità ma con tanto sentimento di vari problemi legati a quel preciso periodo storico: la sudditanza delle mogli verso i mariti, il potere del denaro e delle conoscenze e il difficile periodo storico per chi era ebreo. Tutto questo spiegato attraverso un intreccio di vite e di racconti raccontato in modo eccelso.

"Il pensiero bruciante del male che aveva già fatto alla figlia, e prima ancora alla donna che aveva sposato, per un istante lo annientò. Lo scaccio via dalla mente come uno di quegli incubi che è meglio che la notte divori per sempre. Tutto era ormai frantumato, corrotto, perduto. Ma accanto a lui c'era ancora sua figlia."

Rubare la vita di qualcuno non può esentare da ripercussioni anche pesanti, da strascichi che emergono tra le pieghe del tempo e dai risvolti di scelte scellerate. Ibrahim, o Avraham nella nuova vita, trascorre i suoi anni alla ricerca di pace, di qualcosa che lo faccia sentire una persona importante e realizzata e non solamente l'uomo fallito e privo di speranze che era e che vuole dimenticare. 
Il secondo capitolo prosegue con il racconto su Giuditta che, per salvarsi dai tedeschi, inizia una fuga verso un riparo sicuro aiutata dal suo ragazzo Giovanni ma soprattutto dal fratello Tobia. Conosce anche gente buona che li nasconde ma sono ben pochi quelli che affrontano il rischio di ospitare degli ebrei in quel periodo delirante in cui le leggi razziali stabiliscono chi vive e chi muore. Si spostano da Roma per rintracciare i nomi scritti sul foglietto che il padre affida loro prima di essere confinato. Sperano in ogni aiuto possibile per salvarsi, un credito di riconoscenza che il padre confida di riuscire a riscuotere per salvaguardare i figli. 

"Per salvarsi, Giuditta decise di fermare il tempo. E il tempo obbedì: si restrinse fino a ridursi ai soli istanti che lei rubò uno a uno. Ferocemente."   

Quando il padre liberato li ritrova, decidono di cambiare identità per sfuggire ai rastrellamenti tedeschi: vite che scompaiono a favore di finzioni indispensabili per sopravvivere. Anche sposare l'amore della sua vita richiede una dose di coraggio a Giuditta: non vuole convertirsi e diventare cristiana ma accetta di crescere i figli secondo il credo di Giovanni. sapendo che comunque lei rimarrà sempre fedele a sé stessa. Disposta a dei compromessi per amore ma mai a rinunciare ai suoi princìpi. Una figura di donna che cerca affetto e protezioni ma che chiede anche il rispetto di quello in cui crede e di quello che la vita ha modellato nel suo carattere, nel bene e nel male.
Si arriva così al racconto su Esther, e siamo nei recenti anni '90, quando questa giovane donna si ritrova a dover decidere se accettare uno strano contratto. Non una proposta di lavoro, non un accordo commerciale ma un vero documento con regole scritte  per prendere in marito un uomo che cerca una madre ebrea per i suoi figli. questa proposta la fa riflettere: può lei rinunciare ad un amore sincero a favore di un buon accordo? E chi glielo ha proposto, potrà mai suscitare in lei una tenerezza e un affetto tali da poter divenire, un giorno, amore vero? 

"Il contratto era la sua voliera. Aprire quella busta era come contarne le sbarre ad una ad una. Firmarlo era come buttare la chiave. Una volta dentro, non ci sarebbe stato quello spericolato del nonno a liberarla. Eppure, proprio come quando ci si innamora, Esther sapeva che una parte nascosta e segreta di sé desiderava quella gabbia."

Anche Esther è una donna che fa tesoro del passato, di ciò che le è stato insegnato dai suoi genitori e dalla storia; l'autrice non le risparmi di compiere errori ma la rende riflessiva e capace di mediare tra ciò che deve e ciò che vuole fare. Il finale è un tocco perfetto, scritto per emozionare e per apprezzare ancor di più il libro. Sto notando che la mia recensione è un pochino lunga e mi scuso per questo ma credo di non sapere come altro parlarvi di questo romanzo della Leone: un'opera veramente ampia per i temi toccati e per la delicatezza delle figure femminili descritte. Un vero piacere leggere queste pagine e scoprire tante cose sugli usi delle diverse religioni, sulla tolleranza tra individui anche in periodi storici difficili, della tenacia di donne che si adattano ai contesti senza mai perdere di vista sé stesse. .Una trama avvincente capace di proiettare chi legge direttamente tra i protagonisti, descrizioni ben fatte e ricercate, un racconto che non perde mai l'interesse del lettore. Promuovo senza dubbio questo libro tra i migliori della mia biblioteca e lo consiglio calorosamente a chi non si accontenta solo di una bella storia ma cerca dei contenuti di peso: il libro di Cinzia Leone lascia traccia nella mente e nel cuore di chi lo legge.

domenica 18 agosto 2019

Recensione NEL SILENZIO DELLE NOSTRE PAROLE di Simona Sparaco

Eccomi di nuovo  voi... sembra che i miei post viaggino in coppia: non è un caso, scrivo le recensioni nei momenti "freschi" di questa estate eccessivamente calda e così succede che, quando sono al pc, io trascriva i miei pensieri sui libri letti per più di una lettura. In questo mio post vi parlo di un libro emozionante e intenso, commovente e pieno di umane fragilità. Simona Sparaco ha toccato le corde sensibili del mio cuore e vi racconto perché.


titolo Nel silenzio delle nostre parole     autore  Simona Sparaco  editore DeA Planeta
data di pubblicazione 14 maggio 2019    pagine 280

TRAMA -  E' quasi mezzanotte e una nebbia sottile avvolge la metropoli addormentata. In un palazzo di quattro piani, dentro un appartamento disabitato, un frigorifero va in cortocircuito. Le fiamme, lente e invisibili dall'esterno, iniziano a divorare ciò che trovano. Due piani più in alto, Alice scivola nel sonno mentre aspetta il ritorno di Matthias, il ragazzo che ama con una passione per lei nuova e del quale non è ancora riuscita a parlare a sua madre, che abita lontano e vorrebbe sapere tutto di lei. Anche Bastien, il figlio della signora che occupa un altro degli interni, da troppi mesi ormai avrebbe qualcosa di cruciale da rivelare alla madre, ma sa che potrebbe spezzarle il cuore e non trova il coraggio. È un altro tipo di coraggio quello che invece manca a Polina, ex ballerina classica, incapace di accettare il proprio corpo dopo la maternità, tantomeno il pianto incessante del suo bambino nella stanza accanto. Giù in strada, nel negozio di fronte, Hulya sta pensando proprio a lei, come capita sempre più spesso, senza averglielo mai confessato, ma con una voglia matta di farlo. Per tutti loro non c'è più tempo: un mostro di fuoco sta per stravolgere ogni prospettiva, costringendoli a scelte estreme per colmare quei silenzi, o per dare loro un nuovo significato. Simona Sparaco indaga i momenti terribili in cui la vita e la morte si sfiorano diventando quasi la stessa cosa, e in cui le distanze che ci separano dagli altri vengono abbattute dall'amore più assoluto, quello che non conosce condizioni. Vincitore del premio DeA Planeta 2019.

RECENSIONE - La storia che Simona Sparaco racconta in questo libro prende spunto da una tragedia realmente accaduta nel 2017,  Londra, dove la Grenfell Tower bruciò le vite e i sogni di molte persone. L'autrice si ispira a quel fatto di cronaca tanto eclatante per scrivere un romanzo che parla di maternità, di legami familiari, di conflitti e di redenzioni. Tutto si svolge a Berlino dove, nello stesso stabile vivono Alice e Mathias. Lei, italiana di Tivoli, figlia di una madre apprensiva e condizionante, studia in Germania grazie all'Erasmus e da qualche settimana vive col suo ragazzo i quel palazzo dove abita anche Polina, ballerina russa che ha appena partorito un bel bimbo. Polina ha tanti dubbi, non crede di essere capace di fare la mamma e non sa vedere in Janis il figlio che lei ha generato. Lo tiene quasi a distanza forse per paura di affezionarsi, lei da sola che futuro può offrire ad una così piccola creaturina? Guarda spesso fuori dalla finestra di casa sua, con pensieri che vagano per conto loro e con idee che non prevedono ritorni; fortunatamente, in quel palazzo, sembrano esserci degli angeli e persino un pezzo di torta al cioccolato può salvare dai tentacoli di un pensiero oscuro e folle che vuole trascinarla con sè. Nel suo condominio qualcuno si è accorto di lei e del suo bambino. Non soltanto i suoi vicini la osservano, c'è anche Hulya che lavora nel nello spati lì vicino a tenerla d'occhio ma non per spiarla, solo per osservare con chi si muove, chi l'aspetta e da chi ritorna. A Hulya sembra di conoscerla così bene, di capire che ha bisogno di lei. Anche Bastien, il figlio di Naima, altra condomina in quel caseggiato affollato di anime in fermento, cerca di aiutare la madre a superare una perdita pesante e improvvisa, anche se loro due si sono persi anni fa lui capisce che non fingere di non vedere quanto lei stia lottando con i fantasmi di un passato a cui è legata e con la paura della sua condizione fisica. Ogni giorno le loro vite si srotolano tra le vie di Berlino, tra studio, lavoro, attesa di tempi migliori o proprio soltanto tra le mura di quel caseggiato che contiene non solo le loro cose ma anche le loro vite, le trattiene tra i muri e le fa filtrare solo in rumori attutiti o nei saluti scambiati velocemente in ascensore. E nel momento del bisogno si adoperano per salvarsi anche se il nemico che li attacca è di quelli feroci.

"Era commovente sapere che esisteva qualcuno, nel palazzo, e più in generale nel momdo, che aveva ancora a a cuore le sorti di una sconosciuta."

La lettura di questo libro mi ha colpita molto; possiedo credo tutti i libri che la Sparaco ha scritto ma non  li ho ancora letti. Questo è il suo ultimo e, sinceramente, lo tenevo a portata di lettura perchè la trama mi ha veramente incuriosita. Il ricordo della devastante tragedia a cui l'autrice si ispira è ancora vivo nella mia memoria, i tg ne hanno parlato tanto e tra le vittime erano presenti due giovani ragazzi italiani emigrati in cerca di un futuro migliore. Leggere quindi queste pagine così cariche di emozioni, di pensieri che fanno parte di una quotidianità "normale" di persone qualsiasi, mi ha suscitato un senso di empatia fortissimo con i personaggi. Mi sono ritrovata nelle apprensioni di Silvana, la mamma di Alice, che la chiama sempre e non riesce a dialogare con lei in modo sereno ma che la ama a modo suo. Ho provato rabbia con Naima, verso Bastien che sembra avercela con lei, volerla privare della sua libertà senza ascoltare il suo bisogno, il suo problema ad elaborare la sofferenza. Anche Polina mi ha emozionato, ho percepito la sua richiesta di aiuto per imparare a tirar fuori l'amore che prova per il suo bimbo. Si ritrova sola, senza sogni, senza compagno e con un nuovo bambino che non sa riconoscere ma che ha bisogno di lei. Ogni mamma necessita di aiuto, anche silenzioso, anche da lontano, un sostegno per non perdersi nella nuova condizione che tanto cambia la vita. Hulya che segue i bisogni di famiglia nascondendo le sue inclinazioni ma che trova il coraggio di compiere un atto eroico e di ricominciare a credere nelle scelte coraggiose fatte per sé stessa.dimostra che no bisogna mai rinnegare ciò che siamo o temere di dimostrarlo. Siamo esseri unici, intensi e, a dispetto delle differenze etniche, culturali o religiose, siamo dotati di anime che nel momento del bisogno si adoperano per gli altri senza pensarci.  Un rogo improvviso spezza le vite di persone cariche di aspettative, di sogni e di progetti, persone amate e che amano, lascia cenere e lutto che difficilmente, chi sopravvive, riesce ad elaborare. Troppo dolore spezza l'animo dei parenti, dei sopravvissuti e di chi deve continuare a vivere con il ricordo di chi non c'è più. E questo dolore io l'ho percepito attraverso le parole di Simona Sparaco, questo senso di perdita e di abbandono che lascia una tragedia simile. Un malessere che rimane anche dopo aver finito il libro. 

"Se è vero quel che diceva mia madre, che tutto ha una ragione, allora questo lutto assurdo, feroce che mi è capitato, è come un terribile schiaffo. Forse mi dovevo svegliare, Alice. Dovevo uscire dal mio corpo, come certe sere mi capita di immaginare, e vedere la mia vita sotto un'altra prospettiva, che, per la prima volta, comprende anche la tua. Comprende davvero anche te."


domenica 11 agosto 2019

Recensione QUELLO CHE NON SIAMO DIVENTATI di Tommaso Fusari

Buongiorno! Come procede la vostra estate? Spero che sia piena di buone letture e tantissimo relax! La mia, per ora, continua ad essere principalmente caldissima e fatico a trovare la giusta quiete che vorrei quando leggo. Allora mi adatto... e leggo libri belli per dimenticare l'afa!



titolo Quello che non siamo diventati  autore  Tommaso Fusari  editore  Mondadori
data di pubblicazione   9 luglio 2019    pagine  262 pagine

TRAMA - «Andrà tutto bene, Michael.» «E come fai a dirlo, Sara? Prevedi il futuro?» «Non prevedo il futuro, ma siamo insieme, no?» Mi volto verso il campo di cocomeri e le vigne, che avevamo attraversato per arrivare alla recinzione. Non c'è nessuno all'orizzonte. «E se andasse tutto male?» «Be', restiamo insieme.» «Sempre?» «Per tutta la vita.» Una promessa fatta da bambini, calda e rassicurante come una carezza, come un abbraccio quando fuori fa tanto, tanto freddo. Un fratello e una sorella, Michael e Sara, che una volta erano inseparabili e ora sono quasi due estranei, due che, pur abitando sotto lo stesso tetto, si sfiorano appena. E, nel mezzo, la vita, fatta di momenti belli ma anche brutti, momenti in cui tutto può andare avanti, oppure può interrompersi bruscamente. Momenti che arrivano inaspettati per dirti che tutto deve cambiare. Anche se non vuoi, anche se non sei pronto. E a quel punto, poco importa come, tu devi trovare un modo per andare avanti. E questo hanno fatto Sara e Michael. Ognuno per conto proprio, però. Lei attenta a non far trapelare il dolore che le si appiccica alle ossa, agli occhi, ai battiti cardiaci e che le fa mancare l'aria, e a controllare sempre tutto, a non lasciarsi sfuggire niente, in un ingenuo tentativo di tenere ogni cosa in equilibrio. Lui in balia di ciò che accade, senza trovare mai la forza di avere un orientamento, col cuore imbottito di hashish e la testa di sogni infranti. Entrambi sempre più estranei, e lontani l'uno dal cuore dell'altra. Ma a un certo punto però qualcosa, o meglio qualcuno, irrompe nella loro vita facendo vacillare il loro piccolo mondo cristallizzato, fatto di giorni sempre uguali, silenzi, muti rimproveri, possibilità sospese, distanze che diventano siderali e ricordi sbiaditi. Di nuovo, Michael e Sara sono di fronte a qualcosa che potrebbe stravolgere la loro esistenza. E se soltanto smettessero di vivere ogni cambiamento come una crepa dalla quale possono entrare solo cose brutte, forse potrebbero riprendere il cammino interrotto tanti anni prima, trovare il modo di tornare a respirare, a credere nel futuro, e, magari, infine, ritrovarsi.

RECENSIONE - Quello che siamo diventati è il secondo libro scritto da Tommaso Fusari e, dopo Tempi duri per i romantici che mi ha fatto piangere come nient'altro prima, non potevo non leggerlo subito. E' uscito in libreria lo scorso 9 luglio ma ho dovuto tenerlo in attesa proprio pochi giorni, il tempo di concludere altre letture in corso e poi me lo sono proprio divorato. 
Tommaso è uno scrittore giovanissimo e io trovo, comunque, la sua scrittura molto matura  Nelle storie che ci racconta riesce a farci sentire quasi "fisicamente" le emozioni dei suoi personaggi, ci mette al loro fianco e noi lettori percepiamo tutte le sfumature che lui descrive. Prima con Stefano e Alice e ora con Michael e Sara e Lola non leggiamo una storia... la stiamo vivendo attraverso le parole dell'autore. Questo è il primo mio pensiero su Fusari e i suoi libri: ci prende il cuore in ostaggio già dalle prime pagine e ce lo riconsegna stritolato alla fine dei suoi romanzi. 

"La vita non può e non deve essere una metafora. Tutti abbiamo bisogno di un posto in cui tornare, reale, fatto di muri, o con un certo profumo."

Qui la storia racconta di Michael e Sara, due fratelli rimasti orfani troppo presto, che sopravvivono grazie all'affetto che li lega l'uno all'altra e alla loro nonna che li aiuta a non cedere. La vita però riserva sempre delle svolte e succede che i due fratelli si perdono tra i fili intricati della quotidianità, delle scelte sbagliate, degli obiettivi falliti e del dolore provocato da perdite sempre impreviste. Ma l'amore, quello vero, non  evita i momenti difficili ma  aiuta a non soccombere sotto il loro peso e  tiene a galla quando sembra che gli ostacoli  trascinino verso il fondo come la zavorra più pesante. Ed è amore vero anche quello che unisce Michael e Sara, due anime spezzate e provate tanto duramente ma che, grazie ai loro ricordi e a quel filo tessuto a doppia trama che li lega, riescono a salvarsi l'un l'altra. Il senso di inquietudine di Michael e la tenacia di Sara passano chiaramente attraverso le prime pagine del romanzo tanto che ho quasi l'impressione di partecipare di persona agli eventi delle loro vite. Il dolore, la solitudine, la rabbia che provano i due ragazzi sono descritti così bene che sono punti fondamentali e trainanti del libro e caricano di emozioni contrastanti i lettori:  è impossibile non sentirsi coinvolti nel tormento che stanno affrontando e farsene quasi carico, non sentire la tenerezza che servirebbe per consolare i due fratelli, per avvolgerli di affetto e dire loro che tutto si sistemerà. Tommaso, con l'uso sapiente delle parole, descrive momenti rabbiosi, duri, che lasciano ferite fisiche e psicologiche ma riesce a non far prevalere lo sconforto, la rassegnazione e l'abbandono.

"Nella vita crediamo di poter essere autosufficienti. Crediamo di poterci bastare da soli perché come dice qualcuno, nasciamo  soli e soli ce ne andremo, ma non è sempre così. Ci sono momenti in cui abbiamo bisogno di una mano in più. (...) Di qualcuno che aggiunga qualcosa alla nostra vita."

In Quello che non siamo diventati trovo che il messaggio da evidenziare sia quello di non isolarsi, di contare su chi si ama per trovare un appoggio e attraversare imprevisti e di ricordare sempre che nessuno si salva da solo. Abbiamo bisogno di qualcuno al nostro fianco, come Michael e Sara; loro hanno riscoperto il loro essere fratelli ma anche il rapporto genitori-figli o tra innamorati serve a condividere e a sopravvivere alle incredibili variabili della vita. Una vecchia foto, un ricordo condiviso e persino un buon piatto di spaghetti al pomodoro alleviano i dolori e le difficoltà di ogni giorno. Un libro che spiega, con grande compostezza, quanto dura può essere la vita e i suoi eventi ma che, con il giusto cuore accanto, nulla può spaventare. Grazie a Tommaso Fusari per non aver tradito le mie aspettative con il suo nuovo libro e, nonostante i lucciconi agli occhi, consiglio veramente a tutti di leggere quello che racconta con grande maestria. 

venerdì 26 luglio 2019

Recensione PICCOLE GRANDI BUGIE di Liane Moriarty

Buongiorno! Vi capita di leggere un libro da cui è stata tratta una serie tv ma di leggerlo dopo aver visto il telefilm? Ritrovate il piacere della lettura oppure il deja-vu vi rovina tutto? E i personaggi ve li figurate con il volto degli attori della serie? Spero di non  essere l'unica a cui capita perché in questo caso è stato davvero un sovrapporsi di sensazioni tra ciò che leggo e ciò che conosco. Il libro protagonista di oggi è Piccole Grandi Bugie di Liane Moriarty da cui è stata tratta la serie tv Big Little Lies.



titolo Piccole grandi bugie    autore Liane Moriarty     editore Mondadori
data di pubblicazione  28 febbraio 2017     pagine 428

TRAMA - Una cittadina di provincia come tante, fatta di villette, giardini con i giochi e piscine gonfiabili, famiglie sorridenti, madri che chiacchierano all'uscita della scuola. Un luogo in cui è spontaneo conversare con i vicini e trovarsi per una grigliata dietro casa nei pomeriggi estivi. E facile per Madeline, Celeste e Jane diventare amiche. Anche se non potrebbero essere più diverse, e non possono dire di conoscersi davvero. Madeline è divertente e caustica, si ricorda tutto e non perdona nessuno. Il suo ex marito si è appena trasferito con la giovane moglie e la figlioletta nelle vicinanze e, quel che è peggio, la sua primogenita adolescente è già totalmente conquistata dalla nuova matrigna. Com'è possibile? si tormenta Madeline. Celeste è quel genere di bellezza che tutti si voltano a guardare quando cammina per la strada, ha due gemelli e un marito adorabile e bello quanto lei, sono ammirati da tutti, specialmente dai genitori della scuola dei figli. Tanta fortuna non potrebbe avere un prezzo? E quanto sarebbe disposta a pagare, si domanda Celeste. E poi c'è Jane, che si è appena trasferita in città. Una mamma single provata da un passato di tristezze, piena di dubbi e segreti che riguardano suo figlio. Madeline e Celeste prendono subito Jane sotto la propria ala protettrice, senza capire quanto il suo arrivo, e quello del suo imperscrutabile bambino, stia per cambiare per sempre le loro vite. Senza rendersi conto che a volte sono le bugie più piccole, quelle che raccontiamo a noi stessi per sopravvivere, che possono rivelarsi le più pericolose...

RECENSIONE -  In questo libro Liane Moriarty racconta, principalmente di una morte su cui indagare e, per farlo, tesse la trama in cui ci parla di Madeline, Jane e Celeste: Tre mamme che si incontrano portando i figli a scuola e diventano amiche, così amiche da condividere segreti, drammi e bugie. Madeline è la più convinta di tutte loro: ogni cosa assume forma di battaglia per lei che si divide tra figli, marito ed ex-marito e nuova compagna dell'ex. Poi c'è Jane, mamma single di un bimbo speciale, che combatte contro un ricordo tremendo da cui vuole liberarsi per vivere finalmente una vita serena. E c'è Celeste, mamma perfetta: sposata, ricca con due gemelli adorati da lei e da suo marito Perry. Celeste che tutti invidiano ma che, dentro le mura di casa, vive conflitti atroci e si chiede sempre se ciò che le capita sia colpa sua. 

"Come potevano ammettere davanti ad un estraneo ciò che accadeva nel loro matrimonio? L'indecenza di quella situazione. La bruttezza del loro comportamento. Erano una bella coppia..(...) Era scortese ed ingrato che si comportassero in quel modo."

Troviamo, tra le pagine, il racconto di violenze domestiche, inganni, invidie e gelosie ma anche episodi di generosità e di amicizia veramente speciali, belli soprattutto perché, questi slanci, accadono tra donne e sono sempre rari! Le tre amiche sopravvivono, a loro modo, alle difficoltà che il mondo ignora ma che causano tristezza e infelicità. Unite, all'inizio solo dal fatto che i figli condividono la scuola e poi dall'affinità che scoprono tra loro, si coalizzano per superare invidie, fatiche e problemi pratici come un albero genealogico da fare all'ultimo secondo per scuola! Come ho scritto sopra, la vicenda che aleggia per tutto il libro è questo misterioso omicidio di cui non si sa nulla, a parte le testimonianze che vengono riportate in ogni inizio o fine capitolo. Bravissima l'autrice a tenerci sulle spine fino alla fine, con un colpo di scena splendido e inaspettato ci svela una serie di interrogativi che il lettore si porta a corredo fin dalle prime righe del romanzo. 

"Aveva progettato di raccontare loro i fatti, ma non di mettere a nudo a sua anima: Avrebbe conservato la sua dignità. Avrebbe mantenuto al sicuro un pezzetto di sé. In quel momento, però , la invase improvvisamente un desiderio appassionato di condividere tutto, di raccontare la verità nuda e cruda, di non tenere niente per sé."

I segreti, le apparenze, gli status sociali non aiutano mai a unire ma, molte volte, tracciano dei confini precisi entro cui si formano i gruppi, le alleanze o le antipatie che  poi regolano i comportamenti di persone che dovrebbero soltanto riuscire a convivere civilmente. Per quanto possa sembrare esagerato, leggendo questo libro, mi sono tornate alla mente molti delle dinamiche che vedo e vivo nei gruppi di genitori a scuola delle mie figlie. Non esagero quando dico che, in quel contesto, le persone tirano fuori il peggio di sé  quando lo scopo dovrebbe essere unicamente il raggiungimento di un clima benefico per i ragazzi e chi lavora con e per loro. Ovviamente il libro è molto più ampio, il tema delle violenze domestiche è dolorosamente trattato ma in modo consapevole, rende benissimo conto del disagio e del senso di colpa che logora più le vittime che i carnefici. Assurdamente attuale questo tema, purtroppo, e riconosco la sensibilità dell'autrice che ha saputo parlarne mescolandoci la leggerezza e l'ironia di alcune situazioni quasi divertenti e comiche. Un libro che racconta quanto sia facile farsi fuorviare da un'immagine di perfezione, di apparenza senza vedere le sfumature che possono essere racchiuse in uno sguardo, in un livido goffamente nascosto, in qualche bugia palesemente troppo menzognera.  Ma le verità sono scomode... e una volta svelate niente può essere uguale a prima.





giovedì 25 luglio 2019

Recensione NINFA DORMIENTE di Ilaria Tuti

Oggi scrivo! Il tempo passa veloce nonostante il caldo e, per la challenge Dalle 3 Ciambelle devo indovinare il titolo e leggere il libro suggeritomi con indizi nel gioco dell'Iimpiccato e io mi cimento con il nuovo di Ilaria Tuti sperando di raggiungere l'obiettivo in modo esatto!



titolo Ninfa dormiente   autore Ilaria Tuti    editore  Longanesi
data di pubblicazione 27 maggio 2019     pagine 478

TRAMA - "Li chiamano «cold case», e sono gli unici di cui posso occuparmi ormai. Casi freddi, come il vento che spira tra queste valli, come il ghiaccio che lambisce le cime delle montagne. Violenze sepolte dal tempo e che d'improvviso riaffiorano, con la crudele perentorietà di un enigma. Ma ciò che ho di fronte è qualcosa di più cupo e più complicato di quanto mi aspettavo. Il male ha tracciato un disegno e a me non resta che analizzarlo minuziosamente e seguire le tracce, nelle valli più profonde, nel folto del bosco che rinasce a primavera. Dovrò arrivare fin dove gli indizi mi porteranno. E fin dove le forze della mia mente mi sorreggeranno. Mi chiamo Teresa Battaglia e sono un commissario di polizia specializzato in profiling. Ogni giorno cammino sopra l'inferno, ogni giorno l'inferno mi abita e mi divora. Perché c'è qualcosa che, poco a poco, mi sta consumando come fuoco. Il mio lavoro, la mia squadra, sono tutto per me. Perderli sarebbe come se mi venisse strappato il cuore dal petto. Eppure, questa potrebbe essere l'ultima indagine che svolgerò. E, per la prima volta nella mia vita, ho paura di non poter salvare nessuno, nemmeno me stessa".

RECENSIONE - Ninfa dormiente è il secondo libro di Ilaria Tuti e dopo il suo Fiori sopra l'Inferno temevo che non riuscisse ad eguagliarne la bellezza ma mi sbagliavo! La protagonista rimane sempre Teresa Battaglia, commissario esperto nel risolvere i "cold case", vecchi casi che rimangono irrisolti ma che, alla luce di nuove prove o testimonianze, lei e la sua squadra cercano di risalire ai colpevoli. In questo nuovo romanzo il caso riguarda un quadro, la Ninfa dormiente, quando si scopre che è dipinto col sangue vengono incaricati la Battaglia, Marini e il resto della squadra che si mettono alla ricerca di indizi e colpevoli. Una storia che agguanta allo stomaco e non molla la presa, fino alla fine, fino all'ultima riga.

"Massimo sentiva rabbia, ma solo verso sé stesso. Per quello che provava. Per quello che non provava. Per essersi scoperto così diverso da come avrebbe voluto essere."

Adoro la Tuti, una vera maestra nel descrivere i luoghi dove si svolge la storia -le sue adorate montagne friulane- così precisa che sembra di esserci lì, in mezzo a loro, durante le indagini in esterna. Sembra di sentire i profumi dei boschi e di percepirne i segreti nascosti tra i rovi e le pietre della valle, una capacità notevole di incollarci alle pagine del libro e di portarci proprio dove vuole. Io ho pensato più volte di aver capito, di aver risolto il caso e ho anche le motivazioni per giustificare il mio ragionamento ogni volta ma, con sorpresa, il finale è davvero sorprendente. 

"Anche la paura che provava era nuova: si era chiesta per tutta la notte se il sospetto di essere seguita fosse in realtà un effetto della malattia che la stava trasformando in una persona a lei sconosciuta. 
Fobie, paranoie, manie: era questo ciò che restava del suo futuro prima che l'Alzheimer cancellasse ogni emozione e ogni ricordo?"

Il commissario Battaglia è il personaggio chiave, per me, quello che trasmette più emozioni mentre si trova a dover gestire il suo lavoro, le sue malattie e la sua vita privata con  sentimenti che la rendono "umana e fragile". Anche Massimo Marini, il suo vice, questa volta è alle prese con vicende che lo fanno crescere, Teresa lo affianca e lo sostiene spronandolo a diventare uomo, a superare i suoi limiti e la sua fragilità che ha radici ben radicate e coltivate dal tempo trascorso cercando di ignorarle. Ora, con l'aiuto di Teresa prova ad affrontare tutto, un passo alla volta, per liberarsi da incubi e insicurezze. 

"Era la spinta alla vita, così possente in gioventù, a distogliere dalle miserie del passato."

Un viaggio nel tempo il libro della Tuti: quella misura che nasconde misteri e che offre redenzione ma che va affrontata, risolta e superata per dare la possibilità alla vita di procedere. Teresa, Massimo, la Ninfa e chi le gira intorno  devono fare i conti col tempo, con la paura per ciò che è stato e per quello che sarà e rimettere le tessere al loro posto, per dare la luce giusta alle cose che vivono e per trovare, finalmente, pace. Un testo da leggere senza farsi prendere dalla smania di correre verso l'ultima pagina -come ho fatto io invece- perché ci sono le sfumature, le sensazioni, le emozioni che la Tuti trasmette scrivendo, da raccogliere e da portare come ricordo a libro finito. Io ho con me, qui in un punto preciso del mio cuore, lo smarrimento di Teresa, il suo terrore al pensiero di perdere i ricordi. La memoria è fondamentale, nel suo lavoro come nella vita di chiunque, non riconoscere persone o cose o momenti vuol dire non sapere più chi siamo e chi amiamo ed è devastante pensare che possa accadere. Questa è anche una delle mie più grandi paure,  troppi me conosco purtroppo a cui è accaduto e vedere lo smarrimento loro e dei familiari lascia sgomenti.
Teresa Battaglia insegna anche a non darsi per vinti, a non cedere alla rassegnazione anche quando sembra non rimaner altro da fare e con la sua squadra ormai fanno famiglia... una famiglia che affronta e supera, in qualche modo, tutto ciò che si mette di traverso nel loro quotidiano.
Un libro, Ninfa dormiente, molto più "umano" del precedente, molto più focalizzato sui protagonisti che sul giallo da risolvere, secondo me, ma sempre un grandissimo lavoro di studio dell'autrice sotto il profilo geografico e storico e soprattutto psicologico per tessere una trama così equilibrata e incisiva.

"A dispetto del passato. Nonostante l'età. Al di là della vita che si era scelta, al di là di quella che non si era scelta, Teresa Battaglia era -e sempre sarebbe stata- una Madre."

mercoledì 24 luglio 2019

Questa volta leggo... IL SOGNATORE di Laini Taylor

Buongiorno! In questo afoso e umido luglio le mie letture proseguono spedite ma scarseggia la voglia di stare al computer per aggiornare il blog, visto che si trova in un punto molto caldo di casa mia. Cerco di superare le mie difficoltà stagionali e oggi vi racconto di un libro letto ultimamente


Per la rubrica Questa volta leggo... nel mese di luglio la richiesta è  di scegliere un libro che leggeresti solo d'estate e qui io devo fare una premessa doverosa: io non divido le mie letture in base alle stagioni, vado molto liscia e se mi piace qualcosa lo leggo e basta. Non vado in vacanza quindi nemmeno i libri da mettere in valigia sono qualcosa a cui penso. Come ho già letto da altre mie "colleghe" lettrici anche io non ho trovato una lettura che rispetta rigorosamente la richiesta del mese in corso, ho scelto solo un genere che forse non è il mio preferito. Spero di essere comunque in regola.
Il libro protagonista è Il sognatore di Laini Taylor che mi serve anche per la challenge Dalle 3 Ciambelle per il vincolo Animale in copertina.


titolo  Il sognatore    autore  Laini Taylor       editore  Fazi
data di pubblicazione  5 luglio 2018    pagine  524 

TRAMA -  È il sogno a scegliere il sognatore, e non il contrario: Lazlo Strange ne è sicuro, ma è anche assolutamente.certo che il suo sogno sia destinato a non avverarsi mai. Orfano, allevato da monaci austeri che hanno cercato in tutti i modi di estirpare dalla sua mente il germe della fantasia, il piccolo Lazlo sembra destinato a un'esistenza anonima. Eppure il bambino rimane affascinato dai racconti confusi di un monaco anziano, racconti che parlano della città perduta di Pianto, caduta nell'oblio da duecento anni: ma quale evento inimmaginabile e terribile ha cancellato questo luogo mitico dalla memoria del mondo? I segreti della città leggendaria si trasformano per Lazlo in un'ossessione. Una volta diventato bibliotecario, il ragazzo alimenterà la sua sete di conoscenza con le storie contenute nei libri dimenticati della Grande Biblioteca, pur sapendo che il suo sogno più grande, ossia vedere la misteriosa Pianto con i propri occhi, rimarrà irrealizzato. Ma quando un eroe straniero, chiamato il Massacratore degli Dèi, e la sua delegazione di guerrieri si presentano alla biblioteca, per Strange il Sognatore si delinea l'opportunità di vivere un'avventura dalle premesse straordinarie.

RECENSIONE -  Il libro di Laini Taylor fa parte del genere Fantasy e io, confesso umilmente, non  leggo molti titoli di questo filone letterario ma questo mi incuriosiva così tanto che ho già acquistato sia il primo che il secondo della serie. La storia vede come protagonista principale Lazlo Strange, un giovane cresciuto dai monaci nel regno di Zosma, un piccolo orfano che crede nelle favole e ai sogni e che, diventato giovanotto trova lavoro come bibliotecario presso la Grande Biblioteca, l'impiego perfetto per stare in mezzo agli amati libri. Lo appassiona anche tutto ciò che riguarda la città scomparsa di Pianto... i misteri e le leggende che la circondano lo incuriosiscono moltissimo. 

"... maestro Hyrrokkin riassunse la sua lezioncina <<La vita non ti capiterà addosso, ragazzo>>, disse. <<Sei tu che devi farla capitare. Ricorda: lo spirito diventa abulico quando trascuri le passioni>>".

Un giorno a Zosma arriva un gruppo di persone che gli parlano della possibilità di ritrovare la città perduta e può lui lasciarsela sfuggire? Laslo parte con Eril-Fane per aiutare il gruppo a rinverdire i fasti di Pianto e a svelarne i misteri anche grazie al potere dei sogni che lui conosce molto bene. Devo far presente che partivo un po' scettica rispetto a questo libro: credevo che fosse decisamente sopravvalutato e invece mi sono dovuta ricredere. I personaggi che la Taylor racconta sono dei veri e propri "miti", perfetti nell'incarnare quello che l'autrice intende fare di loro. Troviamo il "rovescio" di Laslo, Thyon Nero: cattivo, perfido, arrogante e profondamente crudele tanto quanto Lazlo è umano e buono. Troviamo Sarai, la giovane blu, la musa che nasconde dolore e sofferenza. E poi ci sono Ruby, Minya e Feral.  Ma è il Sognatore a tracciare la via verso le risposte che cerca da sempre... chi è veramente Lazlo?

"Un uomo dovrebbe avere le zampe di gallina per aver scrutato troppo l'orizzonte" , aveva detto il vecchio bibliotecario, "non soltanto per aver letto con poca luce".

 Raccontarvi di più  della trama ruberebbe la sorpresa a chi non ha ancora letto il libro e chi invece lo conosce sa benissimo con quanta curiosità si divorano le pagine rapiti dalla scrittura della Taylor. Ogni pagina è un susseguirsi di emozioni che partono lente nella prima fase per poi crescere sempre più riga dopo riga. Il mondo onirico che l'autrice descrive mi ha lasciata senza parole... io credo molto nei sogni e nel loro potere (che per qualcuno magari non esiste ma sono certa che, anche solo donando un sorriso ripensandoci, il sogno migliora le nostre giornate) e Laini ne esalta i significati in questo libro. Trovo che la magia che avvolge i personaggi sia qualcosa di raro che rende tutto uniforme alla trama, una bravura da riconoscere sicuramente all'autrice. Impossibile non appassionarsi alle vicende di Lazlo, a non parteggiare per lui e a non disprezzare Thyon! La narrazione non perde mai la sua intensità e tiene il lettore in costante tensione, la giusta sensazione che dovrebbe donare un buon libro di fantasy. Direi che allora questo libro merita davvero un giudizio positivo perchè ha convinto pure me che non sono proprio una vera amante del genere. Sono sicura che molto lo si deve ai messaggi che la Taylor lancia dalle pagine del Sognatore: mai smettere di credere nei sogni e nel loro potenziale, cercare sempre di tirare fuori il nostro vero io e soprattutto dare valore ai libri! E io, questi pensieri, li sottoscrivo in pieno tutti! Mi piace davvero tanto trovare dei libri che rinforzano quelli che sono i miei convincimenti, le cose a cui tengo e i pensieri che approvo; una lettura m deve lasciare anche degli spunti su cui riflettere oltre che il ricordo di una bella trama o dei personaggi avvincenti. Con Il sognatore ritrovo tutto questo oltre ogni aspettativa e non ci contavo molto quindi sono proprio soddisfatta di averlo scelto e spero di riuscire ad incastrare il seguito tra le mie prossime letture!

"L'azoto distillato dal mio spirito non ha avuto alcun effetto. Quindi te lo chiedo ancora una volta, Lazlo Strange... Chi sei tu?"

Aspetto le vostre opinioni e vi lascio il calendario per il mese di luglio... altri libri interessanti vi aspettano! A presto.


domenica 30 giugno 2019

Questa volta leggo UN CASO SPECIALE PER LA GHOSTWRITER di Alice Basso

Oggi vi presento un libro di quelli che io considero "del cuore", Alice Basso è da un pezzo ormai un'autrice di peso nella mia libreria e la sua Vani Sarca è diventata un'amica. Quindi, sapendo che questo è l'ultimo libro della serie, leggerlo è diventata una devastante sofferenza... ma niente di tutto questo scalfisce la bravura di Alice nel raccontarci Un caso speciale per la ghostwriter. 


Il libro di Alice basso è uscito nei primi giorni di maggio e io l'ho ricevuto subito perché l'ho preordinato ma ho aspettato a leggerlo solo per vedere di inserirlo nelle letture per la Challenge - versione estiva delle adorate Tre Ciambelle LauraLaura e Stefania
Con questo post partecipo anche alla rubrica Questa volta leggo... ideata e curata da Chiara  e  Dolci che chiede per il mese di giugno di leggere un libro con una persona in copertina e direi che  con questa ci siamo!


titolo Un caso speciale per la ghostwriter    autore Alice Basso     editore  Garzanti
data di pubblicazione 2 maggio 2019     pagine  378


TRAMA - Per Vani le parole sono importanti. Nel modo in cui una persona le sceglie o le usa, Vani sa leggere abitudini, indole, manie. E sa imitarlo. Infatti Vani è una ghostwriter: riempie le pagine bianche di scrittori di ogni genere con storie, articoli, saggi che sembrino scaturiti dalla loro penna. Una capacità innata che le ha permesso di affermarsi nel mondo dell'editoria, non senza un debito di gratitudine nei confronti dell'uomo che, per primo, ha intuito la sua bravura: Enrico Fuschi, il suo capo. Non sempre i rapporti tra i due sono stati idilliaci, ma ora Vani, anche se non vorrebbe ammetterlo, è preoccupata per lui. Da quando si è lasciato sfuggire un progetto importantissimo non si è più fatto vivo: non risponde al telefono, non si presenta agli appuntamenti, nessuno sa dove sia. Enrico è sparito. Vani sa che può chiedere l'aiuto di una sola persona: il commissario Berganza. Dopo tante indagini condotte fianco a fianco, Vani deve ammettere di sentirsi sempre più legata all'uomo che l'ha scelta come collaboratrice della polizia per il suo intuito infallibile. Insieme si mettono sulle tracce di Enrico. Tracce che li porteranno fino a Londra, tra le pagine senza tempo di Lewis Carroll e Arthur Conan Doyle. Passo dopo passo, i due scoprono che Enrico nasconde segreti che mai avrebbero immaginato e, soprattutto, che ha bisogno del loro aiuto. E non solo lui. Vani ha di fronte a sé un ultimo caso da risolvere e fra le mani, dalle unghie rigorosamente smaltate di viola, le vite di tutte le persone cui ha imparato a volere bene.

RECENSIONE -  Vani Sarca è una ghostwriter, scrive libri di qualsiasi genere per autori famosi che non riescono più ad offrire i loro scritti con regolarità o con brillante capacità per non perdere i loro lettori. Vani ha una gran dote: un''empatia  talmente spiccata che quando scrive o pensa sembra che le parole o i pensieri escano direttamente dalla mente o dalla penna di altri. Lei riesce ad immedesimarsi benissimo nel sentire e nel provare pensieri ed emozioni e capisce alla svelta quello che le persone provano. Il suo successo come ghostwriter le assicura la stima del suo capo e le sue abilità le consentono di collaborare persino con un commissario! E che commissario...   proprio con Berganza che abbiamo imparato a conoscere come Vani in questi cinque capitoli scritti da Alice Basso. In questo ultimo libro però le cose per Vani sono diverse: prima di tutto lei è diversa perchè più sensibile, più docile in un certo senso, meno pronta a sbandierare il suo motto  "se solo me ne fregasse qualcosa". Questa volta  non riesce a sottovalutare la scomparsa del suo capo, lo stesso che discuteva immancabilmente con lei per ogni cosa, quello che la faceva entrare in ufficio dal retro per non "bruciare" i suoi autori di bestseller. Vani sente che è una situazione strana, percepisce che qualcosa da risolvere sotto strati di ricordi può aver costretto Enrico Fuschi a sparire. E non esiste che Vani accetti una situazione del genere senza indagare, aiutata dal commissario Berganza nella nuova veste di compagno di vita oltre che di lavoro. La storia da dipanare è piena di sorprese, di colpi di scena e di divertenti siparietti che bisogna leggere per gustarli appieno. Non mancano però tante emozioni, quelle che colpiscono il cuore quando a parlare sono gli amici o persone comunque care e scopriamo quindi che anche Enrico Fuschi ha dei segreti, delle fragilità e delle cose da risolvere. Raccontarvi cosa questo libro abbia lasciato in me è difficile: come posso spiegarvi il fatto che Vani mi sembra una di famiglia? Come faccio a descrivervi le sensazioni che mi accompagnano scorrendo le parole che escono dalla sua bocca in questo libro, sapendo che sarà l'ultimo della serie? Come vi giustifico il nodo allo stomaco che sento leggendo le ultime righe? Alice Basso, nei suoi libri, con i suoi personaggi ci ha donato degli amici un pochino originali e particolari ma che catturano e che diventano di famiglia. Ecco, proprio così mi sento alla lettura dell'ultima riga nell'ultima pagina... come chi saluta un amico fraterno prima di un lungo viaggio. Si sa che i ricordi da condividere sono tanti, belli e divertenti ma si è anche consapevoli che non si ha la certezza di un ritorno. E io mi commuovo, e piango. Vani è tosta, Vani ha coraggio, Vani fa la dura ma ha un cuore infinito e chi lo capisce trova in lei un porto sicuro per ripararsi dalle tempeste della vita e io ringrazio la sua autrice per aver scritto così bene, per aver scritto di Vani e per aver avuto il coraggio di scrivere una così bella storia per farcela salutare così da averne sempre un bel ricordo nel cuore. Raramente i romanzi a puntate riescono a tenere alto il gradimento. vuoi per sfilacciamento delle storie, vuoi per un allungamento forzoso delle situazioni che magari esce male dal numero di libri, vuoi per l'esaurimento creativo dell'autore ma con la Basso tutto ciò non succede, i suoi libri si leggono tutti in un fiato e si tengono nella mente e nel cuore, imparando anche ad apprezzare la buona letteratura  visti i tanti riferimenti letterari che inserisce tra le righe. Un libro, anzi dei libri che posso caldamente consigliare di leggere a tutti perchè creano dipendenza, eh si, e anche perchè una come Vani la dovremmo avere tutti o come amica o in famiglia:  onesta e sincera come pochi sanno essere anche se magari un pizzico troppo diretta!
Auguro ad ognuno di voi una buona estate e tante buone letture!


Vi lascio il calendario con le altre recensioni uscite nel mese di giugno, passate a leggerle perchè scoprirete tante letture interessanti. e speriamo che arrivi un pochino di fresco per leggere con più piacere.  Ciao...