Don't dream your life... live your dreams!

lunedì 6 marzo 2017

Recensione: L'arte di essere fragili di Alessandro D'Avenia

Bentornati! Questo post mi vede scrivere la recensione del secondo libro che mi è stato assegnato dal sesto giro di ruota della Challenge La Ruota delle Letture ,a cui partecipo con soddisfazione e che mi sta facendo veramente divertire! L'obiettivo a cui devo dare risposta è quello della Copertina Blu e la mia scelta è stata quasi obbligata 😄 infatti ho tirato fuori della mia TBR "L'arte di essere fragili" di Alessandro D'Avenia...
La copertina è di un bellissimo blu notte come si vede dalla foto e io aspettavo da un bel po' di poterlo leggere scegliendolo tra i tanti in attesa!

Descrizione: "Esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un'arte della gioia quotidiana?" Sono domande comuni, ognuno se le sarà poste decine di volte, senza trovare risposte. Eppure la soluzione può raggiungerci, improvvisa, grazie a qualcosa che ci accade, grazie a qualcuno. In queste pagine Alessandro D'Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l'incontro decisivo che glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi. Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l'indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei. Nella sua vita e nei suoi versi, D'Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. E ne trae lo spunto per rispondere ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d'Italia, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso profondo del vivere. Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani: Saffo e il pastore errante, Nerina e Silvia, Cristoforo Colombo e l'Islandese... Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come una bussola, se non le tacitiamo possono orientare la nostra esistenza.

Recensione: Anticipo subito che la mia recensione potrà sembrare mooolto di parte! Io adoro D'Avenia sia come scrittore (ho letto tutti i suoi libri) che come insegnante e come persona. Non deve sembrar strana allora la mia gioia derivata dal suo nuovo libro tanto atteso. Confesso però che, leggendo le anticipazioni, scoprire che avrebbe trattato del Leopardi mi ha lasciata un pochino perplessa... Ho antiche rimembranze scolastiche del poeta marchigiano che me lo hanno fatto conoscere bene ma anche un po' detestare! In seconda media imparare a memoria la poesia "A Silvia" in pochissimi giorni è stata una sfida non indifferente e dopo quasi trentaquattro anni ancora me la ricordo!!! Comunque sia il libro l'ho letto con un misto di ammirazione e timore: la prima nei confronti di D'Avenia che riesce a rendere semplice qualsiasi argomento e a spiegare, con parole che arrivano all'anima, sentimenti e stati d'animo. Il timore invece era di scoprire un libro noioso o troppo concentrato solo sul poeta. Invece, leggendolo, ho trovato un racconto epistolare tra l'autore e Leopardi in cui si trattano argomenti attuali e molto profondi. D'Avenia ci accompagna alla scoperta di un Leopardi nuovo che, analizzando i suoi scritti, ci aiuta a trovare un senso alla nostra vita, a non sprecarla e a viverla con lo stupore che dovremmo riservare alle cose preziose! Confesso che il libro non l'ho letto "tutto di seguito" ma mi sono riservata il tempo per assimilarne tutti i punti che ritenevo importanti e degni di riflessioni. Ho sottolineato tanto, ho fatto miei pensieri dell'autore di cui avevo bisogno in questo momento e ho amato questo libro! Mi ha lasciato, ora che sono arrivata alla fine, una visone nuova delle cose: dobbiamo avere degli obiettivi e metterci gioia nell'impegno per raggiungerli, un'energia che ci faccia sempre provare meraviglia per le cose belle che ci circondano e per le persone che amiamo... come Giacomo Leopardi, ora l'ho imparato bene, scriveva nelle sue poesie.

Con questo libro raggiungo l'obiettivo Copertina blu per La Ruota delle Letture.
Buon inizio di settimana!

Mariangela

sabato 4 marzo 2017

Recensione: La passione di Artemisia di Susan Vreeland


Libro La passione di Artemisia Susan Vreeland

Buon sabato! Oggi scrivo il post per scrivere le mie impressioni sul libro La passione di Artemisia.

Descrizione: É il 14 maggio 1612 quando mezza Roma accorre nelle sinistre aule dell’Inquisizione per l’atteso giorno del giudizio sulla denunzia che il padre di Artemisia Gentileschi, giovane e brillante artista, ha sporto presso il papa Paolo V. Nell’umida e scura di Tor di Nona, le parole di Orazio Gentileschi rimbombano nella mente di ognuno: «Agostino Tassi ha deflorato mia figlia Artemisia e l’ha forzata a ripetuti atti carnali, dannosi anche per me, Orazio Gentileschi, pittore e cittadino di Roma, povero querelante, tanto che non ho potuto ricavare il giusto guadagno dal suo talento di pittrice».

Ambientato negli splendidi scenari della Firenze, Roma e Napoli seicentesche, popolato di personaggi storici come Cosimo de’ Medici e Galileo, La passione di Artemisia narra della straordinaria avventura della prima pittrice celebrata e riconosciuta nella storia dell’arte: Artemisia Gentileschi, la donna che, in un mondo ostile alle donne, riuscì a imporre la sua arte e a difendere strenuamente la sua visione dell’amore e della vita.

Recensione. Ho scelto di leggere questo libro incuriosita dai pareri positivi delle mie compagne lettrici fatte sulla pagina Facebook della Challenge a cui partecipo e devo dire che ne sono rimasta positivamente colpita. Il libro racconta la storia dell'artista Artemisia, pittrice donna del 1600, vittima di un abuso e costretta a difendersi piuttosto che venire difesa nel processo che ne consegue. 
Non conoscevo la protagonista del romanzo in quanto artista ma leggendo le sue vicende mi sono resa conto che era una donna forte, risoluta e disposta a tanto pur di poter realizzare la sua aspirazione artistica. Lo stupro subìto da parte di un amico di famiglia la costringe ad allontanare il padre, a doversi sposare e a vivere nella rabbia e nel rancore. Crede nell'amore, quello che fa battere il cuore e cerca di risvegliarlo nell'uomo che ha sposato ma Pietro non riesce a perdonarle il fatto di essere più brava di lui nella pittura e la tradisce. Artemisia cresce la sua figlioletta cercando di riversarle nell'animo la passione per l'arte, non si scoraggia e cambia anche città per non farle mancare nulla mai. Palmira cresce curiosa e sveglia, segue la mamma prima a Genova, poi a Roma e infine a Napoli dove si innamora e si sposa, per amore vero; Artemisia rinuncia a vederla diventare artista ma si rallegra di saperla felice e parte per riconciliarsi col padre, vecchio e stanco e per aiutarlo a completare il suo ultimo lavoro. In questo romanzo ci sono moltissimi spunti per riflettere: la condizione della donna sempre vista come inferiore rispetto all'uomo, soprattutto quando vuole realizzarsi nel lavoro. Quando non hanno un uomo accanto riescono a darsi da fare per far crescere i figli, sono disposte a tanti sacrifici ma non a farsi umiliare per salvare le apparenze. L'amore può smuovere le montagne ma non può giustificare la rassegnazione o la sottomissione. Artemisia incarna l'immagine di donna risoluta e capace di coltivare la vera passione che sia per la pittura, per la figlia o per sopravvivere giorno dopo giorno. Libro molto ben scritto e scorrevole da leggere. Lo consiglio veramente.

Con questo libro raggiungo l'obiettivo 15- Leggere un libro storico - della Challenge La Ruota delle Letture dei blog di Laura e Laura.

Buone letture a tutti!
Mariangela

lunedì 20 febbraio 2017

Recensione: Amore e Inganni di Whit Stillman

Buon lunedì... oggi presento la mia recensione per il libro di Stillman che ha sceneggiato l'omonimo film e successivamente ha pubblicato questo scritto seguito, nel volume, dallo scritto di Jane Austen a cui si riferisce e cioè a Lady Susan.

Descrizione: Deliziosi capelli biondi, delicati occhi grigi e ciglia nerissime, Lady Susan Vernon dimostra non più di venticinque anni, sebbene in effetti ne abbia dieci di più. Il suo contegno è del tutto adorabile e la sua voce e le sue maniere garbate e seducenti. E poi possiede l’incantevole qualità di apparire quasi sempre di ottimo umore, quali che siano le circostanze. Tuttavia c’è chi la giudica impertinente e presuntuosa e sostiene che la condotta da lei tenuta nel cercare marito per la figlia Frederica non si limiti affatto al fare civettuolo in uso nella buona società. Si sussurra che abbia addirittura trascurato il defunto consorte e incoraggiato altri uomini in passato, e stia ora cercando un marito, preferibilmente molto ricco, perfino per se stessa. Per questo, mentre il mondo grida allo scandalo, Lady Susan decide di cambiare strategia e senza preavviso alcuno si presenta a Parklands, dimora di suo cognato, capostipite dell’illustre famiglia DeCourcy. Una residenza rinomata per la straordinaria bellezza della sua facciata palladiana e per il contegno non certo esemplare del suo casato. Qui, nella quiete e nel lusso di un’antica dimora, lontana dalle voci maligne che circolano sul suo conto, Lady Susan intende cercare una nuova via che conduca lei e la giovane Frederica all’agognato altare.
Giunto a noi per la prima volta nel 1784, grazie alla penna di una giovane Jane Austen, questa storia ci viene ora raccontata dal nipote di James Martin e della stessa Lady Vernon, Rufus Martin. Inorridito dal modo in cui quell’«autrice zitella, famigerata per le sue narrazioni vergate con penna intinta nel veleno e celate sotto la veste d’agnello dell’Anonimato» ha trattato la figura di sua zia, Rufus si assume quale sacro obbligo il compito di convincere il mondo intero della probità delle intenzioni di Lady Susan. Dal suo puntiglioso resoconto emerge il quadro di una gentildonna moralmente retta, benché scandalosamente attraente e civettuola, che si adopera per il bene della figlia e dell’intera comunità, in netto contrasto con l’epistolario austeniano, posto in calce a questo romanzo.
Riuscitissima e divertente riscrittura dell’opera di Jane Austen, Amore e inganni è una commedia di costume diabolicamente spassosa, e imperdibile per tutti i lettori della grande scrittrice inglese, notoriamente inclini ad apprezzare l’ironia più di ogni altra cosa.

Recensione: Questo libro è uno spassoso ritratto di una società, quella inglese del 1800, che viveva appesa alle apparenze e poco alle sostanze! Questa riscrittura è fatta a nome del nipote di Lady Susan, la protagonista del manoscritto della Austen, che intende difenderla davanti al Principe di Galles e per riabilitarne il nome rende divertente e ironica tutta la trama della storia. Anche se , all'epoca dei fatti Rufus Martin-Colonna de Cesari Rocca era solo un bimbetto, non esita a scrivere un resoconto per difendere la cara zia Susan da tutte le accuse che le sono rivolte da chi le viveva intorno. La sua cronaca descrive, girandole a suo vantaggio, le vicende che vedono protagonista Lady Susan Vernon, bellissima dama trentacinquenne vedova e con una figlia da accasare possibilmente con un ricco nobiluomo. Il nipote Rufus si adopera per riabilitare al meglio la zia e il suo buon nome. Oltre a scrivere un manoscritto e a farlo pubblicare si prende la briga anche di commentare con note di suo pugno anche le lettere scritte dalla Gentildonna Anonima (la Austen) definendole farragine di fandonie! Mi ha fatto molto sorridere leggere questo tipo di libro, la sua scrittura usa un  linguaggio aristocratico, pomposo e adulatorio. La visione delle cose fatta da Rufus è del tutto traviata dalla zia Susan, la sua redenzione passa per una distorsione tremenda dei fatti. Le donne che circondano Lady Vernon la vedono come quella che usa sapientemente il linguaggio ed è capace di far sembrare bianco ciò che è nero. Gli uomini della storia invece sono dipinti come dei sempliciotti che non capiscono il sottile lavoro che la dama mette in atto per accasare la figlia e sè stessa... perchè no? La sua amica e consigliera Alicia è un''altra figura di spicco nel racconto perchè Susan ha spesso bisogno di qualcuno che la aiuti mentre tesse le reti per circuire qualche Sir a lei particolarmente caro o a tenerne le mogli lontane! Che bei tipetti di donne dipingeva la Austen e che bel libro ha scritto Stillman lavorando su un'opera austeniana che non conoscevo ancora. Lady Susan... un tocco di malvagia bellezza in vestito di velluto!

Con questa recensione raggiungo l'obiettivo numero Due: leggere un derivato di Jane Austen per il Challenge La Ruota delle Letture.

Adesso aspetto il nuovo giro di Ruota... 
Mariangela

domenica 19 febbraio 2017

Recensione: Il segreto di Black Rabbit Hall di Eve Chase

Ciao! Oggi sono qui per scrivere la recensione del libro Il segreto di Black Rabbit Hall di Eve Chase che ho finito oggi giusto in tempo per la scadenza del giro di ruota del Challenge La Ruota delle Letture che le bravissime Laura e Laura hanno organizzato per farci leggere di più e meglio!


Descrizione: Amber Alton sa che il tempo scorre in modo diverso a Black Rabbit Hall, la grande casa di famiglia dove lei, il suo gemello Toby, i piccoli Kitty e Barnes trascorrono le estati e le vacanze. Vacanze all'insegna della libertà, delle corse scalzi sulla spiaggia o tra i boschi. Il tempo a Black Rabbit Hall è immobile, eterno, nessuno fa caso agli orologi e sembra non accada mai nulla. Eppure una notte tempestosa qualcosa succede, qualcosa di terribile, e niente più è come prima. Sono passati oltre trent'anni quando Lorna arriva a Black Rabbit Hall, decisa a sposarsi in Cornovaglia, in una di quelle maestose e austere residenze che hanno il sapore di un'altra epoca. È un incontro col passato degli Alton, un'immersione totale, sconvolgente, nella stagione felice di una famiglia che sembra essersi dissolta tra le sale ormai fredde e umide, i soffitti crepati, le stanze polverose di quella grande casa. È tra quelle camere che Lorna scopre l'urgenza di capire cosa è accaduto a quei bambini e al tempo stesso di trovare risposte al proprio passato, disseppellendo ricordi e immagini della sua infanzia e della madre adottiva, scavando nei segreti che ancora segnano la sua famiglia.Con un romanzo intriso di atmosfere gotiche, Eve Chase ci conduce in un viaggio affascinante nel cuore di due donne, separate dai decenni eppure irrimediabilmente legate in un nodo di misteri e non detti che avvolge ogni pietra, ogni soglia, ogni gradino di Black Rabbit Hall.

Recensione: Ho iniziato questo libro con molta curiosità, non conoscevo la scrittrice e nemmeno avevo letto nulla al riguardo e quindi mi buttavo alla sua scoperta del tutto libera nei pensieri. Posso dire che mi ha rapito subito... la storia si svolge in due tempi storici intrecciando il racconto di Amber con quello di Lorna trent'anni dopo. La famiglia di Amber è felice, mamma e papà si amano e amano i quattro figli che a Black Rabbit Hall vivono in un atmosfera di libertà e di serenità. Tutto cambia quando durante un fortissimo temporale, succede una tragedia che divide la storia degli Alton in un prima e un dopo, nulla è più come prima e la famiglia cambia umore; Amber cresce per forza e si ritrova a fare quasi da mamma ai suoi fratelli, Toby si arrabbia con tutto e tutti e i piccolini sono ancora inconsapevoli ma percepiscono la tristezza che è scesa su tutti loro. Mi sono sentita tirare dentro la storia di Amber, ho avuto la sensazione di sentire il suo dolore e il suo smarrimento nel trovarsi a vivere cose così grandi, cambiamenti che una bambina non dovrebbe mai subire. Leggendo anche la  narrazione di Lorna, organizzare il suo matrimonio a Black Rabbit Hall e avere a che fare con Mrs. Alton che non è per nulla simpatica, capire la sua cocciutaggine nel voler per forza conoscere cosa la lega a quella casa anche a costo di rischiare amore e famiglia... beh, è stato veramente emozionante e coinvolgente. Ogni pagina mi teneva sul filo sospeso della suspence, la perfida Caroline che irrompe nelle vite degli Alton con un fine poco nobile, Lucian che dovrebbe essere odiato e invece proprio no, almeno da Amber, le tragedie che non sono ancora finite per questa famiglia sgretolata e ormai senza più nessuno che possa riunirla. Lorna che scopre come i legami di sangue non siano poi una cosa effimera e che per lasciarsi il passato alle spalle bisogna avere il coraggio di affrontarlo a muso duro.  Scopre che, se è amore vero, non c'è niente e nessuno che possa allontanare due persone per sempre... prima o poi tutto torna al suo posto anche dopo aver tanto sofferto. Il finale è stato un susseguirsi di emozioni che mi hanno veramente commosso... non me lo aspettavo e anche per questo è stata una bella lettura. Non mi ha dato mai modo di capire come si sarebbe  evoluta la storia e mi ha tenuta incollata alle pagine fino alla fine! Bello, bello, bello!

Con questo titolo raggiungo l'obiettivo della Biblioteca di Eliza e leggo il libro scelto dalla proprietaria del banner che per me  ha deciso questo di Eve Chase.

Alla prossima!
Mariangela



domenica 5 febbraio 2017

Recensione: Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti

Ciao! Oggi sono qui per recensire l'ultimo libro letto per il Challenge La Ruota delle Letture che in questo inizio anno mi ha fatto leggere molti più libri del solito! Mi piace... grazie a Laura e a Laura per la grandiosa ed esaltante sfida che hanno proposto.
Questa volta ho letto il libro Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti.

Presentazione: "Sofia si veste sempre di nero" è la nuova prova narrativa di Paolo Cognetti, autore di "Manuale per ragazze di successo" e "Una cosa piccola che sta per esplodere". Nei suoi racconti, cesellati con la finezza di Carver e Salinger, Cognetti ha saputo rappresentare con sorprendente intensità l'universo femminile. Ed è ancora una donna la protagonista del suo nuovo libro, un romanzo composto da dieci racconti autonomi che la accompagnano lungo trent'anni di storia: dall'infanzia in una famiglia borghese apparentemente normale, ma percorsa da sotterranee tensioni, all'adolescenza tormentata da disturbi psicologici, alla liberatoria scoperta del sesso e della passione per il teatro, al momento della maturità e dei bilanci. Con la sua scrittura precisa e intensa, Cognetti ci regala il ritratto di una donna torbida e inquieta, capace di sopravvivere alle proprie nevrosi e di sfruttare improvvisi attimi di illuminazione fino a trovare, faticosamente, la propria strada.

Recensione: Questo libro è diviso in dieci racconti che si snodano per la durata di circa trent'anni e raccontano la vita della protagonista Sofia Muratori e dei principali personaggi che condividono con lei pezzi di vita. Spiegando la storia familiare e le vicissitudini di Sofia, l''autore descrive anche la vita e i tormenti di chi condivide con lei l'infanzia, la giovinezza e anche l'età adulta. Conosciamo così i genitori che la caricano di paure e faticano a farle percepire e conoscere l'affetto che ogni figlio dovrebbe ricevere dai genitori. Troviamo anche l'amico che condivide un pezzetto di infanzia e che le insegna ad amare i pirati e a conoscerne gli usi e lo stile. Lei, in cambio, gli insegna a dire le preghiere che lui non conosceva e chiamava le "strane poesie", lei le spiega: " che non sono formule magiche e non valgono nulla se non sono accompagnate da concentrazione e da devozione".Altrimenti è come parlare ai muri! Conosciamo  Margherita che divide con lei la camera in clinica e a cui insegna a fumare con il tubicino di una biro. Conosciamo zia Marta che, solo alla nascita della nipotina Sofia, si decide a stringere amicizia con la cognata e ad offrirle un aggancio alla vita. La zia Marta che ospita poi Sofia per aiutarla a riprendersi dalle batoste fisiche e dell'anima... Poi c'è Leo, che lavora il legno e il ferro e anche le coinquiline attrici.
C'é anche Emma, l'amante del padre,  che lavora con lui e riempie i vuoti finché si accorge che i vuoti non sono abbastanza e lo lascia da solo dopo anni di attimi rubati e trasferte complici. Infine Juri e Pietro che si contendono Sofia ma lei li attira, li cattura e poi li abbandona.
Ecco, questo libro è un turbinìo di descrizioni ma non fisiche, di stati d'animo dei personaggi. I racconti fanno dei gran giri temporali per spiegare il malessere di Sofia. Devo dire che questo libro mi ha sorpreso, positivamente anche; non conoscevo Cognetti e credo che la sua scrittura sia molto coinvolgente... almeno per me lo è stata in questa storia. Sofia mi sembra essere un riassunto di tante paure che ognuno di noi può provare e la sua famiglia è un concentrato di problemi e situazioni tale da far provare un'empatia particolare per lei. Io mi sono sentita di fare il tifo per la protagonista, nonostante tutto ha superato traumi e paure e ne è uscita a testa alta... vincente no perché le sue pene non sono risolte (almeno dal libro non sembra) ma la sua vita non si è fermata sul letto di casa sua in un overdose di benzodiazepine. E questo è già una vittoria... non arrendersi nonostante tutto.

Con questo libro della Casa Editrice Minimum Fax raggiungo l'obiettivo 4:leggere un libro di una Casa Editrice Minore.
Alla prossima recensione!

Mariangela

giovedì 2 febbraio 2017

Recensione: 7-7-2007 di Antonio Manzini

Ciao a tutti!
Eccomi qui per scrivere la mia opinione sul libro di Manzini che ho letto e finito da poco.

 Presentazione: "Lo sai cosa lasciamo di noi? Una matassa ingarbugliata di capelli bianchi da spazzare via da un appartamento vuoto". Rocco Schiavone è il solito scorbutico, maleducato, sgualcito sbirro che abbiamo conosciuto nei precedenti romanzi che raccontano le sue indagini. Ma in questo è anche, a modo suo, felice. E infatti qui siamo alcuni anni prima, quando la moglie Marina non è ancora diventata il fantasma del rimorso di Rocco: è viva, impegnata nel lavoro e con gli amici, e capace di coinvolgerlo in tutti gli aspetti dell'esistenza. Prima di cadere uccisa. E qui siamo quando tutto è cominciato. Nel luglio del 2007 Roma è flagellata da acquazzoni tropicali e proprio nei giorni in cui Marina se ne è andata di casa perché ha scoperto i "conti sporchi" di Rocco, al vicequestore capita un caso di bravi ragazzi. Giovanni Ferri, figlio ventenne di un giornalista, ottimo studente di giurisprudenza, è trovato in una cava di marmo, pestato e poi accoltellato. Schiavone comincia a indagare nella vita ordinata e ordinaria dell'assassinato. Giorni dopo il corpo senza vita di un amico di Giovanni è scoperto, in una coincidenza raccapricciante, per strada. Matteo Livolsi, questo il suo nome, è stato finito anche lui in modo violento ma stavolta una strana circostanza consente di agganciarci una pista: non c'è sangue sul cadavere. Adesso, l'animale da fiuto che c'è dentro Rocco Schiavone può mettersi, con la spregiudicatezza e la sete di giustizia di sempre, sulle tracce "del figlio di puttana che ha accoltellato due ventenni alla base del cranio». Ma se fosse la storia di un balordo solitario, sarebbe troppo liscia. Rocco invece ha un appuntamento con il fato tragico, e non sa di averlo. E quell' appuntamento gli lascia in eredità un nemico appostato quasi dieci anni dopo, quando, finito il ricordo, si ritorna al presente e Rocco ha da chiudere definitivamente il caso.
Il ritmo dei noir di Antonio Manzini dà il senso di un meccanismo dai mille ingranaggi che non perde mai un colpo, che gira all' unisono col travaglio esistenziale di un personaggio che resta nella mente, mentre lo sguardo di chi lo muove si posa critico e triste sulla realtà sociale dei tempi che corrono.

Recensione: Che personaggio ruvido Rocco! Il vicequestore Rocco Schiavone è tutto ciò che rappresenta il politically incorrect... fuma erba, insulta chi lo circonda, non rispetta le regole e le gerarchie ma ama profondamente sua moglie Marina. Quando lei scopre alcuni "dettagli" sulle attività extra-lavorative del marito si arrabbia così tanto che se ne va di casa e si trasferisce dai suoi genitori. Rocco è alle prese con un nuovo caso da risolvere, due omicidi simili da risolvere ma nel frattempo deve riconquistare la fiducia di sua moglie. Schiavone conduce le indagini a modo suo e lo aiutano i suoi amici storici che sono tanto scorretti nei modi quanto limpidi negli intenti.  Il vicequestore risolve il caso ma perderà il bene più prezioso a causa di questo. La sua perdita spiega il perchè del trasferimento ad Aosta, spiega come mai un ricercato sia sparito dalla circolazione, spiega la ruvidità solitaria di Rocco e mi fa apprezzare questo personaggio perchè cerca sempre la giustizia, anche se a modo suo. Mi rimane impresso il suo motto: "Ora, qui e adesso. La vita è una sola!" Quanto è vero! A volte gli eventi della vita ci fanno perdere tempo prezioso che dovremmo usare per stare con le persone amate... basta un attimo o uno sbaglio per perderle. Ma la giustizia, quando arriva, può ridonare la serenità perduta? Non sempre e non a Rocco che continua ad essere un anima in pena e io, personalmente ho comprato anche altri libri di Manzini. Ora non posso stare senza leggere anche le altre sue storie! Troppo intrigante il personaggio e troppo ben scritto per non sapere da dove arriva Schiavone e come continuano le sue indagini... 
Non posso ancora paragonare Manzini a Camilleri ma leggere questo libro mi ha appassionato come quando ho letto le storie del Commissario Montalbano... L'autore ti prende e ti aggancia al racconto dalla prima riga all'ultima!

Con questo libro raggiungo l'obiettivo  Antro delle Blogger della Ruota delle Letture.
Ora inizio con il successivo.. Buone letture a tutti!

Mariangela

lunedì 23 gennaio 2017

Recensione: Lo straordinario viaggio di Nujeen - Nujeen Mustafa con Christina Lamb

Buon lunedì! Corro a scrivere la recensione di un bellissimo libro appena terminato: Lo straordinario viaggio di Nujeen. Un libro che ho letto che un nodo in gola, ultimamente sono in fase extra-sensibile, non so come mai ma mi emoziono e commuovo sempre più spesso... sara l'età?

Presentazione: Nujeen Mustafa ha sedici anni e soffre di una grave forma di paralisi cerebrale che l'ha costretta su una sedia a rotelle e le ha impedito di frequentare la scuola pubblica. Ma questo non l'ha fermata: ha imparato l'inglese guardando le soap opera americane trasmesse dalla tv del suo paese e nello stesso modo ha studiato storia, letteratura, scienze. Dimostrando di avere un coraggio da leone, questa adolescente che sogna di incontrare la Regina d'Inghilterra e di diventare astronauta si è messa in viaggio insieme alle sorelle e ha seguito la rotta dei migranti, oltre 6000 chilometri dalla Siria fino al confine con l'Ungheria e poi in Germania. Con voce fresca e originale, Nujeen ci racconta cosa significa crescere in un paese in guerra e cosa si prova a dipendere dagli altri per ogni cosa; ci spiega come la guerra civile abbia distrutto una nazione orgogliosa e abbia smembrato intere famiglie, e soprattutto ci fa capire quanto coraggio occorra per continuare a sorridere e sperare nonostante tutto.

Recensione: Il libro racconta, in prima persona, la storia di Nujeen, ragazzina curda che viveva in Siria. Racconta con estrema lucidità e chiarezza il delirio della guerra scoppiata nel suo Paese e la decisione dei suoi parenti di trasferirsi in Europa alla ricerca di un futuro migliore o, come dice lei stessa a chi la trae in salvo nell'isola di Lesbo: " spero di essere libera, come una persona normale". Lei non è normale, ha un'intelligenza vivacissima, non frequenta le scuole ma impara le lingue guardando la tv finchè può. E' acuta nelle sue riflessioni, è amatissima dai suoi fratelli e sorelle maggiori che faranno di tutto per aiutarla ad avere un domani migliore ma lontano dalla Siria. Nujeen è nata con evidenti difficoltà: la sua prematurità alla nascita ha causato una paralisi cerebrale e lei non ha il controllo nell'uso delle gambe. Nella sua infanzia ha fatto fisioterapia ma non ai livelli che servivano ed è stata sottoposta ad interventi chirurgici abbastanza pesanti ma il risultato non è cambiato. Lei ha bisogno della sedia a rotelle. Si sente molto spesso in colpa per la sua condizione, la sua famiglia la circonda di affetto ma lei riconosce che la sua condizione di disabile è uno scoglio in certi momenti. Anche quando decidono di partire per l'Europa e sua sorella deve spingerla su e giù per le scogliere con la sedia a rotelle e gli scafisti quasi quasi gliela buttavano a mare perchè ingombrava. Lei non ha mai lasciato casa sua prima della fuga dalla Siria, per lei è tutto nuovo ma non se lo può godere perchè devono raggiungere la Germania senza farsi rispedire indietro, alcuni scafisti furfanti li hanno già derubati facendosi pagare i viaggio e sparendo subito dopo; lo zio Ahmed per imparare a guidare il gommone per la traversata guarda i tutorial su Youtube ma, quando deve farlo, se la cava bene a differenza di altri che partono con loro ma non finiscono la traversata. Passano per la Grecia, la Macedonia e la Serbia unendosi alle migliaia di persone che cercano salvezza dalla guerra. Si sentono a volte umiliati, a volte fortunati, il loro obiettivo rimane la Germania. Quando arrivano in Ungheria trovano i muri: filo spinato steso a difendere i confini e le identità del Paese dal passaggio di questa povera gente. Nujeen viene portata davanti alle barricate, forse la sua sedia a rotelle impietosiva, un cronista le chiede cosa direbbe alla Merkel e lei risponde candidamente "Aiutaci". dopo giorni di barricate riescono a proseguire il viaggio, la loro meta è la terra tedesca e ritrovare i fratelli. Patiscono angosce, umiliazioni e vergogna ma alla fine ce la fanno... la Germania è sotto i loro piedi. Nujeen a Colonia inizia a frequentare la scuola, inizia fisioterapia e si sente finalmente tranquilla. Ora il suo sogno di diventare un'astronauta non è più così impossibile! Mamma mia quante emozioni, quanta rabbia per le condizioni in cui si è trovata Nujeen durante la sua giovane vita. Avere così grandi aspirazioni ed essere senza molti mezzi non l'ha fatta rinunciare ai suoi sogni, alla sua grandissima voglia di istruirsi e conoscere le cose del mondo. Attraverso il suo libro ci ha fatto entrare in un buco dove si trova la Siria e i suoi abitanti; una guerra assurda che colpisce gente inerme e chi non ha modo di difendersi. Lei è una piccola guerriera che con il suo spirito forte riesce a vedere oltre le barricate, desidera la libertà che non può esserle data da due gambe sane ma da un cervello sempre in fermento, da delle aspirazioni che la proiettano oltre i confini della sua disabilità e in un Paese libero come la Germania. Ho ammirato il suo coraggio, e i suoi "princìpi" che cerca sempre di attuare anche nelle difficoltà: "ognuno è al mondo per uno scopo" dice e lei offre a tutti quelli che la leggeranno uno spunto in più per cercarlo senza abbattersi per le difficoltà che si possono incontrare.
Come si fa a non fare il tifo per un tipetto tosto come Nujeen, a cercare di farle coraggio leggendo le pagine del libro, a non commuoversi per la condizione disumana che sono costretti a sopportare per scappare dal regime di Assad? Non sono numeri... sono uomini e donne che vorrebbero solo stare in pace.

Con questo libro raggiungo l'obiettivo n.5 del challenge la ruota delle letture .

A presto
Mariangela