Don't dream your life... live your dreams!

sabato 22 giugno 2019

Recensione IL CUOCO DELL'ALCYON di Andrea Camilleri

Buona estate! Oggi è il primo, caldissimo giorno di questa stagione che in molti attendono con gioia e invece io mi sto sciogliendo lentamente tra i livelli di umidità della pianura padana. Cercherò riparo in casa, leggendo e sventagliando per alleviare la calura! ho terminato da poco l'ultimo libro scritto da Camilleri e con protagonista il carissimo commissario Montalbano. 


titolo Il cuoco dell'Alcyon   autore Andrea Camilleri   editore Sellerio 
data di pubblicazione   30 maggio 2019     pagine 251

TRAMA - "Tutto è indecidibile, sogno e realtà, vero e falso, maschera e volto, farsa e tragedia, allucinazione e organizzata teatralità di mosse e contromosse beffarde, in questo thriller che impone al lettore, tallonato dal dubbio e portato per mano dentro la luce fosca e i gomiti angustiosi dell'orrore, una lettura lenta del ritmo accanito dell'azione. Tutti si acconciano a recitare, nel romanzo: che si apre drammaticamente con i licenziamenti degli impiegati e degli operai di una fabbrica di scafi gestita da un padroncino vizioso e senza ritegno, detto Giogiò; e con il suicidio, nello squallore di un capannone, di un padre di famiglia disperato. Da qui partono e si inanellano le trame macchinose e la madornalità di una vicenda che comprende, per «stazioni», lo smantellamento del commissariato di Vigàta, la solitudine scontrosa e iraconda del sopraffatto Montalbano, lo sgomento di Augello e di Fazio (e persino dello sgangherato Catarella), l'inspiegabile complotto del Federal Bureau of Investigation, l'apparizione nebbiosa di «'na granni navi a vela», Alcyon, una goletta, un vascello fantasma, che non si sa cosa nasconda nel suo ventre di cetaceo (una bisca? Un postribolo animato da escort procaci? Un segreto più inquietante?) e che evoca tutta una letteratura e una cinematografia di bucanieri dietro ai quali incalza la mente gelida di un corsaro, ovvero di un più aggiornato capufficio dell'inferno e gestore del delitto e del disgusto. «L'Alcyon (...) aviva la bella bitudini di ristari dintra a un porto il minimo 'ndispensabili e po' scompariri». Il romanzo ha, nella suggestione di un sogno, una sinistra eclisse di luna che incombe (detto alla Bernanos) su «grandi cimiteri». La tortuosità della narrazione è febbrile. Prende il lettore alla gola. Lo disorienta con le angolazioni laterali; e, soprattutto, con il tragicomico dei mascheramenti e degli equivoci tra furibondi mimi truccati da un mago della manipolazione facciale. Sorprendente è il duo Montalbano-Fazio. Il commissario e l'ispettore capo recitano come due «comici» esperti. «Contami quello che capitò», dice a un certo punto Montalbano a Fazio. E in quel «contami» si sente risuonare un antico ed epico «cantami»: «Cantami, o Diva, del pelide Achille l'ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei (...)». Il cuoco dell'Alcyon è «una Iliade di guai»." (Salvatore Silvano Nigro) 

RECENSIONE - Leggere i libri di Andrea Camilleri, quelli che hanno come protagonista Montalbano e gli abitanti di Vigàta, è un esercizio che mi mette alla prova come vera appassionata! Lo scrittore siciliano scrive in dialetto i suoi romanzi e devo dire che io, veneta al cento per cento,  fatico un pochino  a stare al passo del suo racconto senza perdermi nei termini siculi e veraci che usa nel libro. Comunque, complice come dicevo il caldo da cui mi devo riparare per non schiattare, ho iniziato e finito il libro in pochi giorni. Il racconto inizia con un suicidio, Montalbano viene chiamato a indagare e scopre un collegamento tra la crisi di una fabbrica di scafi con il conseguente licenziamento dei dipendenti (tra cui il suicida) e la losca figura del titolare di questa azienda che alimenta una serie di sospetti circa ciò che è e su ciò che fa. Ma la vita di Montalbano subisce scossoni ben più forti nel frattempo... si ritrova improvvisamente in ferie! Lui che senza lavoro non può stare e stavolta gli tocca! E poi il questore: gioca a scacchi con i suoi uomini spostandoli, dividendo la sua squadra come fosse composta da palline lanciate di qua e di la. Montalbano torna di corsa dalla Liguria dove pensa di poter stare un po' con Livia, deciso ad arginare il disastro ma le sorprese non finiscono mai e trova l'FBI che indaga su una strana imbarcazione che pare essere una bisca clandestina frequentata da pezzi grossi, l'Alcyon appunto. Potrebbe mai il commissario stare in disparte e guardare altri che lavorano? Assolutamente no e così inizia la cronaca delle indagini che non posso raccontare oltre per non rovinare il gusto della sorpresa che si può avere solo leggendo il libro. Il mio pensiero riguardo a questo romanzo di Camilleri è un pochino controverso: io adoro il suo stile, la sua scrittura così spontanea e l'arte di raccontare in dialetto mantenendo ferma l'attenzione del lettore sul testo. L'autore trascina chi legge in un vortice di eventi cui si fatica a credere, ci presenta uno sconvolgimento di ruoli spiazzante, è quasi esilarante in certi episodi descritti così bene da farci sembrare quasi presenti sul posto a ridere di gusto. Ma, e c'è un ma, stavolta mi sembra che manchi il lato più semplice e pratico di Montalbano, l'investigatore eroe si imbarca (non uso parole a caso eh!) in un'indagine complicata, fuori dagli schemi e dai confini che gli appartengono e, personalmente, la trovo eccessiva e non molto credibile. Io, fino alla fine, mi aspettavo il risveglio! Un sogno del commissario che diventa quasi reale, una dimensione onirica che Camilleri celebra in ogni libro con protagonista Montalbano, talvolta sogni o spesso incubi che lasciano la sensazione del mistero,  della precarietà del presente a favore di un ignoto pieno di vitalità, libero da costrizioni e regole. Camilleri è un artista della parola e davvero trasporta i suoi lettori a seguirlo nel racconto da menestrello di storie fantastiche, coinvolgenti e anche, a tratti, spassose. Dopo venticinque anni riesce ancora a divertire noi lettori con il commissario Montalbano!
Alla fine del libro l'autore svela un dettaglio: questo racconto nasce anni fa per una produzione italo-americana ma poi tutto sfuma e lo riprende in mano per adattarlo a diventare un'altra avventura della serie dedicata al commissario di Vigàta e ai suoi amici. Direi che va benissimo così!
A presto con il racconto di altre letture che mi alleviano  la calura di un estate bollente

venerdì 31 maggio 2019

Questa volta leggo... PIU' FORTE DI OGNI ADDIO di Enrico Galiano

Buongiorno! Oggi per la rubrica Questa volta leggo... vi presento io un libro pubblicato nel 2019, la mia scelta è caduta su Più forte di ogni addio di Enrico Galiano. 


Questo è il suo terzo libro e dopo aver letto i precedenti non potevo esimermi dall'acquistalo e leggerlo soprattutto perchè è ormai tradizione che i libri di Galiano io li legga in concomitanza con mia figlia quindicenne:  io la mia copia, lei la sua e via. Poi ci scateniamo nei commenti, io e lei, ovviamente con la sua visione da teenager e la mia da mamma matusa diamo vita a discussioni anche belle accese ma mi piace il confronto;  il dialogo che ne scaturisce è sempre indicativo per me e mi aiuta a "captare" il suo modo di vedere e di vivere questo periodo della vita. Infatti Galiano rimane uno scrittore incollato al mondo dei giovani, al loro modo di essere e di sentire e ci offre uno sguardo più ampio sui loro pensieri e leggere i suoi libri rispecchia, a volte, porzioni di realtà.


titolo Più forte di ogni addio    autore Enrico Galiano      Editore Garzanti
data di pubblicazione 18 aprile 2019       pagine 349

TRAMA - È importante dire quello che si prova, sempre. È importante dirlo nel momento giusto. Perché, una volta passato potremmo non trovare più il coraggio di farlo. È quello che scoprono Michele e Nina quando si incontrano sul treno che li porta a scuola, nel loro ultimo anno di liceo. Nina sa che le raffiche di vento della vita possono essere troppo forti per una delicata orchidea come lei: deve proteggersi ed è per questo che stringe tra le dita la collanina che le ha regalato suo padre. Per Michele i colori, le parole, i gesti che lo circondano hanno un gusto sempre diverso dal giorno in cui, cinque anni prima, ha perso la vista. Quando sale sul treno e sente il profumo di Nina, qualcosa accade dentro di lui: non sa che cosa sia, ma sente che lo sta chiamando. Ogni giorno, durante il loro breve viaggio insieme, in un susseguirsi infinito di domande e risposte, fanno emergere l'uno nell'altra lo stesso senso di smarrimento. Michele insegna a Nina a non smettere di meravigliarsi ogni giorno. Nina insegna a Michele a non avere rimpianti, che bisogna sempre dare l'abbraccio e il bacio che vogliamo dare, dire le parole che non vediamo l'ora di pronunciare. Ma è proprio Nina, quando un ostacolo rischia di dividerli, a scegliere di non dire nulla. Di fronte al momento perfetto, quello in cui confessare che si sta innamorando, resta ferma. Lo lascia sfuggire. Nina e Michele dovranno lottare per imparare a cogliere l'istante che vola via veloce, come la vita, gli anni, il futuro. Dovranno crescere, ma senza dimenticare la magia dell'essere due ragazzi pieni di sogni.

RECENSIONE - La storia che Galiano ci racconta nel suo terzo romanzo ha come protagonisti due ragazzi: Michele e Nina. Due giovani che, un giorno, si trovano e sembra un classico caso del destino invece proprio solo il destino non è responsabile. Michele è un ragazzo che ha un grande sogno ma è costretto a dimenticarlo molto in fretta. Un brutto incidente lo priva della vista ma lui non si perde d'animo e vuole riconquistare un po' di autonomia e di serenità. Non riesce a fare molto, gli occhi sembrano solo due piccoli organi ma se non funzionano la vita diventa una corsa ad ostacoli. E non importa se hai il bastone dei super poteri oppure se ti accompagna qualcuno, il solo fatto di non poter fare da soli priva chi perde la vista della libertà. Ma Michele insiste a voler far da solo e tenta di andare almeno a scuola in autonomia: il solito treno, la solita fermata, si contano i passi e si arriva. Facile, sembra facilissimo detto così mettere in pratica le buone intenzioni, quando ti manca la vista nulla è semplice. Comunque Michele "sente" la presenza di Nina sul treno e capisce che non deve lasciarla andare via, deve conoscerla e frequentarla; un autentico colpo di fulmine lascia il ragazzo in balìa del suo cuore e Nina, ragazza molto determinata nonostante le difficoltà che la vita le ha presentato,  non riesce ad lasciarsi andare del tutto.

"... la verità è che le cose bisogna dirsele, non basta farle capire, quando provi qualcosa per qualcuno devi andare lì e dirglielo, con la voce, forte e chiaro, perchè tu pensi che ci sarà sempre tempo ma no è vero, arriva un momento i cui semplicemente non puoi più, è troppo tardi...".

I casi della vita sembrano beffarsi dei due ragazzi: Nina ha perso il padre in un momento delicato della sua adolescenza e non ha avuto modo di dirgli quanto gli voleva bene; Michele, con l'incidente, ha dovuto cambiare la prospettiva che aveva verso il futuro e adeguarla a quello che gli rimane. Aver trovato Nina gli fa credere che tutto potrebbe andare meglio con lei ma le sorprese sono sempre in agguato... Enrico Galiano oltre che essere scrittore è anche un insegnante di scuola media e io confesso che vorrei trovare più insegnanti come lui nelle nostre scuole. Il suo modo di interagire con i ragazzi è sempre stimolante, invita a riflettere e si capisce che, per lui, i ragazzi sono importanti e valgono più di quello che vorrebbero far credere. Nei suoi libri racconta sempre storie dove, nonostante le difficoltà, i problemi e i casi della vita, una speranza per farcela esiste sempre. Lui vede sempre il bicchiere mezzo pieno quando racconta dei suoi protagonisti e in questo libro ci passa dei messaggi che sono molto condivisibili:  dovremmo tutti aiutare il prossimo per rendere la vita degna di essere vissuta e che una parola di incoraggiamento può fare la differenza per chi ci circonda. Infatti Nina usa mollette da lasciare attaccate addosso alle persone per comunicar loro il suo incitamento, la sua buona parola, un consiglio gentile,  magari gli interessati non  se ne accorgono o non lo capiscono ma lei non perde le occasioni. Altra cosa importantissima... nella vita bisogna agire! Non si può lasciare che le cose arrivino a noi senza attivarci per ottenerle: un sogno da realizzare, un lavoro, un amore non si aspettano immobili ma si lavora per raggiungerli o per farli arrivare da noi.

"... se non sei stato di aiuto a qualcuno, la tua vita non è servita  a niente. Che vivere solo per sé stessi equivale a non vivere. "

Galiano usa i suoi libri per passarci il messaggio che i giovani hanno molto da dirci e da darci, le sue storie rispecchiano molto quello che pensano e che fanno i ragazzi e aiuta noi "grandi" a capirli meglio. Se proprio devo trovare un punto a suo sfavore vi confesso che, questo ultimo libro, non é riuscito a tenermi agganciata alla storia come doveva, un pochino è stato prevedibile vista la trama che non vi svelo del tutto per evitare spoiler  ma poteva benissimo essere un effetto voluto dall'autore  e comunque il ritmo regge bene fino alla fine per arrivare a conoscere i risvolti che Michele e Nina daranno ai loro sentimenti. Rimane un libro che consiglio a chi ama le storie che lasciano spunti di riflessione e anche a quelli che cercano messaggi positivi per aver fiducia nel domani.

Prima di salutarvi lascio qui il calendario delle recensioni per il mese di maggio, se vi va fate un giro: tanti libri interessanti e tante recensioni vi aspettano nei vari blog!

Buone letture a tutti!

sabato 25 maggio 2019

Recensione SE I PESCI GUARDASSERO LE STELLE di Luca Ammirati

Rieccomi con un'altra delle mie ultime letture. Un libro dal titolo insolito:  Se i pesci guardassero le stelle di Luca Ammirati. Un romanzo che ho letto in pochi  giorni ma che mi ha richiesto un po' di riflessione per riuscire a scrivere la mia opinione. Una lettura che lascia il segno.


titolo Se i pesci guardassero le stelle    autore Luca Ammirati   editore  DeA Planeta
data di pubblicazione 22 gennaio 2019     pagine 336

TRAMA -  Samuele ha trent'anni, una gran voglia di essere felice e la fastidiosa sensazione di girare a vuoto, proprio come fa Galileo, l'amico "molto speciale" con il quale si confida ogni giorno. Sognatore nato, sfortunato in amore, vorrebbe diventare un creativo pubblicitario ma i suoi progetti vengono puntualmente bocciati. Così di giorno è un reporter precario e malpagato, mentre la sera soddisfa il proprio animo poetico facendo la guida al piccolo osservatorio astronomico di Perinaldo, sopra Sanremo: un luogo magico per guardare le stelle ed esprimere i desideri. Proprio lì, la notte di San Lorenzo incontra una misteriosa ragazza, che dice di chiamarsi Emma e di fare l'illustratrice di libri per bambini. Samuele ne rimane folgorato e la invita a cena, ma è notte fonda e commette il più imperdonabile degli errori: si addormenta. Quando si risveglia, Emma è scomparsa nel nulla. Ma come la trovi una persona di cui conosci soltanto il nome? Non sarà l'ennesimo sogno soltanto sfiorato? In un tempo in cui persino l'amore sembra un lusso che non possiamo permetterci, questo romanzo di Luca Ammirati ci ricorda che per realizzare i nostri desideri è necessaria un'ostinazione che somiglia molto alla follia. E che a volte bisogna desiderare l'impossibile, se vogliamo che l'impossibile accada.

RECENSIONE - Il libro di Luca Ammirati mi ha dato la sensazione di leggere il diario segreto di Samuele, il protagonista di questo romanzo; trentenne giornalista part-time e astrofilo per passione. Lui è alla ricerca del lavoro dei suoi sogni, si sente motivato e pronto ma quando arriva la risposta negativa alla sua richiesta di assunzione, cerca conforto negli amici. Samuele è, fortunatamente, circondato da amici veri: Ilenia, Iacopo e Galileo, l'amico speciale cui si rivolge quando non riesce più a vedere uno spiraglio di luce tra la coltre dei suoi pensieri e dei suoi fallimenti. Il lavoro da giornalista è precario e poco stimolante, la sua vita sentimentale è piuttosto deprimente e l'unica gioia che lo conforta è l'osservatorio di Perinaldo dove intrattiene gruppi di visitatori. Scrutare il cielo e tutto ciò che contiene appassiona Samuele, lo rende felice e condividere con altri questa passione lo aiuta a dare un senso alla sua vita un pochino disordinata. La sera di San Lorenzo, dopo l'uscita del gruppo in visita e al quale Samu ha spiegato per bene i segreti della volta celeste e fatto scrutare le stelle, entra all'osservatorio una ragazza che sembra interessata a visitarlo. Nonostante sia tardi Samuele, colpito dalla sua apparizione e intenzionato ad approfondire la conoscenza della misteriosa signorina, la accompagna e le spiega tutto ciò che sa sulle stelle e sull'osservatorio. La loro serata prosegue a casa del ragazzo dove cercano di prolungare la magia che Samuele sente nascere e non si spiega. 

"Se senti un'emozione, è un peccato non viverla."

E non si spiega nemmeno come possa essersi addormentato come un sasso mentre Emma é ancora a casa sua. Al suo risveglio la ragazza non c'è più e gli rimane solo il suo nome e tanta rabbia per non averle chiesto altro , per non sapere altro e poterla così ritrovare. La sua mente, da quella sera in poi è in black-out, non si concentra più in quello che fa, non ascolta gli amici e i consigli che chiede ma a cui non presta attenzione. La sua vita sta andando a rotoli, un colpo di fulmine lo ha colpito giusto al cuore senza dargli scampo. Perfino la sua anziana vicina di casa lo coccola con farinate, focacce e del buon caffè e gli dispensa ricette per guarire la sua fame di amore. Nonostante il suo umore sia sempre ai livelli più bassi, tenta il tutto per tutto almeno per trovare il suo lavoro della vita, quello per cui sente di doversi spendere al massimo. Emma sembra non dover far parte del suo presente quindi meglio per lui dedicarsi a qualcosa di concreto. 

"Ho sentito la felicità passarmi accanto, talmente vicina che potevo prenderla per mano e specchiarmi in lei."

Leggere questo libro è stato un continuo viavai di emozioni, non si trova solo una storia tra le pagine ma pensieri così spontanei e introspettivi in cui ci si può riconoscere tantissimo. Samuele si confida spesso con Leo, il suo amico speciale, con lui riesce ad essere sincero e ad ammettere che la sua vita non va come vorrebbe, che i suoi sogni non possono rimanere in un cassetto, che il suo amore non può ridursi ad un bacio su uno specchio. i suoi amici costituiscono le rocce che arginano la sua deriva: si sente fallire su tutti i fronti e non riesce a reagire. Gli serve la scossa giusta per ritrovare fiducia in sé stesso e anche nei progetti che ha per il suo futuro. E la ritrova accanto al suo amico Leo, sotto la coperta di stelle che tanto gli sono amiche. Davvero i sogni non vanno abbandonati, non vanno messi in un angolo, mai! In una vita intera le delusioni, i fallimenti, gli inciampi non mancheranno  ma non bisogna per questo lasciare che la disillusione sgonfi le vele dei propri sogni. In questo libro ho apprezzato la scrittura vera ed emozionante, come dicevo sembra di leggere un diario dove sono raccolte le confessioni più difficili da esternare e per questo più sincere e credibili. La storia di Samuele e di Emma non diventa mai qualcosa di sdolcinato o di già sentito ma tiene il lettore in costante tensione, fino alla fine che sorprende molto. Mi sento di consigliare calorosamente questo libro a chi cerca una lettura non scontata ma che fa riflettere, a chi ha bisogno di ritrovare fiducia e di non smettere mai di sognare. E ve lo dice una sognatrice incallita e un po' di parte ...  che adora guardare le stelle!

"Non puoi spegnere il cielo, Samuele. I sogni non si comprano, si vincono con la determinazione e il coraggio di non lasciar perdere. Non smettere di crederci. Combatti per ciò che porti nel cuore. Perché tutto quello che resta, alla fine, è l'adorabile disordine della vita." 


Recensione UNA VOLTA E' ABBASTANZA di Giulia Ciarapica

Buon pomeriggio! In questo periodo in cui si fatica a credere di essere in primavera inoltrata, visti i giorni piovosi e freddi, le letture procedono spedite. Oggi vi presento un libro molto "social", nel senso che è scritto da una bravissima bookblogger ed è molto presente nei vari profili librosi che seguo su Instagram. La curiosità quindi, ovviamente, mi ha spinta ad acquistare il libro e la mia Challenge del cuore mi ha offerto l'occasione di leggerlo quasi subito.


titolo Una volta è abbastanza     autore Giulia Ciarapica     editore Rizzoli
data di pubblicazione 2 aprile 2019      pagine 365

TRAMA - L'Italia è appena uscita dalla guerra. A Casette d'Ete, un borgo sperduto dell'entroterra marchigiano, la vita è scandita da albe silenziose e da tramonti che nessuno vede perché a quell'ora sono tutti nei laboratori ad attaccare suole, togliere chiodi, passare il mastice. A cucire scarpe. Annetta e Giuliana sono sorelle: tanto è eccentrica e spavalda la maggiore - capelli alla maschietta e rossetti vistosi, una che fiuta sempre l'occasione giusta - quanto è acerba e inesperta la minore, timorosa di uscire allo scoperto e allo stesso tempo inquieta come un cucciolo che scalpita nella tana, in attesa di scoprire il mondo. Nonostante siano così diverse, l'amore che le unisce è viscerale. A metterlo a dura prova però è Valentino: non supera il metro e sessantacinque, ha profondi occhi scuri e non si lascia mai intimidire. Attirato dall'esplosività di Annetta, finisce per innamorarsi e sposare Giuliana. Insieme si lanciano nell'industria calzaturiera, dirigendo una fabbrica destinata ad avere sempre più successo. Dopo anni, nonostante la guerra silenziosa tra Annetta e Giuliana continui, le due sorelle non sono mai riuscite a mettere a tacere la forza del loro legame, che urla e aggredisce lo stomaco. Giulia Ciarapica ci apre le porte di una comunità della provincia profonda: tra quelle colline si combatte per il riscatto e tutti lottano per un futuro diverso. Non sanno dove li porterà, ma hanno bisogno di credere e di andare.

RECENSIONE - Il libro di Giulia Ciarapica si legge in modo molto scorrevole, lei è molto brava con le parole. Parla benissimo e scrive ancora meglio, questo è un punto di forza che emerge subito. La sua storia è ambientata nelle Marche, più precisamente a Casette d'Ete e copre l'arco temporale di circa vent'anni nel periodo storico del dopoguerra e della rinascita dalle macerie che il conflitto lascia sul territorio e nelle persone. I protagonisti principali sono due sorelle Annetta e Giuliana che, tra gli scherzi di una vita mai semplice, si contendono l'amore di Valentino. Le loro vite si districano attraverso numerosi eventi , felici e non, che evidenziano quanta rivalità ci sia tra sorelle  ma anche quanto solido sia il legame che le unisce. I loro caratteri non potrebbero essere più diversi ma nella diversità emergono, tra le pagine del romanzo, i fatti che il tempo non scalfisce. Valentino si ritrova ad essere il loro spartiacque, colui che le divide ma che, per assurdo, le tiene unite nel momento del bisogno. Giuliana è la donna "perfetta", quella che riesce a far funzionare la famiglia e nello stesso tempo dare il massimo nel lavoro. Lei e Valentino producono scarpe e cercano l'innovazione attraverso nuove linee di scarpette per bimbi e neonati. Annetta, carattere ribelle e fuori dagli schemi, sempre pronta ad apparire sfrontata e assolutamente senza regole, dopo un periodo difficile, torna al suo paese e lavora per lanciare la sua produzione di scarpe alla moda e un pochino sfrontate, proprio come lei. 

"La famiglia è tutto, tutto ciò che la vita ci ha dato per metterci alla prova. E imparare a resistere."

In questo libro, Giulia scrive di donne che prendono la vita di petto, ognuna col loro modo di fare certo, ma sempre senza aspettare che altri si occupino di loro. Rosa, Annetta, Giuliana, Rita, la signora Luisa e Giovanna: donne con storie diverse ma determinate, forti o meno ma sempre intenzionate a non farsi mai mettere in disparte. Questo romanzo, il primo di una trilogia, racconta le vicende di Annetta e Giuliana e di chi vive loro intorno ma anche della società che rialza la testa dopo la guerra, dei cambiamenti che portano speranza nelle vite degli italiani. Una nuova automobile, un nuovo apparecchio radiotelevisivo, il Festival di Sanremo... ventate di ottimismo che servono per ripartire e ricostruire l'Italia. Uno spaccato di storia che si legge con il magone, ogni pagina preannuncia novità e lascia col fiato sospeso, la curiosità accompagna la lettura fino all'ultima riga dell'ultima pagina. Giulia descrive la sua terra, il paesino del romanzo è il suo e il lettore percepisce l'intensità del legame che esiste, l'autrice non scrive solo una storia ma ci accompagna nelle vite di chi è vissuto lì, di chi ha lavorato, sudato, sofferto e sognato per diventare qualcuno e per realizzare i propri sogni. Valentino, Giuliana e Annetta diventano, pagina dopo pagina, simboli di coraggio, determinazione, sacrificio e fragilità. Il racconto è sempre intenso, ogni personaggio ci diventa caro perché Giulia non si limita a descriverlo ma ci trasmette sensazioni, ci passa l'intensità che la anima nel parlare della sua terra e della sua gente. Arrivare alla fine non è una conquista, l'ultima pagina di questo libro mi fa chiedere a gran voce: "Giulia, fammi leggere il seguito al più presto!".

"... perché resta solo quel che conta, e conta solo ciò che resta. Al di là di tutto. Nonostante tutto."

mercoledì 8 maggio 2019

Recensione L'ARTE DEL DUBBIO di Gianrico Carofiglio

Secondo post della giornata, con me le cose vanno cosi temo: o raramente o spessissimo. Prometto che lavorerò per far tornare le cose in modo più equilibrato e quindi poter scrivere ad intervalli regolari. Qui vi parlo del libro "dinosauro"... un libretto che credo di aver acquistato ormai un decennio fa ma che è rimasto nascosto tra i titoli che aspettavano di essere letti con pazienza. Ho letto questo di Carofiglio perché mi serviva un libro con un titolo che iniziasse con un articolo apostrofato. direi che ci siamo con L'arte del dubbio! Grazie alle mie adorate LauraLaura e Stefania  che mi aiutano a smaltire la pila di testi da leggere con la loro Reading Challenge 2019.  


titolo L'arte del dubbio     autore Gianrico Carofiglio     editore Sellerio
data di pubblicazione 22 novembre 2007           pagine 231

TRAMA - Anni fa, quando fu pubblicato per la prima volta con un altro titolo, questo libro era diverso da adesso. Gianrico Carofiglio, allora esclusivamente un magistrato ben lontano dai romanzi che ne hanno fatto uno degli autori più amati dal pubblico, l'aveva concepito come un manuale sulla tecnica dell'interrogatorio, su come demolire o rafforzare una testimonianza nel dibattimento penale. Ma siccome il testo era tutto costruito su casi concreti, su verbali di veri interrogatori, ebbe una cerchia di lettori più vasta di quella degli specialisti. Evidentemente molti, nell'arte controllata di insinuare il dubbio fra i fatti, avevano avvertito l'umorismo, ossia il lavoro del contrario. In breve, lo spirito della letteratura, in una raccolta di racconti veristici venati di giallo: pezzi di vita, storie tragiche e comiche di esseri umani presi in avventure e peripezie, di prede e predatori, furbi e poveracci sul palcoscenico del processo che diventa teatro di vita. Da tutto questo lo stimolo a ripubblicarlo oggi liberato dalle parti più tecniche, per tornare ciò che era veramente: una raccolta di racconti giudiziari.

RECENSIONE - Un genere di telefilm che da sempre preferisco ha come protagonisti gli avvocati o ciò che ruota intorno alla giurisprudenza: qualcuno forse ricorda JAG- avvocati in divisa, Ally McBeal che sono più datati oppure Close to home o Giudice Amy fino ai più recenti Bull o The good wife. Ecco, parte da lontano la mia preferenza per tutto ciò che si occupa di legge e di processi e forse, lavorando di memoria, posso andare anche a rispolverare gli scritti di John Grisham di cui ero affezionata lettrice. Si capisce così perchè, scorrendo la sinossi di questo libricino di Sellerio Editore,  io lo abbia acquistato tanto tempo fa ormai lasciandolo ad aspettare con pazienza che mi si presentasse l'occasione buona per leggerlo.  E, per merito del suo titolo apostrofato, l'ho letto, non speditamente vi confesso, e qui vi dico la mia in merito. Conosco Carofiglio come autore  per aver letto altri tre suoi testi e mi ha sempre colpita per la sua bravura nel tessere storie avvincenti usando un linguaggio che rimane semplice ma preciso. Infatti lui è un ex-magistrato che scrive di processi, di investigazioni e di investigatori con bravura e competenza. In L'arte del dubbio ci introduce al linguaggio processuale - questo non nasce come libro così com'è - nella prima stesura è un manuale per "gli addetti ai lavori" con verbali e deposizioni e tanti tecnicismi. Chi ha modo di leggerlo però rimane sorpreso e l'editore convince Carofiglio a rivederlo per ripubblicarlo in veste di saggio alla portata di tutti, L'autore usa esempi reali (toglie nomi e luoghi ovviamente) ma usa tutto ciò per spiegare come il  linguaggio usato nei dibattimenti possa incidere sia per difendere che per accusare e di come la verità possa essere modellata in funzione del bisogno.

"Di fronte ad una deposizione avversa che abbia conseguito un qualche risultato, bisogna dunque chiedersi se esista la possibilità di segnare punti a proprio favore in sede di controesame."

Per la legge il linguaggio è fondamentale anzi, le parole sono ciò che fa veramente la differenza. Saperle usare con maestria e con sapienza, saper portare chi ascolta o chi deve rispondere dalla parte che fa comodo è un'arte. In questo libro si legge come tutto questo faccia la differenza  nei vari gradi di giudizio o per tutto quel che riguarda le faccende legali. Io sono sempre stata convinta che saper parlare bene, saper usare in modo appropriato le parole e dare un senso a quel che si dice possa, molte volte, indirizzare opinioni, ribaltare i fatti o correggere giudizi. Questo vale ancora di più quando si ha a che fare con la legge, quando per capire se veramente qualcuno è colpevole oppure no si devono ricostruire i fatti. Basta la bravura di un avvocato o di un giudice a porre le domande oppure a rigirarle in modo poco chiaro e si ottengono risposte che servono, quelle che possono decisamente fare la differenza perché, in tribunale, o si decide per la colpevolezza oppure per l'assoluzione. Non cosette da poco... Insomma, leggere L'arte del dubbio non è stata esattamente una passeggiata; la riflessione e, in qualche passaggio, la rilettura , hanno reso piuttosto lenta la mia lettura ma direi che è stato un testo interessante. Posso consigliarlo ma non a tutti... lo apprezzerà chi ama le questioni legali oppure chi vuole leggere qualcosa in cui le parole sono preziose, importanti e, secondo la bravura, la salvezza o la condanna. E' un libro in cui leggere e basta non si può, serve ragionare e capire la differenza tra gli esempi, tra le varie forme di questioni che vi sono riportate.Quindi si  capisce  la portata di una conversazione, di una affermazione o di una singola frase. 

"La credibilità non ha tanto a che fare con la verità quanto con le percezioni individuali. Con efficace espressione è stato chiarito che lo studio della credibilità si identifica con lo studio di come la gente <<giudica i libri dalle loro copertine>>."

Quindi, nel caso libro bello e copertina scarsa oppure copertina top con testo pessimo? Io ho la mia opinione ed è che non bisogna fidarsi delle copertine/apparenze ma addentarsi nelle faccende quindi non farsi mai fuorviare da un'apparenza da urlo a discapito di un contenuto almeno più che discreto. In ogni caso... perchè le parole a volte durano il tempo di un attimo ma le persone e i loro fatti restano.




Recensione FEDELTA' di Marco Missiroli

Eccoci per una nuova recensione e questa volta vi parlo di un libro scritto da un autore di cui non avevo letto ancora nulla: Marco Missiroli e il suo ultimo Fedeltà.


titolo Fedeltà     autore Marco Missiroli      Editore Einaudi
data di pubblicazione 12 febbraio 2019       pagine 224

TRAMA - «Il malinteso», così Carlo e Margherita chiamano il dubbio che ha incrinato la superficie del loro matrimonio. Carlo è stato visto nel bagno dell'università insieme a una studentessa: «si è sentita male, l'ho soccorsa», racconta al rettore, ai colleghi, alla moglie, e Sofia conferma la sua versione. Margherita e Carlo non sono una coppia in crisi, la loro intesa è tenace, la confidenza il gioco pericoloso tra le lenzuola. Le parole fra loro ardono ancora, così come i gesti. Si definirebbero felici. Ma quel presunto tradimento per lui si trasforma in un'ossessione, e diventa un alibi potente per le fantasie di sua moglie. La verità è che Sofia ha la giovinezza, la libertà, e forse anche il talento che Carlo insegue per sé. Lui vorrebbe scrivere, non ci è mai riuscito, e il posto da professore l'ha ottenuto grazie all'influenza del padre. La porta dell'ambizione, invece, Margherita l'ha chiusa scambiando la carriera di architetto con la stabilità di un'agenzia immobiliare. Per lei tutto si complica una mattina qualunque, durante una seduta di fisioterapia. Andrea è la leggerezza che la distoglie dai suoi progetti familiari e che innesca l'interrogativo di questa storia: se siamo fedeli a noi stessi quanto siamo infedeli agli altri? La risposta si insinua nella forza quieta dei legami, tenuti insieme in queste pagine da Anna, la madre di Margherita, il faro illuminante del romanzo, uno di quei personaggi capaci di trasmettere il senso dell'esistenza. In una Milano vivissima, tra le vecchie vie raccontate da Buzzati e i nuovi grattacieli che tagliano l'orizzonte, e una Rimini in cui sopravvive il sentimento poetico dei nostri tempi, il racconto si fa talmente intimo da non lasciare scampo.

RECENSIONE - Marco Missiroli, come già ho scritto all'inizio di questo post, è per me un autore nuovo; ho letto nel tempo tante recensioni sul suo precedente libro Atti osceni in luogo privato e la curiosità mi ha colpita quando è uscito il suo ultimo romanzo. In libreria l'ho acquistato poco dopo la sua uscita proprio perché volevo averlo sottomano al momento giusto (e non si sa mai quando arriva!). Il suo turno è arrivato e devo confessarvi che l'ho letto, anzi, direi più correttamente che il libro si è fatto leggere in tempo record. Proprio così: dopo averlo iniziato non riuscivo a posarlo per più di dieci minuti perché dovevo andare avanti, sapere, leggere cosa accadeva tra Margherita e Carlo. Loro sono i protagonisti principali, la coppia che attraversa un momento di tentennamento: lui, professore universitario ma che vorrebbe scrivere e non solo i cataloghi di viaggio e lei, immobiliarista affranta da un dolore alla gamba che non le impedisce di acquistare un appartamento al quarto piano ma senza ascensore. La loro vita di coppia è apparentemente tranquilla, sono trentenni in carriera, con genitori alle spalle che danno loro il sostegno di cui hanno bisogno. Intorno al loro ci sono Sofia e Andrea: lei è una studentessa e lui un fisioterapista e rappresentano la tentazione per i due coniugi,  la linea di confine che segna quello che realmente sono da quello che entrambi vorrebbero essere... qualcos'altro. L'infedeltà è il loro incubo, pedinano, controllano, svelano ma niente intacca la loro apparente vita perfetta. Cambiano casa e persino il mutuo trentennale sembra una catena messa per tenere al sicuro il loro matrimonio ma i fatti, anche a distanza di quasi dieci anni, dimostrano che il pensiero è sempre altrove. Sofia e Andrea non sono i veri responsabili delle insicurezze coniugali di Carlo e Margherita ma sicuramente le incarnano bene, danno loro modo di avere un volto e un nome su cui proiettare le loro frustrazioni personali. Margherita ha la mamma Anna che la aiuta a tenere sotto i suoi dubbi senza buttare il matrimonio alle ortiche; proprio lei che scopre dopo la morte del marito i segreti dolorosi e inconfessabili a chiunque. Carlo invece, in famiglia, si sente sempre a disagio: suo padre sognava per lui un brillante futuro e non un lavoro precario come redattore o come insegnante di letteratura. 

"Proteggersi, premunirsi, difendersi dalla realtà che ha in grembo eterne persecuzioni. Era l'ossessione della sua famiglia."

Leggere questo libro mi ha tenuta in apnea letteralmente, la scrittura di Missiroli è particolarmente elettrica, si legge tutto d'un fiato quasi. Non riuscivo a staccarmi dalle pagine perché tanta era la curiosità di sapere se realmente, per Carlo e Margherita, il matrimonio non può resistere senza inserire qualcun'altro tra loro. Hanno tutto ciò che serve per vivere tranquillamente, pensano anche di amarsi ma trovano continui modi per riuscire ad evadere dal legame che li tiene uniti: essere una coppia. Neppure il tempo attenua tutto questo, nemmeno le evoluzioni, le gioie o i dolori che la vita riserva ad ognuno, riescono ad allentare il loro pensiero verso qualcos'altro. 

"...aveva intuito che l'infedeltà poteva significare fedeltà verso sé stessa."

Forse questo è il loro punto debole, il loro pensiero vitale... essere sempre in cerca di altro per rafforzare il loro legame. Caricare altri di una responsabilità che loro due non vogliono avere, quella di essere felici per merito soltanto loro. Hanno timore che, senza terze parti, accorgersi di qualcosa che non va potrebbe devastarli. E' questo il pensiero che mi ha accompagnata lungo la lettura di questo libro, il resoconto di un matrimonio che potrebbe essere quello di tutti: noie, impegni, difficoltà ci sono per chiunque ma è diverso il modo di affrontare le cose. Ci ama non tradisce, non ci pensa né per scherzo né per evasione: il rispetto di chi si ama non va mai posto in secondo piano, Se le cose non funzionano si prende atto e si cerca rimedio ma tradire lo trovo vigliacco. Questo libro mi ha un pochino irritata sotto questo punto di vista: non concepisco proprio che si possa vivere insieme  nonostante il tradimento. Di qualsiasi tipo esso sia. 
Insomma, un libro che ha soddisfatto la mia curiosità in merito a Marco Missiroli scrittore e che mi ha pungolata benino su di un tema per me importante, la fedeltà. Se volete spunti per riflessioni anche pungenti vi consiglio di leggerlo. Ma prendete un bel respiro prima di iniziarlo... 


lunedì 6 maggio 2019

Recensione CIRCE di Madeline Miller

In questo week end di maggio che assomiglia tanto a novembre per quanto fa freddo e piove, vi voglio parlare di alcuni libri che ho letto in questo ultimo periodo. Il primo, quello speciale e più sorprendente è Circe di Madeline Miller. 


titolo Circe       autore Madeline Miller     editore Sonzogno
data di pubblicazione  14 febbraio 2019    pagine  411

TRAMA -  Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali. Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica. Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull'isola di Eea, non si perde d'animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il destino - con l'ingegnoso Dedalo, con il mostruoso Minotauro, con la feroce Scilla, con la tragica Medea, con l'astuto Odisseo, naturalmente, e infine con la misteriosa Penelope. Finché - non più solo maga, ma anche amante e madre - dovrà armarsi contro le ostilità dell'Olimpo e scegliere, una volta per tutte, se appartenere al mondo degli dèi, dov'è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare.

RECENSIONE - Io ho sempre letto con un particolare piacere i racconti e tutto ciò che riguarda le divinità greche e romane. A scuola, persino fare i riassunti dei brani dell'Eneide e dell'Odissea, era più sopportabile perché mi consentiva di approfondire le mie conoscenze e di farne di nuove su miti e divinità. Per questo quando ho saputo dell'uscita di questo libro è scattata immediata anche la mia voglia di leggerlo quanto prima. La protagonista di questo romanzo è Circe, figlia di Elios e di Perseide, un titano e una ninfa ma lei non rispecchia nessuno dei genitori. Dimostra un carattere atipico per le sue origini: è curiosa, ribelle, coraggiosa e tanto "umana". Questo suo temperamento la espone al castigo di Elios che la esilia sull'isola di Eea e Circe, anziché esserne dispiaciuta, esprime tutte le sue capacità magiche. Lei è un essere immortale, conosce eroi e divinità, li affronta, li sfida e li ama. La Miller ci descrive, nelle pagine del suo libro, la Circe più umana che mai: quella che soffre per non essere mai stata apprezzata da suo padre, quella che prova pietà per Prometeo punito da Zeus per aver aiutato i mortali e che si invaghisce di un povero pescatore. La Circe che affina le sue arti magiche per rivalsa su un destino che non l'ha ma veramente favorita, per dimostrare a sé stessa, a fratelli, sorelle e divinità varie che lei esiste e ha uno scopo.

"E io vivevo proprio per quel momento, quello in cui tutto diventava finalmente chiaro e il sortilegio riusciva a cantare con la sua nota più pura, per me e per me sola."

In questo libro Circe si svela per quello che veramente è: una donna che ambisce a trovare un posto suo nel mondo, divino o reale, che la faccia sentire realizzata. La sua magia, l'amore per Odisseo, i sensi di colpa per l'incantesimo fatto a Scilla e la sua permanenza a Eea, tutto viene raccontato dalla Miller con tale enfasi che non si molla il libro facilmente! L'autrice infatti è bravissima a tratteggiare Circe analizzandola anche psicologicamente e questo mi ha conquistata letteralmente. Trovo che questo libro non sia solo la storia della maga dell'Odissea e di qualche divinità a contorno ma sia un vero e proprio ritratto completo di una donna, Circe, non solo per quello che ha fatto e che sappiamo dai banchi di scuola ma per come è lei veramente e per quello che l'ha fatta diventare quello che è. Insomma, un ritratto a tutto tondo su un pezzo di storia antica che racchiude tesori in fatto di personalità dei protagonisti. Madeline Miller racconta in modo speciale e con un linguaggio quasi poetico, coinvolgente  e descrittivo, un pezzo di storia e di suoi protagonisti in un modo che definirei quasi "sentimentale", dove si evidenzia, soprattutto, il lato umano e più fragile della maga Circe ma senza perdere di vista quello che è il resoconto dei fatti storici e senza perdere credibilità per mantenere il racconto. Anzi, io trovo che la mitologia possa guadagnare fascino con questo libro,  dopo aver letto il romanzo.ne sono persuasa al massimo. 

"Questo è il destino del comandante. Questa è la follia dell'umanità. Non è forse la nostra tragedia umana che certi uomini debbano essere bastonati come somari prima di agire con un pizzico di senno?"

Nel racconto della Miller Circe crea, a suo modo, ponti tra il mondo divino e quello umano, tra magia e realtà, tra convenienza e sentimento... ogni azione ha un preciso scopo che non sempre può essere quello ovvio ma spesso diventa inaspettato e sorprendente. Una lettura che meraviglia per quanto è coinvolgente e realistica, senza mai diventare pesante nonostante si leggano racconti storici ed epici. Posso consigliare la lettura di questo libro a tutti: fa bene a chiunque abbia voglia di leggere e di scoprire che anche i miti hanno delle debolezze proprio come gli umani!

"Sei saggia" disse poi. "Se è così è perché sono stata sciocca per un tempo sufficiente a centinaia di vite"