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martedì 20 novembre 2018

Recensione RESTO QUI di Marco Balzano

Buon pomeriggio! Finalmente oggi è un giorno di calma, speriamo non apparente, in cui riesco a sedermi al computer e scrivere la mia recensione sul libro di Marco Balzano Resto qui. Questo libro è il mio titolo imposto questo mese per la  mia challenge librosa preferita.


titolo   Resto qui        autore  Marco Balzano       editore   Einaudi
data di pubblicazione   20 febbraio 2018            pagine   180


TRAMA -  L'acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale si trovano i resti del paese di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e di lacerazioni: un posto in cui nemmeno la lingua materna è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. Quando Mussolini mette al bando il tedesco e perfino i nomi sulle lapidi vengono cambiati, allora, per non perdere la propria identità, non resta che provare a raccontare. Trina è una giovane madre che alla ferita della collettività somma la propria: invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia. Da allora non ha mai smesso di aspettarla, di scriverle, nella speranza che le parole gliela possano restituire. Finché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace. E così, mentre il lettore segue la storia di questa famiglia e vorrebbe tendere la mano a Trina, all'improvviso si ritrova precipitato a osservare, un giorno dopo l'altro, la costruzione della diga che inonderà le case e le strade, i dolori e le illusioni, la ribellione e la solitudine. Una storia civile e attualissima, che cattura fin dalla prima pagina.

RECENSIONE - Questo libro racconta una storia, quella della piccola città di Curon e della sua gente, prima che una diga in costruzione devii l'acqua fino a coprire case, storie e futuro di quegli abitanti e Trina, voce narrante e protagonista, scrive per la figlia un diario in cui  racconta ciò che succede in sua assenza... La vita a Curon, paesello sudtirolese, scorre tranquilla e i racconti di Trina iniziano a parlarci di lei e del ragazzo per cui prova una forte simpatia. Piano piano questa simpatia si trasforma in qualcosa di più e la famiglia di Trina non vuole che circolino pettegolezzi inutili quindi il matrimonio è scontato. Trina ed Erich si sposano, lei insegna di nascosto ai bimbi del paese e Erich lavora nei campi. Arrivano i figli, un maschio e una femmina, ma Trina ama particolarmente la piccola Marica: riversa su di lei amore materno e sogni per il futuro che spera migliore almeno per la figlia. Il tempo passa e arriva il duro presagio di qualcosa di terribile. I tedeschi propongono agli abitanti del posto di passare al Reich ma la popolazione si divide: chi vede un'opportunità di riscatto vorrebbe partire e chi invece non tradisce le proprie radici sceglie di rimanere nonostante tutto. 

"Ci eravamo abituati a non essere più noi stessi. la nostra rabbia cresceva, ma i giorni correvano veloci e il bisogno di sopravvivere la trasformava in qualcosa di debole e sfibrato. Simile alla malinconia, diventava la nostra rabbia, non esplodeva mai."


La guerra arriva anche lassù, tra i monti, Trina ed Erich scappano nei boschi per evitare di dover partecipare al massacro che si prospetta; non è una fuga ma è una prova di vera sopravvivenza alle atrocità, alla fame e al dolore. Al termine del conflitto i due sposi tornano al paese e, dopo la guerra, devono assistere agli espropri e all'esodo della gente compaesana: riapre il cantiere della diga e il futuro di Curon è segnato. Il campanile emerge dalle acque che sommergono il paese, niente altro rimane a ricordare chi ci viveva e chi ci lavorava. Tutti sradicati dalle loro abitazioni ma anche dal loro posto nei monti, quei monti che offrono riparo e conforto a chi li rispetta.


"Li osservo e mi sforzo di comprendere. Nessuno può capire cosa c'è sotto le cose. Non c'è tempo per fermarsi e dolersi di quello che c'è stato quando non c'eravamo. Andare avanti è l'unica direzione concessa. Altrimenti Dio ci avrebbe messo gli occhi di lato, come i pesci."

L'uomo che cerca solo profitto e speculazione, rovinando una vallata e infischiandosene delle conseguenze, accelera soltanto il pauroso degrado e lo scempio delle amate montagne. Trina ed Erich, gente montanara abituata al sacrificio, cercano in tutti i modi di salvare la loro famiglia e anche il loro paese. Gli eventi non li aiutano: Trina scrive per non soccombere al doloroso strappo subìto da sua cognata, si aggrappa all'insegnamento come unica via per superare la mancanza di sua figlia. Una terribile esperienza per una madre. Erich è una roccia, attraversa gli scossoni della vita piegandosi senza spezzarsi ma nulla torna a posto. Il dolore segna anche lui e, leggendo il libro di Balzano, diventa dura non provare un insieme di compassione e di tristezza per quanto racconta. La storia di Resto qui non descrive solo le vicissitudini di Trina e della sua famiglia ma di un intero popolo nel periodo infelice del fascismo , della guerra e del dopoguerra. La difficoltà di arrivare al giorno successivo accomuna chiunque in quel periodo. E' impresa ardua non lasciarsi andare alla rassegnazione, alla mesta obbedienza e alla perdita di quel briciolo di dignità, quelle popolazioni montanare non sono semplicemente "gente" ma portano dentro  un animo che difende il territorio dove vivono prima che sé stessi. Leggere questo libro è un percorso, anche doloroso, che attraversa un periodo infame della nostra storia e mette in evidenza il carisma e la caparbietà di gente semplice ma di valore, persone che portano nel fisico e nell'animo la fatica e le criticità di un territorio impervio e scomodo ma che sono capaci di sacrifici e di slanci immensi in nome dell'amore per la loro terra e la loro famiglia. Un libro commovente e intenso, da non leggere se ci si aspetta solo un semplice racconto ma da amare se si cerca la profondità, l'intensità e le emozioni che le pagine ben scritte possono donare. Inoltre, aggiungo, sarebbe utile la lettura di Resto qui a tanti giovani che non conoscono bene la storia del nostro Paese, della nostra gente e non posseggono quel carattere e quel rigore morale che animava la gioventù di un tempo... magari una piccola riflessione in merito farebbe loro solo del bene! 




mercoledì 14 novembre 2018

Recensione ROSS POLDARK di Winston Graham

Buongiorno! Oggi tocca a me presentarvi un romanzo storico per la rubrica Questa volta leggo... ideata da Dolci,  Laura e Chiara.


 Il libro che ho scelto e di cui vi sto per parlare è Ross Poldark di Winston Graham. Un libro che ha ispirato la sceneggiatura di un telelfilm nel 1975 che fu trasmesso anche in Italia e che mia mamma seguiva assiduamente; da questo mio vago ricordo scaturisce anche la curiosità di leggere il libro con la storia originale.



titolo  Ross Poldark     Autore Winston Graham   editore Sonzogno
data di pubblicazione  5 maggio 2016     pagine 431

TRAMA -  Cornovaglia, 1783. Ross Poldark, figlio di un piccolo possidente morto da poco, torna a casa, esausto e provato, dopo aver combattuto per l'esercito inglese nella Rivoluzione americana. Ora è un uomo maturo, non più l'avventato ed estroverso ragazzo che aveva dovuto abbandonare l'Inghilterra per problemi con la legge. Desidera soltanto lasciarsi il passato alle spalle e riabbracciare la sua promessa sposa, la bella Elizabeth. La sera stessa del suo arrivo, però, scopre che, anche a causa di voci che lo davano per morto, la donna sta per convolare a nozze con un altro uomo. Non solo: Nampara, la casa avita, si trova in uno stato di abbandono, cui ha contribuito anche una coppia di vecchi servi, fedeli ma ubriaconi. Devastato dalla perdita del suo grande amore, Ross decide di rimettere in sesto Nampara e di concentrarsi sugli affari che il padre ha lasciato andare a rotoli, tornando a coltivare le terre e lanciandosi nell'apertura di una nuova miniera. Viene aiutato dalla cugina Verity, dai due servi e da Demelza, una rozza ma vivace ragazzina che ha salvato da un pestaggio e che, impietosito, ha preso a lavorare con sé come sguattera. Nella terra ventosa di Cornovaglia si intrecciano i destini dei membri della famiglia Poldark, primo fra tutti il forte e affascinante Ross, ma anche della gentile Verity, di Elizabeth, tormentata da segrete preoccupazioni, e di Demelza che, diventata una bellissima donna, è determinata a conquistare il cuore dell'uomo che le ha cambiato la vita.


RECENSIONE -  Il libro di Graham racconta la storia di una famiglia della Cornovaglia descrivendo,  in maniera mai noiosa, tutte le vicende che la riguardano e i fatti che accadono nel periodo in cui è ambientata.  Il protagonista principale è Ross, giovane e inquieto Poldark che torna a casa, dopo un periodo trascorso in America,  e si trova a dover risollevare le sorti delle proprietà di famiglia in rovina e  a dover risanare i debiti lasciati dal suo defunto padre. Inoltre Ross è convinto che la sua fidanzata lo abbia aspettato per il tempo che lui è stato via, invece Elizabeth sposa il cugino Francis e Ross accusa il colpo! Elizabeth è il suo amore dagli anni della loro gioventù e , sebbene non ci sia stata alcuna promessa a garanzia, il capitano si aspettava  di ritrovarla ancora innamorata di lui.

"Quando le conseguenze delle sue disavventure alcoliche lo avevano raggiunto, aveva seguito il suggerimento del padre e aveva deciso di trascorrere un periodo nell'esercito in attesa che le acque si calmassero. Era partito, impaziente di fare nuove esperienze e certo di una sola cosa, l'unica davvero importante: che al suo ritorno avrebbe trovato Elizabeth ad attenderlo. 
Non aveva avuto dubbi né aveva cercato dubbi in lei. "   

Ross si butta a capofitto nelle attività della sua famiglia, deve risollevarne le sorti e ci mette impegno. Cerca anche di frequentare i ricevimenti e diventa ben presto un buon partito per le giovani dame. Lui però prosegue la sua vita immerso nei problemi e nel lavoro, finché non accetta di prestare soccorso ad una ragazza malconcia che sta sfuggendo da un destino di violenza. Si chiama Demelza e la vita di Ross, con lei attorno, diventa improvvisamente anche vivace.  
Il racconto che Graham ci presenta è di quelli che lasciano un ricordo in chi li legge:  i personaggi sono caratterizzati da personalità forti e le loro vicende sono sempre occasione per dimostrare questa forza; Ross incarna l'eroe, l'uomo che possiede nobiltà d'animo e rigore e che non sopporta le ingiustizie e i soprusi.. Demelza è una ventata di energia in casa di Ross, sconvolge la sua tranquilla normalità e per lui è una scossa  averla tra i piedi! L'autore racconta benone gli stati d'animo, le paure, i pensieri di ogni persona del suo romanzo,  descrive i luoghi in maniera molto precisa tanto che sembra di essere là, in Cornovaglia. Io ho ricordi vaghi del telefilm trasmesso in televisione, verso la fine degli anni '70, ho ben presente però mia mamma che aspetta con ansia l'appuntamento settimanale con Poldark e l'entusiasmo con cui ne parla. Il film è di moltissimi anni fa ma anche il testo da cui è tratto non è recentissimo, anzi, e quello che mi stupisce è la perfetta attualità degli argomenti esposti: amori mai sopiti, passioni di convenienza, beghe familiari, invidie feroci, problemi economici e lavorativi. Tutto si può riportare ai giorni nostri e trovarlo esattamente conforme alla nostra quotidianità. La saga dei Poldark è una delle storie più coinvolgenti che potevo aspettarmi di trovare in una serie storica e spero di continuare presto con il successivo libro dedicato a Demelza.

"... Ross era ormai consapevole di questo nuovo aspetto della natura di sua moglie. Durante tutta la serata, per lui la sorpresa si era mescolata al divertimento. Il fascino di Demelza, la bellezza quasi, nel suo nuovo abito alla moda; l'impressione che aveva fatto su tutti, la sua dignità pacata e non pretenziosa durante la cena, qundo lui si sarebbe invece aspettato di vederla nervosa e rigida oppure chiassosa e affamata."  

Credo di poter tranquillamente consigliare questo libro a chiunque abbia voglia di trovare una storia avvincente, personaggi accattivanti e colpi di scena sempre in agguato... 

Vi lascio qui sotto il calendario delle prossime recensioni per la rubrica, passate a leggere e ci fate felici!
                                                  

sabato 20 ottobre 2018

Recensione FATE IL VOSTRO GIOCO di Antonio Manzini

Buon sabato a tutti! Oggi vi presento il libro di Antonio Manzini Fate il vostro gioco uscito pochi giorni fa e che ho voluto leggere subito per partecipare al mio turno di Questa volta leggo...




Questo mese l'argomento scelto è un libro con copertina blu . Colgo l'occasione anche  per l'obiettivo della Challenge Tutti a Hogwarts con le  3 Ciambelle che mi chiede un libro con uno o più oggetti in copertina. Con il libro su Rocco Schiavone dovrei essere in regola per entrambi i vincoli.


titolo Fate il vostro gioco     autore Antonio Manzini    editore  Sellerio Palermo
data di pubblicazione  11 ottobre 2018       pagine  391

TRAMA -  «Non ci abbiamo capito niente, Deruta. Forza, al lavoro». Due coltellate hanno spento la vita di Romano Favre, un pensionato del casinò di Saint-Vincent, dove lavorava da «ispettore di gioco». Il cadavere è stato ritrovato nella sua abitazione dai pochi vicini di casa dell'elegante palazzina, e serra in mano una fiche, però di un altro casinò. Rocco Schiavone capisce subito che si tratta «di un morto che parla» e cerca di decifrare il suo messaggio. Si inoltra nel mondo della ludopatia, interroga disperati strozzati dai debiti, affaristi e lucratori del vizio, amici e colleghi di quel vedovo mite e ordinato. Individua un traffico che potrebbe spiegare tutto; mentre l'ombra del sospetto sfiora la sua casa e i suoi affetti. Ed è ricostruendo con la sua professionalità la tecnica dell'omicidio, la scena del delitto, che alla fine può incastrare l'autore. Ma il morto è riuscito a farsi capire? Forse non basta scavare nel passato: «Favre ha perso la vita per un fatto che deve ancora accadere». Il successo dei libri di Antonio Manzini deve probabilmente molto al loro andare oltre la semplice connessione narrativa tra una cosa (il delitto) un chi (il colpevole) e un perché (il movente). Con le inchieste del suo ruvido vice-questore, Manzini stringe il sentire del lettore a una vicenda umana complessa e completa. Così i suoi noir sono in senso pieno romanzi, racconto delle peripezie di un personaggio che vale la pena di conoscere, sentieri esistenziali. Sono, messi uno dietro l'altro, la storia di una vita: Rocco Schiavone, un coriaceo malinconico che evolve e cambia nel tempo, mentre lavora, ricorda, prova pietà e rabbia, sistema conti privati e un paio di affari. Sicché, in "Fate il vostro gioco", il vice-questore riconosce apertamente un semifallimento: ha smascherato il criminale ma troppe cose non tornano. Resta un buco nella sua consapevolezza che gli rimorde come una colpa, e deve colmarlo. Lo farà, si ripromette, la prossima volta e, per il lettore, nella prossima avventura.

RECENSIONE - Rocco deve risolvere un omicidio, la vittima è un dipendente del casinò di Saint Vincent e fin da subito il vicequestore capisce che il caso non sarà facile da risolvere. Oltretutto ha la mente occupata da tanti pensieri: il suo legame con Caterina, i suoi amici e l'amicizia con Seba, la nostalgia per  Marina, Italo che si comporta in maniera strana. Insomma, indagare su questo caso impone a Rocco di concentrarsi e di indagare partendo dal casinò e arrivando a scoprire un mondo malato di gioco.Anche il suo rapporto con Gabriele, il ragazzo che gli abita a fianco, prende una piega non prevista per entrambi. Nonostante Schiavone sia sempre tutt'altro che diplomatico e ragionevole riesce a risolvere il caso ufficialmente ma sente che qualche cosa non è chiara, qualcosa non lo convince del tutto. Nel frattempo però leggiamo che lui diventa un po' più morbido, più tenero quasi, verso chi lo circonda. La sua indagine coinvolge molte persone, sospettati cui Rocco studia movimenti e pensieri e si ritrova a dover  "salvare"anche qualcuno che non si aspetta.
Rivedere Marina accanto, per qualche volta, parlarle come se fosse ancora viva, gli concede una piccola tregua da tutte le brutture a cui assiste.

"Lo sai qual è secondo me la vera vacanza? Tornare per un po' di giorni a quando avevi dieci anni: Per una settimana avere la capoccia e il cervello di un ragazzino, quell'energia. Niente pensieri, niente paure, solo giocare e correre e fare cazzate. Ecco, quella è una vacanza, io dico. Torneresti a casa felice perché sono i guai, i pensieri e lo stress che da grande ti spezzano."

Manzini, come sempre nei suoi racconti su Rocco, riesce a portare il lettore lì, sulla scena con Schiavone e i suoi uomini. La descrizione degli stati d'animo, dei luoghi, dei fatti è così realistica che davvero ci si sente parte della storia. Schiavone, sempre ruvido e schietto oltre che un pochino furfante, in questo libro mi sembra cedere alla malinconia e, a mio parere, questo si associa molto bene alla tenerezza (ovviamente mai esplicitamente dichiarata) che lo spinge ad aiutare Gabriele, andando palesemente contro la sua indole solitaria e indipendente. La gente che lo circonda, che ruota intorno a lui, non è mai solo una comparsa ma integra il racconto, ognuno diventa parte del puzzle che compone Rocco e la sua storia, anche arrivando dal passato. E Schiavone ha un passato pesante, un fardello il cui peso torna ogni tanto a farsi sentire e Rocco, consapevole di tutto non lo teme ma lo affronta a modo suo. L'autore riesce, in ogni libro, a non annoiare, a non far calare il piacere di seguire le indagini di Schiavone, a non diventare scontato. non credo sia semplice. Manzini ha una penna magica che dosa bene suspence, colpi di scena, emozioni e ironia... un cocktail spumeggiante e mai noioso per chi apprezza il carattere nei personaggi, la ruvida coerenza,  i modi scorretti ma giusti e, perché no, pure leali che Rocco Schiavone incarna in maniera perfetta. 

"La vita non avverte, Gabrie'. A volte cammina, passeggia, a volte invece corre. A noi ci tocca andare alla stessa velocità".

Se non avete ancora avuto occasione di leggere i libri di Manzini io mi sento di consigliarveli, sono racconti che si bevono in un fiato tanta è la voglia di arrivare al finale e sono proprio scritti bene, da un autore che si cura dei propri lettori ed è attento a non abbassare mai il loro interesse verso le storie di Rocco! 
Vi lascio qui sotto il calendario delle uscite per le recensioni del mese in corso, se vi va di passare a leggere.




giovedì 18 ottobre 2018

Recensione COME FERMARE IL TEMPO di Matt Haig

Ciao! Ritorno veloce a scrivere perchè devo recuperare in fretta il tempo perduto in questo mese e le recensioni hanno scadenze importanti... stavolta vi parlo del Cappello Parlante che mi è capitato per questo turno nella Challenge a cui partecipo. Il libro in questione è Come fermare il tempo di Matt Haig, diventato subito un cult tra chi parla di libri e soprattutto tra chi li legge!


titolo Come fermare il tempo   autore Matt Haig   editore e/o edizioni
data di pubblicazione 29 agosto 2018    pagine 360

TRAMA -   Pensate a un uomo che dimostra quarant’anni, ma che in realtà ne ha più di quattrocento. Un uomo che insegna storia nella Londra dei giorni nostri, ma che in realtà ha già vissuto decine di vite in luoghi e tempi diversi. Tom ha una sindrome rara per cui invecchia molto lentamente. Ciò potrebbe sembrare una fortuna… ma è una maledizione. Cosa succederebbe infatti se le persone che amate invecchiassero normalmente mentre voi rimanete sempre gli stessi? Sareste costretti a perdere i vostri affetti, a nascondervi e cambiare continuamente identità per cercare il vostro posto nel mondo e sfuggire ai pericoli che la vostra condizione comporta. Così Tom, portandosi dietro questo oscuro segreto, attraversa i secoli dall’Inghilterra elisabettiana alla Parigi dell’età del jazz, da New York ai mari del Sud, vivendo tante vite ma sognandone una normale. Oggi Tom ha una buona copertura: insegna ai ragazzi di una scuola, raccontando di guerre e cacce alle streghe e fingendo di non averle vissute in prima persona. Tom deve a ogni costo difendere l’equilibrio che si è faticosamente costruito. E sa che c’è una cosa che non deve assolutamente fare: innamorarsi.

RECENSIONE -  Parlare del libro Come fermare il tempo non è semplice, difficilmente riuscirò a far comprendere l'emozione che mi ha accompagnato durante tutta la lettura. La storia di Tom, attualmente insegnate di storia a Londra ma con un sacco di vite già passate da raccontare e rivivere coi ricordi, è di quelle che ti fanno sentire sulle montagne russe. Lui dimostra una giovinezza che in realtà è causata da una stranissima sindrome: non invecchia, sembra un quarantenne maha ben quattrocentotrentasei anni! E' cosciente di far parte di una ristrettissima cerchia di persone che devono rimanere nell'anonimato e non dare nell'occhio così non rimane mai per molto tempo nello stesso posto. Vaga alla ricerca di una stabilità che per quelli come lui è impossibile ottenere, il mondo non capirebbe la loro condizione e, quindi,  per non soffrire evita di affezionarsi a chiunque e soprattutto di innamorarsi ma senza valutere le conseguenze gli succede: incontra Rose che vende frutta al mercato di Fairfield Road nel 1599 ed è amore. Un amore che, nonostante le vicissitudini dura secoli, Tom la porta per sempre nel cuore e altrettanto amore lo lega alla figlia Marion che presenta  gli stessi geni del padre ed è quindi costretta ad una vita in fuga. Tom, nel suo vagare si ripromette di cercarla. Nel corso dela sua vita incontra gente come Shakespeare, Francis Scott Fitzgerarld e Charlie Chaplin; supera indenne pestilenze e guerre per arrivare ai giorni nostri dove usa  tecnologie come Internet e smartphone e prende aerei al posto di cavalli per spostarsi. Insomma, una roba da non trovare un attimo di tregua ma lui ce la fa, sempre con la figura inquietante di Hendrich che lo controlla e lo richiama se cede a qualche sentimentalismo. 

" Non creare legami con il tuo prossimo, e vedi di affezionarti il meno possibile alle persone che incontri. Perché altrimenti finirai col perdere lentamente la ragione..." 

Tom vive costantemente in allerta, teme di incontrare persone che lo hanno già visto, già conosciuto ed è soggetto ad un brutto mal di testa che lo disturba spesso. Nella Londra dei nostri giorni incontra Camille, una professoressa cui si sente molto vicino e che gli dimostra lo stesso interesse ma Tom deve risolvere qualcosa che proviene dal suo passato prima di essere libero di aprirsi con lei. Il libro di Matt Haig mi ha incuriosito fin dalla sua uscita, da quando ho visto le anteprime dalle mie blogger preferite. La copertina mi piace molto, la rosa raffigurata mi porta subito, con la mente, al piccolo principe. Confesso che all'inizio ho faticato un pochino a metter a fuoco lo stile di Haig e quindi a leggere il  libro, i continui salti temporali mi costringevano ad una costante attenzione alle date per non perdere il filo. Superato il primo capitolo però ho cominciato a provare la strana emozione di cui parlavo prima: come si deve sentire chi sopravvive ai propri cari? Come può stare chi vede cambiare le epoche, chi assiste a disastri o a guerre e non invecchia? Come si può accettare di non affezionarsi a nessuno? Come riesce Tom a fare tutto questo senza impazzire? Io credo che il sentimento sia il motore della sua forza d'animo, il ricordo dei suoi cari, l'amore per sua figlia. Matt Haig ha toccato, con delicatezza un argomento molto controverso. La nostra vita media si è già allungata di molto rispetto a un secolo fa ma questo può essere un punto a nostro favore? Sappiamo usare bene tutto il tempo che ci è concesso? In questo libro solo alle pagine finali l'autore mi ha svelato tutto, mi ha fornito la chiave per capire il suo ragionamento e, lo confesso, all'inizio non avevo capito se scriveva di realtà o fantascienza. Invece il suo messaggio è unico e semplice: vivere il momento, non pensare al passato o a quello che arriverà ma circondarsi di affetto e goderne subito. Bisogna superare la paura, affrontarla se necessario ma vivere. E io mi sono sentita sciogliere... 

"La storia era, ed è, una strada a senso unico. Bisogna continuare a camminare in avanti. Ma non si è obbligati a guardare sempre avanti. A volte ci si può semplicemente guardare intorno, ed essere felici proprio lì, dove si è."

Haig è un autore geniale secondo me. Non pensavo di poter esprimere un simile pensiero quando ho iniziato a leggerlo, non lo trovavo un gran libro ma bisogna andare avanti nella lettura per capire e per riconoscere che se siamo circondati dagli affetti il tempo assume un valore diverso, si dilata e non ci sovrasta. Se ci ricordiamo di godere di ciò che abbiamo diamo un valore ad ogni momento, ad ogni evento. Al contrario, quando siamo troppo occupati dalle cose sembra di non farcela, sembra che il giorno duri troppo poco e che non ci basti per fare tutto. Haig nel suo libro ci da una scrollata, ci dice di non aver paura, di vivere senza pensare quello che è stato o a quello che sarà... conta il momento. E io credo a tutto questo, la vita va vissuta attimo dopo attimo: chi fa troppi programmi si perde il resto e magari non se ne rende conto ed è uno spreco! Bel libro! Bravo l'autore e se si parla tanto di questo libro ora capisco il perché: fa riflettere, invita a pensare ognuno alla propria visone della vita e del tempo.  Un gran bel Cappello Parlante.

martedì 16 ottobre 2018

Recensione UNA PICCOLA LIBRERIA A PARIGI di Nina George

Buon lunedì a tutti! L'autunno stenta ad arrivare e così spesso mi risulta difficile accoccolarmi sul divano coi miei cari libri, come dovrebbe essere secondo il mio punto di vista, nelle giornatine fresche ottobrine. Il risultato ottenuto da tutto ciò è avere un sacco di libri in attesa di essere letti e tante recensioni da scrivere! Ma ce la posso fare ... spero! Intanto vi parlo di questo libretto (nel senso che scorre veloce), letto per la Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 Ciambelle per l'obiettivo Città nel titolo.


titolo  Una piccola libreria a Parigi    autore Nina George    editore Picwick 
data di pubblicazione  24 giugno 2014   pagine 308

TRAMA -  Jean Perdu ha cinquant'anni e una libreria galleggiante ormeggiata sulla Senna, la "Farmacia letteraria": per lui, infatti, ogni libro è una medicina dell'anima. Da ventun anni vive nel ricordo dell'amata Manon, arrivata a Parigi dalla Provenza e sparita all'improvviso lasciandogli soltanto una lettera, che Jean non ha mai avuto il coraggio di aprire. Ora vive solo in un palazzo abitato dai personaggi più vari: la pianista solitaria che improvvisa concerti al balcone per tutto il vicinato, il giovanissimo scrittore in crisi creativa, la bella signora malinconica tradita e abbandonata dal marito fedifrago. Per ciascuno Jean Perdu trova la cura in un libro: per tutti, salvo se stesso. Finché decide di mettersi in viaggio per cercare la donna della sua vita. Verso la Provenza e una nuova felicità.

RECENSIONE - Il libro Una piccola libreria a Parigi è un acquisto  fatto seguendo la pancia più che il cervello... girando in libreria, tempo fa, l'ho preso in mano e il titolo mi ha subito conquistata quindi portarlo a casa è stata l'ovvia conseguenza. Devo imparare che, a volte, i titoli sono studiati ma non sempre rispecchiano in toto quello che poi sarà il contenuto della storia. In questo libro di Nina George si parla di libri, il protagonista ha una libreria su una chiatta ancorata sulle rive della Senna e consiglia libri per "curare" i problemi dei suoi clienti. L'unico che non riesce a trarre giovamento dai suoi rimedi è proprio il libraio Jean Perdu. A distanza di tanti anni non riesce a superare l'abbandono della donna che ha tanto amato. Manon gli ha scritto una lettera in cui spiega i motivi della sua scelta ma lui non l'ha mai aperta per paura, per non sapere e, forse, per continuare a sperare in un ripensamento ma così facendo non ha mai conosciuto la verità. Perdu ha paura di leggere giustificazioni che metttono in cattiva luce il sentimento forte che lo lega a lei. Trascorrono ben venti anni prima che tutto si sveli, prima che il libraio ritrovi e legga la lettera di Manon. Perdu, nella sua "Farmacia Letteraria", dispensa a chi ne ha bisogno cure preziose fatte di romanzi e di poesie, il libraio ha un consiglio sempre pronto per chi soffre ma non riesce a curare sé stesso e a risollevarsi dal dolore per la perdita del suo amore. Anche quando legge la lettera non smette di pensare al tempo trascorso senza Manon, a quello che sono stati da giovani e al sentimento che li univa e alla vita che non li vede insieme come lui desiderava.

"Volevo dedicarmi a quegli stati d'animo che non hanno lo status di malattia e che i dottori non degnano di attenzione. Tutte queste timide emozioni, i moti interiori, a cui nessun terapeuta si interessa perché probabilmente troppo piccoli e incomprensibili".

La sua prima reazione, dopo aver letto quel che Manon scriveva, è quella di mollare gli ormeggi della chiatta e di navigare verso sud, verso la sua casa, arrivare quindi in Provenza, dove lei abitava, lo aiuterà a scrollarsi di dosso il dolore e lo rivestirà di nuova voglia di vivere e di assaporare l'amore visto che la nuova inquilina dello stabile al numero 27 di Rue Montagnard ha smosso in lui una nuova sensazione romantica e vuole approfondirla per rinascere e tornare ad usare il martoriato cuore. Nel viaggio pittoresco tra i canali francesi e le cittadine che li popolano leggiamo le vicende che riguardano Jean e i ricordi di Manon, l'evoluzione del giovane Max che condivide il viaggio col librario e di Vitale, il cuoco napoletano con problemi di cuore.

"Aveva toccato il fondo delle sue sofferenze fatte di disperazione e di rabbia: Aveva scavato, scavato e scavato via tutto. E d'un tratto c'era di nuovo spazio".

Questo libro ha attirato la mia curiosità per il titolo, sono sincera; leggendo rapidamente la trama lo credevo un libro che parlava di sentimenti ma in altro modo, più completo e definito. La storia poteva essere interessante se solo la narrazione fosse stata un po' più agile, più svelta e più accattivante. Purtroppo non riesco a trovare molto da dire su questo testo, la George non è riuscita a far presa su di me con i suoi personaggi: manca il feeling, il trasporto che mi aggancia  e  mi trascina nella storia. Qui tutto è lento, le descrizioni, i dialoghi, i ricordi... tutto diventa quasi noioso e si perde il filo. Manca lo sviluppo più approfondito del carattere e dei pensieri dei protagonisti: sono descritti in modo svelto, non arrivo a  "conoscerli" perché tutto è scritto pensando più alla descrizone del viaggio, dei luoghi piuttosto che delle persone. Pur essendo un libro non molto corposo ho impiegato tanto per finirlo e motivo tutto ciò con lo scarso interesse che il libro mi suscita. Mi piace molto solo l'appendice, con le pillole della "Farmacia Letteraria" che trovo interessanti e che avrei apprezzato veder spiegate in maniera più esaustiva all'interno della narrazione. Non sono sufficientemente poste in risalto come, secondo me, meritano. Sono assolutamente opinioni personali e chi legge i miei post sa bene che i libri, tendenzialmente, mi piacciono sempre tranne in rari casi. Ecco, questo è un di quelli... mi ha fregata il titolo! La storia d'amore tra Jean e Manon è descritta in maniera molto confusa, si passa dal racconto attuale alle memorie di lei e di lui ma il salto non sempre è chiaro. Il pensiero di Jean, libraio che potrebbe raccontare e farsi raccontare in modi infiniti dai clienti e da lui stesso, è descritto in modo superficiale e non mi lascia alcuna traccia di piacere per aver letto la sua storia. E' un libro che posso consigliare a chi vuole semplicemente leggere qualcosa  senza trattenerne un ricordo in particolare, così, per fare esercizio di lettura. 

giovedì 20 settembre 2018

Recensione LA LIBRERIA DOVE TUTTO E' POSSIBILE di Stephanie Butland

Buongiorno! Sono molto emozionata perchè, grazie a Laura La Libridinosa, Dolci Le mie ossessioni librose e Chiara La lettrice sulle nuvole, da questo mese partecipo con la mia recensione a Questa volta leggo...

Ogni mese un gruppo di blogger pubblica, una al giorno,  le recensioni sui libri letti che hanno un tema comune... questo mese parleremo di un libro non ambientato in Italia  e io ho scelto  La libreria dove tutto è possibile.


titolo La libreria dove tutto è possibile autore Stephanie Butland editore Garzanti
data di pubblicazione 8 febbraio 2018 pagine 316


TRAMA - Nel cuore di York, nel Nord dell’Inghilterra, c’è una piccola e fornitissima libreria. È il rifugio preferito della giovane Loveday Cardew. L’unico luogo che sia mai riuscita a chiamare casa. Solo qui si sente al sicuro. Solo qui può prendersi cura dei libri proprio come i libri si prendono cura di lei. Perché è attraverso le loro pagine che la giovane libraia riesce a comunicare le emozioni e i sentimenti più profondi: la solitudine di Anna Karenina; la gioia di vivere di La fiera della vanità; le passioni travolgenti di Cime tempestose. 
Fino al giorno in cui comincia a ricevere misteriosi pacchi ricolmi dei libri con cui è cresciuta, e inizia a pensare che qualcuno stia cercando di mandarle un messaggio. Qualcuno che, forse, la conosce bene e che conosce anche la sua infanzia, divisa tra una madre assente e una donna che ha cercato di esserne il sostituto. Un’infanzia piena di ricordi difficili. Loveday non ha la minima idea di chi possa essere e del motivo per cui il misterioso mittente si ostini a non lasciarla in pace. Sa solo che non può più continaure a nascondersi e a fare finta di niente: se vuole costruirsi un futuro diverso, migliore, deve affrontare il passato che ha fatto di tutto per lasciarsi alle spalle. Al suo fianco, pronto ad aiutarla a raccogliere tutto il coraggio di cui ha bisogno, c’è il brillante e dolcissimo Nathan, poeta in erba, l’unico che sembra conoscere la strada per arrivare al suo cuore. A poco a poco, con i suoi versi pieni di speranza, riesce a scalfire il guscio che Loveday si è costruita intorno e a regalarle la promessa di una felicità che lei, in fondo, non vede l’ora di afferrare.


RECENSIONE -  La protagonista di questo libro è Loveday, una ragazza che lavora in una libreria nella campagna inglese. Lei non è molto socievole e nessuno riesce a far breccia nella sua riservatezza tranne Archie, il proprietario del negozio,  che l'ha presa sotto la sua ala protettrice e conosce bene i travagli della sua infanzia. Loveday,  in effetti, deve fare i conti con un padre e una madre che hanno impresso segni pesanti nel suo vissuto; situazioni difficili che sradicano la ragazza dal suo malmesso contesto familiare e la in affidano ai servizi sociali e ad un diverso tipo di famiglia. L'unico vero e solido conforto che le rimane sono i libri: le parole la salvano: i fiumi di inchiostro delle le storie che sceglie di ricordare per sempre, tatuandosi gli incipit sul corpo,  l'aiutano a superare i momenti di sconforto. Quando incontra Nathan, poeta, mago e lettore maldestro, Loveday acquista  fiducia e inizia ad aprirsi un pochino alle persone e alla vita. Rimane sempre l'ombra tetra proiettata dai ricordi sul suo presente ma, piano piano, riesce ad affrontare ogni cosa con l'aiuto delle persone che la amano.

...mi sembrava che Tolstoj parlasse alla mia anima quando diceva: "Tutte le famiglie felici sono simili tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo." Perciò me l'ero fatta incidere con l'inchiostro sull'anca...

L'autrice sviluppa il suo racconto dividendolo in tre diverse fasi: il presente di Loveday, il suo passato, parlando dell'infanzia e della vita coi genitori e infine il passato più recente della protagonista dove illustra i fatti che preludono lo stato attuale di Loveday. Questi salti temporali mi hanno dato autentici scossoni mentre leggevo, conoscere Loveday e le sue paure spinge chi legge a voler approfondire sempre di più e i balzi sulla linea del tempo aprono la vista del lettore su quello che è il vissuto di Loveday, piccola grande lettrice, su come inizia ad amare i libri e a considerarli dei veri e propri amici cui aggrapparsi quando non ha più nessuno della sua famiglia a prendersi cura di lei. Si sente bene solo quando lavora nella libreria, quando cataloga e divide per scaffale gli amati libri oppure quando può parlare con qualcuno che capisce questo suo amore. Ed è questo che già mi ha conquistata ... la passione che Loveday ha per i libri, l'ambientazione in una libreria dove io vorrei poter vivere, il suo coraggio di cambiare opinione  legando il suo riscatto verso il prossimo alle rime di qualche poesia che con coraggio sconosciuto, declama in pubblico. Tanta forza, tanto dolore, violenze inutili e gratuite, paura e rabbia, speranza e amore - tutto questo esprime Loveday dal'inizio alla fine del libro. Mi sono ritrovata a provare un sacco di emozioni durante la lettura: impossibile non affezionarsi a Loveday e a provare  solidarietà per lei,  a fare il tifo per lei e per il suo innamoramento per Nathan,  impossibile sfuggire al disprezzo per Rob e per il suo modo di fare così pacato eppur così violento e poi il sperare che il rapporto con la sua mamma trovi uno sbocco per permetterle di alleggerirsi e liberarsi finalmente dall'angoscia che la opprime. Un pensiero dolcissimo anche per  il caro Archie, un tenero libraio che si fida e le offre aiuto e sostegno per non permettere  alle onde furiose degli imprevisti e delle asperità della vita di portare Loveday alla deriva. Una lettura intensa, coinvolgente ed emozionante, un libro che si legge d'un fiato per sapere, per accompagnare questa protagonista verso un punto fermo e calmo da cui ripartire a vivere in serenità. Un libro che offre spunti di riflessione e momenti di poesia, una scrittura delicata ma non per questo poco incisiva, anzi, io ne sono rimasta catturata dall'inizio alla fine. Oltretutto offre uno splendido panorama su capolavori letterari che chi non ha ancora conosciuto potrà aver voglia di approfondire... un ottimo spunto per alimentare la curiosità e la conoscenza verso l'affascinante mondo letterario! Ma mi rendo conto che sono molto di parte quando faccio queste affermazioni! Vi auguro tantissime buone letture e, timidamente, vi consiglio di leggere il libro di Stephanie Butland, ne vale la pena. 

"Un libro è come un fiammifero nell'attimo fumante tra lo strofinamento e la fiamma. Archie sostiene che i libri siano gli amanti migliori e gli amici più stimolanti. "

Vi lascio qui il calendario mensile... se volete leggere altre recensioni: 



mercoledì 19 settembre 2018

Recensione HARRY POTTER e IL PRIGIONIERO DI AZKABAN di J. K. Rowling


Buongiorno e bentornati! Oggi vi parlo di un libro, il terzo per essere precisi, che compone la saga di Harry Potter e che mia figlia mi ha gentilmente prestato. Per completare le letture del mese nella Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 Ciambelle ho pensato che, per l'obiettivo "ambientato in UK, "questo titolo fosse perfetto e ora vi presento  Harry Potter e il prigioniero di Azkaban.



titolo Harry Potter e il prigioniero di Azkaban autore J. K. Rowling editore Salani
data di pubblicazione 17 ottobre 2013 pagine 391

TRAMA -  Tra colpi di scena, mappe stregate e ippogrifi scontrosi, zie volanti e libri che mordono, Harry Potter conduce il lettore nel terzo capitolo delle sue avventure. Harry, giovane studente della prestigiosa Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, è questa volta alle prese con un famigerato assassino che, evaso dalla terribile prigione di Azkaban, gli sta dando la caccia per ucciderlo. Forse questa volta nemmeno la scuola di magia, nemmeno gli amici più cari potranno aiutarlo, almeno fino a quando si nasconderà tra di loro un traditore...

RECENSIONE - Leggere i libri di Harry Potter sta diventando una cosa molto coinvolgente. Come già più volte scritto su questo blog, in materia potteriana, io mi faccio trascinare dall'entusiasmo che anima mia figlia dodicenne. Quando le ho chiesto in prestito il libro, il terzo volume della serie, prima mi ha guardata in maniera minacciosa e poi mi ha detto. "Io te lo presto ma non me lo rovinare!" anche se sa benissimo che io tratto i libri con un rispetto reverenziale. Questo per dirvi quanto lei tenga a tutto ciò che riguarda Harry e quanto io stia comprendendo il suo attaccamento mano a mano che procedo nella lettura delle sue vicende. In questo terzo episodio J. K. Rowling ci parla del terzo anno di Harry e dei suoi compagni alla scuola di magia di Hogwarts ma soprattutto del pericolo che il maghetto corre visto che un pericoloso evaso dalla prigione di Azkaban sembra cercarlo per fargli del male. Per proteggere la scuola e gli studenti Silente autorizza la sorveglianza dei Dissennatori, creature spaventose che rubano la felicità e i ricordi. In questo libro rimangono alcuni punti fermi: la viscida antipatia della famiglia Dursley e soprattutto dello zio Vernon, l'arroganza intollerabile di Draco Malfoy che continua a vessare Harry oltre il limite e l'amicizia vera che lega i tre amici Harry, Ron ed Hermione nonostante tutto. Harry durante l'anno di scuola scopre cose riguardo ai suoi genitori che non immaginava, fatti che cambiano per forza il suo atteggiamento verso chi riteneva un nemico. Alla fine, dopo episodi molto emozionanti e intensi, tutto si conclude al meglio ma l'autrice ci tiene sempre con il fiato sospeso!

"Non vado in cerca di guai" disse Harry seccato "Di solito sono i guai che trovano me"

Sono al terzo libro letto della saga di J. K. Rowling,  ogni volta immagino di sapere più o meno quello che troverò tra le pagine e invece l'autrice mi stupisce di continuo. La trama continua a rimanere molto coinvolgente - con nuovi personaggi ed entità tipo i Dissennatori, i Mollicci, il Gramo e gli Ippogrifi e con nuove scoperte come il Nottetempo, il Patronus, gli Animaghi. Insomma, ad ogni episodio io mi ritrovo spiazzata  da continui colpi di scena  anche quando credo, più o meno ingenuamente,  di aver capito già tutto. Mi sono già espressa sul genio della Rowling, su quanto sia stata in gamba a trovare una trama e dei personaggi così incisivi, su come anche un semplice libro per ragazzi sia in grado di far riflettere con parallelismi che legano il libro alla vita reale di quasi ogni teenager.  Per esempio i Dissennatori... solo io credo che simbolicamente si possano associare all'adolescenza, a quel malessere che coglie i ragazzi che non si sentono abbastanza belli o sufficientemente interessanti e si chiudono in sè stessi? E poi le scoperte sui personaggi che sembrano ma non sono... nella realtà non succede molto spesso proprio questo? Siamo certi di conoscere qualcuno o di sapere tutto e poi, invece, capita che tutto si stravolga costringendoci a modificare le nostre opinioni.

" Non stavo pensando a Voldemort" disse Harry con onestà. "Io ... io pensavo a uno di quei Dissennatori". "Capisco" disse Lupin assorto "bene bene ... sono colpito". Fece un piccolo sorriso quando vide la sorpresa sul viso di Harry. "Ciò rivela che quello di cui hai più paura è ... la paura. Molto saggio, Harry".

 Credo inoltre che l'autrice abbia, con questi libri, la capacità di far capire ai giovani lettori di Potter che non devono temere di aver paura, che possono confessare le proprie paure senza timore perchè anche i grandi le provano e  che si può lavorare per superarle con carattere e determinazione. In conclusione credo che questo libro  ( e anche gli altri della serie) non siano solo per i ragazzi ma siano letture adatte anche agli adulti. Si trovano molti spunti per riflettere oltre che un sano divertimento dato da una trama avvincente e da personaggi che, per simpatia o per rabbia, riescono a rendere appassionata l'attesa del finale che non è mai scontato!