Don't dream your life... live your dreams!

domenica 6 novembre 2022

LA PICCOLA ERBORISTERIA DI MONTMARTRE di Donatella Rizzati

Buona domenica lettori! Come procede il vostro week end autunnale? E le vostre letture? Ora che il cambio dell'ora ci costringe a trascorrere più tempo in casa ci può aiutare a dedicare dei momenti aggiuntivi alla lettura di un buon libro ! D'altronde l'immaginario collettivo associa all'autunno la figura di una poltrona con coperta e libro annessi! E io adoro tutto ciò... Per un caso fortuito, il libro di cui scrivo oggi sembra proprio adatto a completare l'insieme perchè ha in copertina l'immagine di tazze da tè old style. Un autunno caldo e coccoloso proprio.


autore DONATELLA RIZZATI editore MORE STORIES
data pubblicazione 15 marzo 2016  pagine 454   prezzo 16 euro

TRAMA:Esiste un rimedio per il mal d'amore? Viola Consalvi, di professione naturopata, è impaziente di scoprirlo. Nonostante abbia poco più di trent'anni, la vita ha già colpito duro con lei, portandole via il marito. Così anche il suo lavoro in uno studio di medicina olistica ha smesso di interessarla, e quando tutto sembra sul punto di crollarle addosso capisce che la sola cosa da fare è tornare nella città che anni prima l'ha resa felice: Parigi, dove ha frequentato la scuola di naturopatia e dove, nascosto tra i tetti di Montmartre, c'è l'unico luogo in cui si senta davvero al sicuro, l'erboristeria delle sorelle Fleuret-Bourry. È in questo spazio magico, in cui il tempo sembra essersi fermato e le emozioni sono accolte e coccolate, stretta nell'abbraccio della saggia e materna Gisèle, che Viola comincia la sua nuova vita. In un curioso bistrot incontra il giovane Romain, un barista sbruffone e misterioso che, tra continui battibecchi e rappacificazioni, farà di tutto per portare al disgelo il cuore di Viola. Quando Gisèle chiede alla sua giovane collaboratrice di aiutarla a rilanciare il negozio, Viola ha un'intuizione geniale: offrire consulenze di iridologia, una disciplina antichissima e praticata dal suo ex marito, che, partendo dallo studio fisiologico degli occhi, indaga a fondo nell'individuo fino a svelarne la personalità.

RECENSIONE: il libro di cui vi parlo in questo post non è recente infatti è scritto da Donatella Rizzati - traduttrice di narrativa in lingua inglese e francese -  nel 2016 e ristampato  nel 2021. Opera unica dell'autrice, parla di una giovane donna che è in balìa di un grande dolore, un lutto che le toglie la voglia di lavorare e il gusto di vivere. Quando decide di tornare a Parigi, città che l'ha vista studentessa felice, ritrova anche un luogo dove è sempre stata bene. la piccola erboristeria a Montmartre gestita da Gisèle. Il ritorno di Viola capita in un momento difficile per il piccolo negozio e per la sua proprietaria e, unendo le loro forze con caparbietà, riescono anche a fare un ottimo lavoro! Il loro quotidiano è costituito dall'interazione con persone diverse che cercano aiuto in una tisana, un rimedio o solo attraverso la rassicurazione che una parola di conforto può dare. Alla storia si aggiungono diversi altri personaggi: c'è Romain, il tenebroso gestore del bistrot frequentato da Viola e Gisèle, che aiuta la giovane a ricucire gli strappi più profondi che la vita le ha causato; Camille, una ragazza che attraverso Viola trova il modo per superare paure e blocchi che le tolgono l'energia della giovinezza. C'è Michel, il marito di Viola, mancato per un male che teneva nascosto ma che le lascia tanto su cui lavorare per continuare ad aiutare gli altri. Jacques e Martìn, padre e figlioletto, ricorrono all'aiuto di Viola per non impazzire e trovano anche una spalla amica su cui poggiare in un momento di difficoltà. Tutto intorno ci sono anche ricette per burri profumati e di tisane di benessere, oltre a spiegazioni sui chakra e su altre conoscenze di naturopatia. Al termine della lettura di questo libro, quello che mi rimane non sono tanto le informazioni  sulle cure omeopatiche o fitoterapiche in sè, quanto la consapevolezza che, in fondo, per stare bene o per superare gli ostacoli della vita, serve parlare con qualcuno di che ci sappia "ascoltare". Non è il fiore di Bach che agisce, o non solo quello, ma parlare in merito al problema che intendiamo contrastare. Sicuramente certi rimedi hanno fondamenti nelle discipline olistiche o yogiche ma, alla base di tutto, ci deve sempre essere la consapevolezza del problema da trattare e il parlarne con qualcuno. Viola e Gisèle, in questo romanzo, agiscono come un booster per i prodoti della loro erboristeria e le persone che la frequentano se ne giovano. L'autrice descrive bene questi rapporti, li estrinseca e ce li dispone sotto gli occhi per apprezzare l'operato della natura e dell'uomo, insieme. Le emozioni che si susseguono partono da dei dolori, degli strappi emotivi e delle perdite che solo amicizia, empatia e amore possono lenire e curare. Insieme a qualche tisana calda o a qualche fiore di Bach magari, ma mai senza quel contatto umano che è imprescindibile. L'autrice scrive servendosi di dialoghi veloci, molto agili e rende il racconto fresco e non noioso. le nozioni e le ricette che aggiunge ad ogni capitolo servono per rendere più completo il racconto dal punto di vista della naturopatia ma non alterano il romanzo in sè. Io ho trovatolo scritto della Rizzati una lettura leggera, senza alcuna pretesa e semplice, immediata. Di sicuro non rimarrà impressa in modo particolare ma ho trascorso attimi piacevoli leggendo di Viola, Romain e le strade di Parigi.
Una lettura da sorseggiare come una tazza di tisana calda all'arancia e cannella... non cura nulla ma si lascia bere con piacere nel tepore di un pomeriggio d'autunno! 

giovedì 6 ottobre 2022

Recensione - L'EQUILIBRIO DELLE LUCCIOLE di Valeria Tron

Nuovo post per un nuovo libro! Io credo che esista una sorta di legge per cui dopo un libro scarsissimo si deve trovare un libro che ci riporti in pace ed in positivo con il piacere della lettura. E io l'ho trovato in L'equilibrio delle lucciole di Valeria Tron di cui vi parlo qui.


autore VALERIA TRON editore SALANI
data di pubblicazione 1 giugno 2022 pagine 400 prezzo 18 euro

TRAMA - Ogni punto di partenza ha bisogno di un ritorno. Per riconciliarsi con il mondo, dopo una storia d'amore finita, Adelaide torna nel paese in cui è nata, un pugno di case in pietra tra le montagne aspre della Val Germanasca: una terra resistente dove si parla una lingua antica e poetica. È lì per rifugiarsi nel respiro lungo della sua infanzia, negli odori familiari di bosco e legna che arde, dipanare le matasse dei giorni e ricucirsi alla sua terra: ‘fare la muta al cuore', come scrive nelle lettere al figlio. Ad aspettarla – insieme a una bufera di neve – c'è Nanà, ultima custode di casa, novant'anni portati con tenacia. Levì, l'altro anziano che ancora vive lassù, è stato ricoverato in clinica dopo una brutta caduta. Isolate dal mondo per quattordici giorni, nel solo spazio di quel piccolo orizzonte, le due donne si prendono cura l'una dell'altra. Mentre Adelaide si adopera per essere utile a Nanà e riportare a casa Levì, l'anziana si confida senza riserva, permettendole di entrare nelle case vuote da tempo, e consegnandole la chiave di una stanza intima e segreta che trabocca di scatole, libri ricuciti, contenitori e valigie, in cui la donna ha stipato i ricordi di molte vite, tra uomini, fiori, alberi e animali, acqua e tempo. Una biblioteca di esistenze, di linguaggi, gesti e voci, dove ogni personaggio è sentimento, un modo di amare. Fotografie, lettere, oggetti che sanno raccontare e cantare il tempo: di guerra e povertà, amori coltivati in silenzio, regole e speranza, fatica e fantasia. Un testamento corale che illumina le ombre e le rimette in equilibrio. La bellezza intensa che respira oltre la vita e rimane in attesa di parole. Tuffarsi nella memoria significa avere il coraggio di inventare un altro finale e vivere oltre il tempo che ci è stato concesso, per ritrovare il luogo intimo di ognuno. La casa.

RECENSIONE - Nella vita capita di sentirsi sopraffatti dagli eventi, dagli inciampi, dalla fatica e non sempre è sufficiente una vacanza per ricaricarsi. A volte è necessario lasciarsi curare anche dai luoghi che ci sono cari, quelli dove la parola "casa" indica ben più di un edificio. Succede anche ad Adelaide, un'artista che ritorna nel borgo a lei caro, quello della sua infanzia, dove il tempo scorre con un'unità di misura diversa. I ricordi, la vita, i sentimenti... questo misura il tempo che Adelaide trascorre con la zia Nanà e ritrova la voglia e la forza per mettere in ordine la sua vita:il suo amore per il figlio Gioele, la conclusione del rapporto con Edoardo e la riscoperta di nuovi sentimenti necessitano di nuova vitalità e consapevolezza. E Adelaide la ritrova lassù, tra i monti e il silenzio della Val Germanasca in Piemonte, terra aspra e dura che contiene saldamente abitudini, regole e riti. I riti, che non sono semplici gesti ripetuti, ma condivisione sincera e familiare di compiti, azioni o conoscenze. Tutto questo crea la famiglia di cui Adelaide ha bisogno, un nido caldo e rassicurante che le faccia superare i momenti di difficoltà, che le dia la forza di creare una sua densità; una bellissima scoperta di questo libro che mi rimane scritta dentro. L'autrice mi ha dato una tale dose di forza, necessaria in questi periodi, scrivendo proprio questo: una persona non vale quanti anni vive ma per la sua densità che è data dalle tante sfumature ed esperienze accumulate durante l'esistenza. Tutto ciò mi ha illuminata: quando le persone ci lasciano il loro ricordo è dato da ciò che rappresentano per noi, dal carico di insegnamenti e di ricordi che ci lasciano in dote. Il tempo assume tutto un altro valore quindi, non contano gli anni ma quello che ci metti in quel tempo che può essere tanto o niente e questo fa la differenza! 
Che libro è questo di Valeria Tron... l'ho letto, sottolineato, riletto (infatti arrivo sempre al limite con le mie recensioni per la challenge ma questa volta ancora di più!) e ogni pagina è un vero scampolo di paradiso. Un libro di poesia sotto forma di romanzo, per me che sono nostalgica inside, questo libro ha il tepore di una coperta calda stesa sul cuore. Le atmosfere casalinghe, i gesti antichi del fare la legna, di riporre i raccolti in cantine buie, di ordinare in modo preciso le cose, tutto questo mi riporta in mente periodo passati con mia nonna che io ricordo con affetto infinito. Anche lei precisa e metodica, affezionata alle abitudini che infondono certezze ma non ripetitività. Una mia personale Nanà che non ho potuto godere a lungo perchè la vita ha deciso diversamente ma che sono certa sarebbe stata vitale proprio come Adriana e carica di esperienze da tramandare. Per questo la lettura del libro mi ha totalmente coinvolta, le storie di Adelaide, Nanà, Levì, Lena e Daniele non sono solo parole ma vita, sofferenza e sentimento. Quel sentimento - l'amore - che si cerca  o si aspetta per una vita e che è forte, radicato e mai violento. L'amore che resiste  nel tempo, che nutre lo spirito riempiendone i vuoti e che dona la speranza nel domani, che sovente non arriva mai. 

"Pensi mai che le cose potevano andare diversamente, cioè, nella tua vita, per esempio?...Ci ho pensato. Specie ultimamente. Se faccio il conto rischio di aver perso più del guadagnato. Due cose pesano sulle altre: amore e morte. E' lì che la bilancia piega."

Questo è un pochino il succo della vita di ognuno, l'equilibrio perfetto così raro da trovare, la capacità di farci stare quanto più amore possibile dentro, prima che la morte arrivi e interrompa tutto. Gli affetti sono indispensabili e non serve siano di sangue, non sempre famiglia è quella in cui si nasce ma quella che accoglie e  dona lo spazio giusto per esprimersi e per rifugiarsi in cerca di conforto. Ed è quello che Adelaide trova tra i monti, rifugio e conforto e amore, uno nuovo e timido magari anche impaurito ma carico di speranza. 

"Impara il tuo spazio."
 
Un libro, questo, scritto in modo diretto, scorrevole, in un linguaggio che riesce attraverso le parole a far percepire l'odore, il sapore e anche il gusto di ciò che racconta. Trovo che Valeria Tron abbia scritto qualcosa di molto bello, un testo che parla dell'importanza di fare memoria e che io non mi stancherò mai di condividere! I ricordi, belli ma anche brutti, le emozioni, i vissuti vanno raccontati perché potrebbero essere utili a qualcuno; possono diventare  medicina e cura per chi avrà bisogno e non è cosa da poco. Quello che una persona vive non deve perdersi nel tempo ma costruire la densità che rimane oltre la vita. La memoria può essere la pietra che lastrica strade sconnesse e che aiuta i passi incerti di chi non sa dove trovare sostegno e sicurezza.
L'equilibrio delle lucciole, un libro che consiglio a chi cerca letture di spessore ma al tempo stesso scorrevoli e non tediose, quelle che profumano di sapori familiari e che lasciano tanti spunti su cui riflettere per avere conforto e anche un'iniezione di speranza verso il domani. I tempi attuali ne richiedono parecchia!


mercoledì 5 ottobre 2022

Recensione - TUA di Claudia Pineiro

Buongiorno a tutti! La serie dei libri letti si allunga, anche se lentamente, e in questo post vi parlo di un libricino che aspettava nel mio scaffale . Complici le offerte che, regolarmente, le case editrici praticano sull'acquisto unico di due titoli, ho portato a casa il libro di Claudia Pineiro e credo che le paroline magiche che me lo hanno fatto scegliere siano state thriller psicologico scritte nella sinossi.


autore CLAUDIA PINEIRO   editore FELTRINELLI
data di pubblicazione 24 gennaio  2013  pagine 142  prezzo 6,50 euro

TRAMA - Buenos Aires. Inés, moglie di Ernesto - irreprensibile dirigente di successo -, trova per caso nella ventiquattrore del marito un biglietto d'amore scritto con il rossetto e firmato "Tua". Una sera decide di seguirlo fino al parco Bosques de Palermo dove lui e la sua amante si sono dati appuntamento. Iniziano a discutere, lui la spinge violentemente, la donna cade, sbatte la testa contro un sasso e muore. Inés torna a casa ben decisa a fare il possibile per coprire il marito, salvare le apparenze e il matrimonio. "Tua" è un thriller psicologico vertiginoso, che incalza il lettore fin dalle prime righe: un meccanismo a orologeria che non risparmia colpi di scena sorprendenti. Il terribile ritratto in giallo di una normale famiglia borghese.

RECENSIONE -  Inizio questa mia recensione specificando che io adoro i thriller psicologici, sono una tipologia di libri che mi ha sempre molto affascinata. In questo lettura la protagonista è Inès, moglie e madre che sembra più occupata a mantenere le apparenze che a cercare di vivere una vita soddisfacente. Ha un marito, Ernesto, un uomo d'affari che adora e una figlia diciassettenne che praticamente non conosce. Inès ha una vita soddisfacente, il rapporto col marito si è raffreddato ma lei spera che sia tutto passeggero. Invece no: scopre un tradimento e da questo parte una curva discendente di eventi che la porteranno ad una scelta a senso unico. Il romanzo di Pineiro è "strano": il succo del libro si scopre già alla seconda pagina e comunque c'è un solo colpo di scena decisivo, circa a metà libro. Per il resto io ho avuto la sensazione di un giro in giostra, accade tutto rapidamente e forse, in modo anche secco, asciutto e senza sentimento. Inès dice di tenere al marito ma non ne percepisco l'amore, la rabbia per il tradimento. Dice di tenere alla figlia e con lei non ha praticamente nessun dialogo, la ragazza vive una vita parallela a quella dei genitori. Ernesto non fa una gran bella figura: marito fedifrago e bugiardo che non riesce ad avere il controllo della sua vita. Insomma: nelle poche pagine di questo libro, di psicologico ci ho percepito quasi niente; tutto è servito subito, senza attese, in modo rapido e asciutto. I ragionamenti, le cause e le scelte sono sempre fugaci, l'autrice non suscita empatia dai lettori, sembra non cercarla nemmeno. La storia è questa e viene servita in poche pagine, punto. La fine delle vicende di Inès ed Ernesto non è nemmeno una sorpresa poi perchè la freddezza che caratterizza la protagonista spiana la strada ad un tale epilogo (basta, non aggiungo altro per non spoilerare!) ma la mia reazione all'ultima pagina è stata quella di sollievo... per aver finito il libro!
Che dire... ci sono libri e offerte che bisognerebbe saper rifiutare, purtroppo non riesco a consigliare questo titolo a nessuno perchè non mi ha lasciato proprio nulla da ricordare. 

lunedì 5 settembre 2022

Recensione - CREATURE LUMINOSE di Shelby Van Pelt

Ciao e bentornati lettori! In questo lunedì settembrino sono qui, in perenne ritardo su tutti i miei programmi, per scrivere due righe sul libro che ho terminato un po' di tempo fa. Non mi piace fare le cose all'ultimo momento quando ho scadenze o programmi già fatti ma, complici feste di compleanno da organizzare, vendemmia e altri disguidi sparsi mi ritrovo sempre a fare le cose sul filo di lana! Acciderbolina a me e al caos che sembra governarmi ... ma torniamo a cose più serene perchè il libro che vi presento in questo post è stata una piacevole sorpresa.


autore SHELBY VAN PELT editore MONDADORORI 
data di pubblicazione 28 giugno 2022 pagine 396 prezzo 22 euro

TRAMA Tova Sullivan lavora per l'Acquario di Sowell Bay, una tranquilla cittadina nei pressi di Seattle: pulire i pavimenti durante le ore serali in compagnia delle creature che si muovono silenziose nelle vasche la aiuta a combattere la solitudine dopo la scomparsa di suo figlio Erik, quando era solo un ragazzo. La principale attrazione dell'acquario è Marcellus, un polpo gigante del Pacifico, che dalla sua vasca sembra osservare attento ogni mossa di Tova. Una sera, mentre sta passando lo straccio nell'ufficio del personale, Tova scorge Marcellus impigliato nei fili della corrente e delicatamente cerca di liberarlo. Mentre si domanda come abbia fatto a uscire dalla teca, il polpo stende un tentacolo verso di lei, come per abbracciarla. In quella creatura dotata di tre cuori e di un'eccezionale intelligenza, la donna trova inaspettatamente qualcuno che le assomiglia e la comprende: i due stringono una bizzarra amicizia fatta di complicità e gesti silenziosi. Le cose cambiano quando Tova per un infortunio viene sostituita da Cameron, un giovane appena giunto in città alla ricerca del padre biologico. Marcellus non tarda a capire che i due sono legati da qualcosa, e il suo straordinario intuito lo spinge a intervenire. Un esordio folgorante e commovente, che insegna come a volte guardare al passato possa aiutarci a costruire un futuro diverso. Un'amicizia capace di spezzare la più dura delle solitudini. La corrispondenza misteriosa di due anime speciali, creature imperfette e per questo incredibilmente luminose.

RECENSIONE - Le lettura di questo libro è stata una curiosità da soddisfare dopo aver letto le recensioni di alcune amiche blogger: troppo insolito il co-protagonista e molto intrigante il dipanarsi della trama per non correre a comprare il romanzo e leggerlo! La storia racconta di Tova Sullivan, una signora che attende la pensione lavorando come donna delle pulizie nell'Acquario di Sowell Bay, vicino a Seattle. La sua vita è una tela piena di strappi emotivi e di cicatrici: suo figlio prima e suo marito poi la lasciano da sola, in una casa troppo grande e con tanta solitudine dentro. Tova trova un amico proprio nell'acquario dove lavora... infatti Marcellus, il polpo gigante del Pacifico che vive nella grande vasca che Tova pulisce ad ogni turno, la cerca e le lascia messaggi. Marcellus non è solo uno dei protagonisti ma è anche una voce narrante del romanzo, il suo punto di vista è determinante per la storia. L'autrice scrive di dolore, di perdite, di sopravvivenza in modo molto delicato quasi poetico e Marcellus aggiunge una dose di incredibile potenza al tutto. Confesso la mia ignoranza circa le capacità dei polpi, non sapevo nemmeno che avessero ben tre cuori ma tutto questo serve ai fini della storia e ne accresce la potenza narrativa, dal mio punto di vista. Infatti è un libro molto insolito, la storia di Tova è commovente e al tempo stesso incuriosisce e chiede rispetto. Perdere un figlio in modo misterioso lascia dubbi che logorano e,quando anche il marito muore, a lei non rimane che  trovare un modo per andare avanti. Marcellus sembra capire i suoi stati d'animo, il suo bisogno di sostegno e a modo suo glielo fornisce.

" I segreti sono ovunque: Alcuni umani sono pieni zeppi di segreti. Mi chiedo come facciano a non esplodere. Sembrerebbe proprio una delle caratteristiche principali della specie umana: la pochezza spaventosa delle loro capacità comunicative."

Il polpo vede le persone, le osserva e le capisce; Tova entra in sintonia con lui e quando può ne asseconda i comportamenti ma le cose cambiano anche nella solida routine di una signora e di un polpo. Un infortunio costringe al riposo Tova che viene sostituita da Cameron, un ragazzo che cerca le sue origini e uno scopo per la vita. Il destino scrive trame disparate e, anche se con giri immensi, a volte riesce a chiudere i cerchi in modo incredibile. Il destino, a volte, si serve di chi può aiutarlo e in questo libro Marcellus è un aiutante perfetto! 

"Voi umani. Per lo più siete noiosi e goffi. Ma ogni tanto riuscite ad essere creature straordinariamente intelligenti:"

 La storia raccontata da Van Pelt è di quelle che rendono tristi, si parla di perdite, di solitudini e di dolore ma l'autrice lo fa in modo molto fresco, senza mai scadere nell'eccessivo dramma ma lasciando sempre una goccia di speranza. Il polpo accompagna la storia, con la sua visione spiega i fatti in modo disincantato, senza preconcetti, un'analisi lucida e precisa su chi lo circonda e sui fatti che vive.un insolito punto di vista ma molto, molto saggio e io, lo confesso, non me lo aspettavo. Questo libro è senza dubbio un testo che in quattrocento pagine analizza l'animo umano nei momenti difficili e  ce lo presenta chiaro, senza nessuno sconto. La vita è così, schietta e diretta e soprattutto senza scorciatoie. Una lettura che, sebbene mi abbia a tratti intristito e anche commosso, consiglio a tutti. Marcellus ha dato a questo racconto un'anima colma di saggezza e di intensità, ha reso le vicende di Tova non solo un racconto di fatti tristemente realistici ma un'occasione per tirare fuori il meglio dalle persone, dal coraggio che possono scovare in sé stesse. Un polpo che vede ben oltre le apparenze usando il suo unico occhio è un amico che vorremmo tutti avere accanto. 


venerdì 5 agosto 2022

Recensione - UNA SIRENA A PARIGI di Mathias Malzieu

Oggi due post veloci veloci! Questo è per un libro che, se non fosse per il nome della città nel titolo che mi serve per la challenge delle Ciambelle, non so se avrei mai scelto di leggere. Il libro in questione è Una sirena a Parigi di Mathias Malzieu.


autore MATHIAS MALZIEU editore FELTRINELLI
data di pubblicazione 16 LUGLIO 2020 pagine 192 prezzo 16 euro

TRAMA Una pioggia ininterrotta si abbatte su Parigi. La Senna è in piena, un'atmosfera apocalittica e surreale avvolge la città. I dispersi sono sempre più numerosi e il fiume trascina oggetti di ogni tipo. D'un tratto un canto ammaliante e misterioso attira l'attenzione di Gaspard Snow che, incredulo, sotto un ponte scopre il corpo ferito e quasi esanime di una sirena. Decide di portarla a casa per prendersene cura e guarirla, ma ben presto tutto si rivela più complicato di quanto non sembri. La creatura gli spiega che chiunque ascolti la sua voce si innamora di lei perdutamente fino a morire, e nemmeno chi, come Gaspard, si crede immune all'amore può sfuggire. Inoltre, come può un essere marino vivere a lungo lontano dall'oceano? Gaspard non si dà per vinto e trova nell'ingegno, nell'estro e nel potere dell'immaginazione gli strumenti per affrontare questa mirabile avventura e difendere un altro grande sogno: salvare il Flowerburger, il suo locale a bordo di una chiatta, un regno di musica, arte e libera espressione.

RECENSIONE -  Questo libro di Manzieu è veloce da leggere, sono veramente poche pagine: la storia mescola realtà e tanta fantasia ambientando le vicende di Gaspard Snow nel 2016. Lui, musicista e proprietario di un localino sulla Senna, incontra e salva una sirena. Questo è il nucleo di una storia leggera e senza tante pretese, sospesa tra la delicatezza poetica di certe descrizioni e la troppa sdolcinata fantasia che, per reggere il racconto, si stempera tra le righe. Una sirena a Parigi è una fiaba, una favola per grandi che io ho letto con poca dedizione, confesso ahimè, perchè non mi sono sentita particolarmente coinvolta nella storia. Troppo poco sviluppata a mio parere, frettolosamente raccontata in certe parti e così molto poco avvincente. mi trovo veramente a disagio a parlarne perchè  non ho molto altro da aggiungere. Nella mia  libreria ho anche un altro titolo di questo autore che aspetta il suo turno di lettura, ce la farò a dargli una chance? Non lo so... credevo di avere tra le mani un discreto titolo e la mia predisposizione era tutt'altro che ostile ma, con questo caldo, cerco leggerezza si ma non la trasparenza (nel senso del niente proprio!). L'idea poteva funzionare se magari l'autore fosse riuscito, oltre a tracciare una fantasiosa storia d'amore, a svilupparne gli eventi in maniera completa. L'amore, che sembra urlare la sua presenza dovunque,per essere credibile ha bisogno di nascere, crescere e espandersi in modo forse repentino ma non troppo altrimenti perde di credibilità. Questo è un punto che mi ha lasciata in dubbio: troppa fretta e troppa convinzione scontata. 
Non saprei se consigliare o meno questo libro... forse a chi cerca il sentimento nelle favole anche se fantasioso. 

"Fuggire, sfuggire, consacrarsi al proprio sogno fino a trasformarlo in realtà. Un'arte di vivere e resistere perfino in tempo di guerra, soprattutto in tempo di guerra. Un'astuzia, un artificio. Un invito a vedere più che a guardare."

In questa citazione forse si racchiude il senso del libro, l'autore ha preso un suo sogno e trasformato in parole di un libro incurante di tutto il resto.  

Recensione - LE BALENE MANGIANO DA SOLE di Rosario Pellecchia

Salve a tutti! In questo venerdì di agosto riprendo in mano il blog per aggiornarvi sulle mie ultime letture. A dire la verità potevo leggere di più ma, a causa dei miei giorni di vacanza e di una congiuntivite allergica stagionale, non sono riuscita a raggiungere obiettivi per me soddisfacenti. Il libro che vi presento in questo post è stata una piacevole scoperta e si tratta di Le balene mangiano da sole di Rosario Pellecchia.


autore ROSARIO PELLECCHIA editore FELTRINELLI 
data di pubblicazione 4 marzo 2021 pagine 272 prezzo 16 euro

TRAMABicicletta, musica nelle cuffie e via, verso la prossima consegna. Napoletano ventitreenne trapiantato a Milano, Gennaro Di Nola detto Genny, di professione rider, si diverte a indovinare il tipo di persona che gli aprirà la porta in base al cibo che ha ordinato. Quei pochi secondi in cui sbircia nella vita degli altri, fermo sul loro zerbino, sono per lui una tentazione irresistibile, ed è difficile che sbagli a tracciare un profilo. Una sera però, contro ogni pronostico, incontra Luca: dodici anni, capelli a spazzola con un po' di crestina, maglia del Napoli e un secchio grande di pollo fritto di Crispy World da mangiare da solo. La madre è uscita, il padre non c'è mai stato: è in un posto lontano a dar da mangiare alle balene, o almeno così gli è stato detto. Un'assenza che si riflette nei suoi occhi nerissimi e profondi, in cui Genny intuisce un dolore che li accomuna. Bastano poche battute perché il ragazzino riesca a convincerlo a entrare in casa per guardare insieme la Champions League in tv. Di partita in partita, nasce così un'amicizia tenera e un po' surreale, nonostante la diffidenza iniziale della madre di Luca, restia a fidarsi di uno sconosciuto. Finché Luca annuncia di voler andare a Napoli con Genny. Sarà una grande avventura e, al tempo stesso, un salto nel passato. Per poter finalmente andare incontro al futuro.

RECENSIONE - Le balene mangiano da sole è il titolo  del libro di Pellecchia, un autore che ho scoperto essere anche speaker radiofonico  e giornalista; ha scritto Solo per vederti felice e, dopo circa due anni, Le balene mangiano da sole. Entrambi i titoli sono nelle mie librerie ma ho scelto questo in particolare perchè, per la challenge librosa cui partecipo, mi serviva un titolo pubblicato nel 2021. Il protagonista principale è Genny, un ragazzo napoletano che vive a Milano e che dovrebbe concludere gli studi al Politecnico ma si dedica intensamente al nuovo lavoro di rider. Il  suo coinquilino Kalidou l'ha incuriosito a tal punto che ha voluto provarci pure lui. La bici, le cuffie e il telefono sono quanto serve per sfrecciare tra le auto e i pedoni milanesi e consegnare cibo a persone sempre diverse gli mette addosso una curiosità vorace. Lui si immagina le vite delle persone che incontra, ne studia i volti e le case, intesse trame di vita che partono dal tipo di pizza ordinata o dal modo di rispondere al citofono. Non è semplice curiosità la sua. è una specie di confronto antropologico per capire come gira il mondo che parte dal suo bisogno di analizzare tutto. E' felice quando le sue ipotesi trovano riscontro e, quando ciò non accade,  pensa a dove può aver sbagliato. Un giorno deve consegnare del pollo fritto ma, quando suona il campanello di destinazione, un ragazzino dodicenne gli spalanca la porta di casa sua invitandolo a vedere la partita del Napoli con lui. Genny si meraviglia e si preoccupa per la ingenua buona fede di Luca. Inizia così una amicizia che, fregandosene della differenza di età, si rivela essere sincera e genuina. Il rider consegna ancora il pollo a Luca, conosce la sua mamma e condivide la passione calcistica con il ragazzo alimentandone la speranza di arrivare a vedere la finale di Champions allo stadio! Gennaro è un ragazzo profondamente maturo e responsabile ma nasconde un dolore grande, che gli squarcia il cuore e che non lo abbandona mai. La vicinanza di Luca gli aprirà la mente e dipanerà tante nubi, l'amicizia di Kalidou e la sua "gang" saranno il carburante per tenere sempre vivo il fuoco della curiosità e dell'entusiasmo verso un lavoro che difficilmente farà diventare ricchi ma che aprirà tante porte sulla varietà del mondo che ci circonda. 
"Il dolore funziona come il bluetooth: impiega un secondo a connettere due persone, e così a Genny sembra di essere già legato a quel ragazzino, perché in fondo a quegli occhi neri scorge una cicatrice... e forse, quella sera, con poche battute ed uno sguardo, quei due si sono riconosciuti, mentre mangiano, bevono Coca Cola e guardano una partita di pallone."

Pellecchia, con questo libro, mi ha fatto scoprire un modo poco conosciuto e molto sottovalutato... i rider sono una categoria che lavora a contatto con la gente, tanta gente., che affida loro le richieste di avere cibo, dolci oppure anche fiori. Per loro conta essere veloci, consegnare tanto. ottimizzare le energie ma devono anche scontrarsi con persone più o meno disponibili, educate, corrette e fare sempre e nonostante tutto un buon lavoro se vogliono guadagnare. Attraverso le trame di questa analisi, Pellecchia ci presenta i sentimenti e i dolori di un ragazzo ventreenne, la sua amicizia con Luca e la sua mamma, il percorso complicato che insieme compiono per rompere i lacci di un passato che fa male. L'autore usa un linguaggio fresco, frizzante e immediato per trascinarci con lui nella storia, per conoscere e  affezionarci a Genny e alla sua vita frenetica. Io mi sono divertita, indignata e anche commossa leggendo questo libro; la tenerezza e l'empatia di Gennaro mi hanno davvero fatta sperare che non tutto sia perduto. Si può ancora sperare nel prossimo, si può incontrare all'improvviso un'anima buona che allevia la solitudine o risolve un dubbio. E' un libro, questo, che mi rasserena, che mi riappacifica col le persone e con la vita stessa, mi infonde la segreta speranza che non tutto sia perduto, soprattutto la buona educazione. Genny non consegna pizze soltanto, le consegna interessandosi discretamente a chi le riceve. Credo che fantasticare sulle vite altrui sia un gioco che ha intrigato tutti, piccoli o meno, e che ci fa usare la fantasia per costruire storie intorno a figure che si incrociano ovunque. Ancora io oggi io mi ritrovo a farlo con chi vedo in treno, in fila alla posta o al supermercato. Mi perdo cercando di cucire addosso a chi incontro le storie che mi sembrano più plausibili, partendo da quello che hanno in mano o dentro il carrello per esempio. non saprò mai se ho ragione o meno ma intanto mi guardo attorno, faccio caso a chi mi circonda, non passo indifferente vicino alle persone. lo so che non è niente di che ma credo che l'indifferenza sia una cosa brutta e leggendo il libro di Ross Pellecchia me ne sono ancora di più convinta. A volte basta una parola gentile, un po' di compagnia, una pacca sulla spalla per non annegare nel dolore e nelle difficoltà che la vita mette nel percorso di ognuno. Non serve essere parenti stretti per offrire un gesto a chi ne ha bisogno, a volte anche una cena del delivery può regalare un bonus!

lunedì 6 giugno 2022

Recensione - I QUADERNI BOTANICI DI MADAME LUCIE di Melissa da Costa

Buon lunedì a tutti! E' arrivato il caldo dell'estate, un pochino in anticipo sul calendario, e mi ha causato un repentino calo di energia! Non sopporto davvero l'afa! Vorrei il frescolino autunnale all year long ma mi rendo conto che ciò potrebbe scontentare gli amanti della tintarella e del caldo. Quindi, mi ritiro a soffrire tra le pagine dei miei libri che, bontà loro, alleviano almeno in parte questo mio patire stagionale. Ma veniamo al motivo principale del post di oggi: il libro I quaderni botanici di Madame Lucie e le mie impressioni in merito. 


autore MELISSA DA COSTA editore RIZZOLI 
data di pubblicazione 8 aprile 2021
pagine 300   prezzo 18 euro

TRAMA - Fuori è l'estate luminosa e insopportabile di luglio quando Amande Luzin, trent'anni, entra per la prima volta nella casa che ha affittato nelle campagne francesi dell'Auvergne. Ad accoglierla, come una benedizione, trova finestre sbarrate, buio, silenzio; un rifugio. È qui, lontano da tutti, che ha deciso di nascondersi dopo la morte improvvisa di suo marito e della bambina che portava in grembo. Fuori è l'estate ma Amande non la guarda, non apre mai le imposte. Non vuole più, nella sua vita, l'interferenza della luce. Finché, in uno di quei giorni tutti uguali, ovattati e spenti, trova alcuni strani appunti lasciati lì dalla vecchia proprietaria, Madame Lucie: su agende e calendari, scritte in una bella grafia tonda, ci sono semplici e dettagliate indicazioni per la cura del giardino, una specie di lunario fatto in casa. La terra è lì, appena oltre la porta, abbandonata e incolta. Amande è una giovane donna di città, che non ha mai indossato un paio di stivali di gomma, eppure suo malgrado si trova a cedere; interra il primo seme, vedrà spuntare un germoglio: nella palude del suo dolore, una piccola, fragrante, promessa di futuro.

RECENSIONE - La protagonista del libro è Amande Luzin e il co-protagonista è il suo dolore. Questo è di certo il primo pensiero a caldo fatto dopo aver terminato il libro di Melissa da Costa. Ci sono anche i genitori di suo marito, i cognati, la figlia della proprietaria di casa, sua madre ma, intorno ad Amande, per tutto il corso della lettura, ho visto l'ombra del dolore che lei prova per la morte di suo marito Benjamin e della piccolina che portava in grembo Manon. Tutti cercano, a loro modo e con le energie rimaste dallo sforzo di superare loro stessi la tristezza, di aiutare  Amande a superare il lutto. Ma tutto sembra inutile: lei riesce solo a caricare poca roba in macchina e cercare rifugio altrove. Lontana dai ricordi, dal quotidiano strazio di rivedere, rifare e condividere le cose che le ricordano il marito e l'arrivo imminente di Manon, Amande trova una casetta in affitto nella campagna francesce, a distanza di sicurezza da Lione e chi ha perso.

"Una volta(...) c'era un tempo per curare il proprio dolore, per ricordare, per dire addio come si deve. Oggi(...) la società non ha più tempo per il lutto."

La disturba il tentativo di tutti di alleviare il peso del dolore: Amande non vuole superarlo perchè non vuole dimenticare Benjamin e Manon. Sa benissimo che non può continuare a "non vivere": non mangia, dorme poco, non si cura e non apre mai le imposte di casa. Vuole però fare a modo suo, a ritmo suo... chi decide quando è il momento di dimenticare? Chi ha dato una misura standard al grado di sofferenza? E soprattutto: Chi ha deciso qual è il modo per vivere un lutto? Nel libro l'autrice scrive con tanta delicatezza del dolore di Amande, della pena che prova per l'ambivalenza dei sentimenti che la inondano quando arriva la sua nipotina. Davvero non è possibile non avere i lucciconi agli occhi leggendo dello sfinimento a cui la protagonista deve far fronte. Perdere due figure così importanti e amate, in modo tanto repentino, straccia cuore e anima. Il racconto di Melissa da Costa ci rende parte del processo di elaborazione di questa perdita: le fasi sono molte e non sono indolore ma Amande è comunque circondata dall'affetto di tante persone che attendono solo un suo cenno per aiutarla. Nella casetta isolata in cui vive la proprietaria ha lasciato appunti e calendari che spiegano come prendersi cura del giardino e un lunario pieno di curiosità. La giovane incuriosita inizia a leggerli con attenzione e a mettere in pratica quanto scritto da Madame Lucie, rendendo orgogliosa anche sua figlia Julie che diventa presenza stabile nel tempo per Amande. Piano piano, anche un albero decorato o la luna piena possono aiutarla a mettere tutto in ordine e a dare un senso al suo dolore. Non esiste un percorso preconfezionato per superare una tragedia e la perdita di chi ami: Amande ne è convinta e cerca, con i suoi tempi e i suoi modi di ritrovare un motivo per vivere. 

"Non è la vita normale, è un'altra vita che mi sforzo di ricreare, una vita su misura, che si adatterà ai miei passi titubanti e lascerà spazio alle mie due perdite."

In questo libro, che ho letto con molta lentezza per non perdermi nessuna sfumatura e per godermelo il più possibile, ci sono tantissime sottolineature e tantissimi appunti a testimoniare il fatto che c'è molto su cui riflettere e da elaborare. Un libro scritto dall' autrice con tanta sensibilità, senza giri di parole o retorica facilmente stucchevole  ma schietto e a tratti anche piuttosto duro. Un romanzo  che consiglio davvero a tutti, per ritrovare tenerezza, fiducia e forza negli altri ma soprattutto in tutto ciò che è dentro di noi e che conserviamo (senza saperlo) e potrà diventare una risorsa in tempi difficili. Madame Lucie aveva capito tutto! 

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venerdì 6 maggio 2022

Recensione - LORO di Roberto Cotroneo

Buongiorno a tutti e benvenuti tra i pensieri sparsi che, in modo totalmente casuale, lascio tra le paginette del mio blog. Oggi il protagonista è il libro di Roberto Cotroneo che si intitola Loro e la cui lettura è stata posticipata varie volte a favore di altri romanzi. Cercando però un libro con una figura umana in copertina la scelta è caduta proprio su questo e quindi ora vi lascio la mia opinione in merito.

 

autore ROBERTO COTRONEO editore NERI POZZA
data di pubblicazione 3 giugno 2021 pagine 192 prezzo 17 euro

TRAMA - Può il memoriale di una giovane donna sconvolgere a tal punto, da turbare persino coloro che si avventurano abitualmente nei recessi più oscuri della mente? È quanto accade in queste pagine, nelle quali Margherita B. narra dei fatti accaduti nel 2018, quando prende servizio, stando alle sue parole, come istitutrice presso una famiglia aristocratica, gli Ordelaffi, in una magnifica villa progettata da un celebre architetto alle porte di Roma: la casa di vetro. Il compito che le viene affidato è prendersi cura delle gemelline Lucrezia e Lavinia. Nella casa di vetro, tutto sembra meraviglioso quell’estate. Ogni cosa è scelta con gusto, con garbo, con dedizione. Le gemelle, identiche, sono una meraviglia di educazione e di talento. Lucrezia ama il pianoforte, Lavinia l’equitazione. Ma pochi giorni dopo l’arrivo di Margherita cominciano a rivelarsi presenze terrificanti. Sono loro, dicono le bambine, gli antichi ospiti della casa, tornati per riportare in luce l’orrore. "Loro" rivisita le ossessioni che da anni segnano la narrativa di Roberto Cotroneo: il tema della verità e dell’ambiguità, del bene e del male, della violenza, del sacro e della felicità, quando brucia fino a farsi cenere. Le sue pagine, oscure e strazianti, si muovono per territori sinistri, e indagano soprattutto quella terra di nessuno che è la nostra mente. Un romanzo che, nel suo finale del tutto imprevedibile, è un omaggio alla grande letteratura e, nello stesso tempo, un racconto nitido che si muove dentro uno scenario torbido e sa guardare oltre l’ignoto. Alla fine, a prevalere saranno il fallimento di ogni ragione e il trionfo di un mondo che non è di questo mondo. Perché, come ha scritto Nietzsche: «quando scruterai in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te».

RECENSIONE - La parola che più di ogni altra mi viene in mente per descrivere questo libro è spiazzante. L'autore, che scopro essere un critico letterario e un appassionato di musica, ha scritto un romanzo gotico a tutti gli effetti e mi sono ritrovata ad apprezzarlo pagina dopo pagina. La protagonista, che racconta la sua storia attraverso un memoriale, è Margherita  B. e la storia si svolge nel 2018: la famiglia Ordelaffi assume una nuova istitutrice per le gemelle Lucrezia e Lavinia, due bimbe di dieci anni uguali tra loro come solo le gemelle omozigote possono essere. Intorno a loro  gravitano altre figure, a tratti oscure e nebulose, come la collaboratrice Giulia, la governante Angelina e il giardiniere tuttofare Gaetano ma pure i padroni di casa, i coniugi Ordelaffi Alessandra e Umberto, sono degli eleganti e compìti enigmi. Margherita considera la signora molto signorile e cortese ma si accorge anche di alcune sue "fragilità" che non sa spiegare. Il signor Umberto, invece, lavora all'estero e quando torna si comporta da perfetto papà gentiluomo, questo non minimizza l'opinione di Margherita che ci sia qualcosa di ambiguo nel suo modo di fare. La casa in cui abitano è una splendida villa che nella sua trasparenza nasconde un mondo di tenebra. 

"Ci sono momenti nella vita in cui si cresce e si invecchia in poco tempo. Accade nel dolore, certo, accade anche nello smarrimento, nel fatto che prima il mondo ha la terra e il cielo e poi il mondo ha l'inferno, la terra e il cielo."

La sensazione che mi ha accompagnata fino alla fine del romanzo è stata quella di un'angosciante curiosità; procedere nella lettura significa conoscere più particolari, viverne la cronologia e trattenere il fiato. Le atmosfere non sono mai da thriller ma i dubbi, i sospetti, le ansie diventano parte dell'esperienza di lettura fino alla fine. Una conclusione che sconvolge,  io mi sono ritrovata a chiudere il libro con questo senso di sorprendente buco nello stomaco. La storia racconta di un rapporto tra le sorelle gemelle così simbiotico che crea disagio quasi, e io mi sono sentita molto di parte come mamma di gemelle (eterozigote e diversissime) e tutto si amplifica. L'autore è stato bravissimo, non è mai stato eccessivo nei particolari ma ha dosato suspence e mistero,; ha saputo creare dettagli, atmosfere e ambientazioni perfette per incollare il lettore. Non è un romanzo che disperde la trama in molte pagine, anzi, poche e ben scritte bastano a trovare una storia che scruta nel torbido e negli incubi di ognuno di noi... in tutti risiede qualcosa di oscuro, di misterioso e insondabile che viene a galla solo quando ci si trova indifesi. Loro sono il legame che unisce le due bambine ma anche l'insieme di quesiti che Margherita cerca di tenere a bada senza farsi trascinare nel gorgo della superstizione, Loro è il gruppo che fa cerchio intorno a Lucrezia e Lavinia, Loro è tutto ciò che la villa, così bella e altera, nasconde alla vista di chi sta fuori e rivela, in modo straordinario, a chi ci vive lasciando un disagio  incomprensibile.
Solo la lettura aiuta e svela... perchè:

"Quando scruterai a lungo in un abisso, anche l'abisso scruterà dentro di te" ha scritto Nietzsche. Mi prometta che la sua mente andrà nel posto più lontano da quell'abisso. Solo così riuscirà a salvarsi. 

Un libro che ho letto con tanti dubbi e che mi ha stupita in modo positivo. Una lettura  che consiglio a chi vuole trovare un romanzo che smuove sensazioni, non solo pensieri e parole.



domenica 24 aprile 2022

Recensione - LE LETTERE DI ESTHER di Cecile Pivot

Buona domenica!  Cari amici di blog oggi vi parlo di un libro speciale, un romanzo che mi ha incuriosita, interessata e anche sorpresa. Il libro mi ha da subito incuriosita perchè ormai, confessiamolo, chi usa più carta e penna per comunicare con gli altri? Chi ha ancora voglia di mettersi un foglio davanti e pensare alle parole giuste da inviare a qualcuno? Una storia che davvero aspettavo di leggere con avidità di lettrice amante della scrittura in tutte le sue forme. 


autore CECILE PIVOT editore RIZZOLI
data di pubblicazione 11 febbraio 2022 pagine 288 prezzo 18 euro

TRAMA - “Le lettere mi mancavano. Ormai non ne scriviamo più, le consideriamo una perdita di tempo che ci priva di immagini e suoni.” È per colmare la nostalgia che Esther, libraia di Lille, decide di organizzare un laboratorio di scrittura epistolare. Per lei, che con il padre ha intrattenuto una corrispondenza durata vent’anni, è come riportare in vita un rituale antico: accantonare per un po’ l’immediatezza delle mail e l’infinita catena di messaggi WhatsApp che ogni giorno ci scambiamo, per sedersi a un tavolo, prendere carta e penna, darsi tempo, nel silenzio di una stanza tutta per noi, e raccontarsi. Trovare le parole giuste per qualcuno che ci leggerà, non ora e nemmeno domani. E riassaporare il gusto perduto di una comunicazione più ricca, più sensata. “Da che cosa ti difendi?” è la prima, spiazzante domanda di Esther per i cinque sconosciuti che, rispondendo al suo annuncio, hanno scelto di mettersi in gioco. Attraverso piccoli quadri della loro vita quotidiana e l’intenso scambio epistolare si delineerà poco per volta il ritratto di una classe eterogenea e sorprendente: Samuel, il più giovane, che non riesce a piangere per la morte del fratello; Jeanne, ex insegnante di pianoforte, vedova, che si difende dalla solitudine accudendo animali maltrattati; Jean, un uomo d’affari disilluso che vive per il lavoro e ha perso contatto con le gioie più autentiche; Nicolas e Juliette, una coppia in crisi sulla quale il passato getta ombre soffocanti. Esponendo dubbi e debolezze all’ascolto e alle domande, la scrittura sarà, per loro, lo strumento per rivelarsi l’uno all’altro con sincerità, alleggerendo il cuore. Intriso di tenerezza e umanità, Le lettere di Esther è un elogio alla lentezza, una celebrazione della forza delle parole, un resoconto travolgente delle fragilità umane.

RECENSIONE - Inizio la mia recensione con la dichiarazione anticipata di amore incondizionato verso le lettere, le cartoline e tutto ciò che implica la scrittura; immaginate, quindi, le mie speranze di trovarmi di fronte ad un romanzo con una trama accattivante e in cui lo scritto epistolare non fosse una scusa per tutt'altro genere di storia. La mia felicità, alla fine del libro di Cècile Pivot, è stata immensa e anche a tratti, umida di lacrime. Nella mia adolescenza e anche giovinezza direi, ho avuto modo di avere degli amici di penna: amiche scozzesi conosciute al mare a Jesolo, cugine di secondo grado che abitano in Australia, compagne di scuola media che, per percorsi diversi, vedevo poco (considerando che la mia giovinezza è tra gli anni 80 e 90, quindi senza cellulari di sorta), partecipanti a gruppi di pen-pal che scrivono da tutte le parti del globo. Di tutti questi, il denominatore comune, sempre presente nei miei ricordi, è l'attesa! Il brivido e l'ansia che provavo aspettando di trovare qualche busta bianca o con i parallelepipedi blu, bianchi e rossi sui bordi la ricordo ancora in modo vivido! Conservo tutto ciò che ho ricevuto, ogni bigliettino, lettera o cartolina ha un posto preciso tra i miei tesori. In questo romanzo, che posso definire epistolare senza temere di sbagliare, la libraia Esther organizza un laboratorio di scrittura che prevede l'invio di lettere tra i partecipanti. All'incontro organizzativo si presentano in sei ma partecipano poi solo in cinque. Un gruppo disparato di persone che hanno voglia, per motivi diversi, di mettersi un pochino in gioco. Partecipa Jean: un uomo d'affari che passa la vita in viaggio, ha un lavoro che lo rende spietato e due figli che quasi non lo conoscono. C'è anche Jeanne, insegnate di pianoforte, vedova e senza figli che patisce la sua solitudine. Il giovane Samuel si iscrive per ammazzare il tempo libero. La sua vita è in una fase di stallo e la perdita di suo fratello è un ostacolo tra lui e i suoi genitori. Poi ci sono Juliette e Nicholas, moglie e marito che partecipano su richiesta della psichiatra che segue la depressione di Juliette e che intende usare il laboratorio di scrittura come strumento di cura. Si unisce al gruppo anche Esther e il quesito di partenza a cui i partecipanti devono rispondere è: Da cosa ti difendi?
Questa domanda è l'input perfetto per aprire i dialoghi tra i partecipanti, ognuno scrive ad altri due e le lettere diventano il vettore di pensieri veraci, difficili e liberatori. E' incredibile come tutta la trama del libro sia sviluppata quasi solo dalle lettere: in ognuna si raccolgono pezzi di vite, vittorie, sconfitte, dolori, rimorsi e rimpianti. Gioie anche, a volte, che alleviano le difficoltà e che invitano a non fermarsi nella ricerca del proprio mondo sereno. I rapporti tra i partecipanti si stringono, a mano a mono che il tempo passa, nessuno rinuncia a mettersi in discussione anche se il dialogo fa emergere anche punti scomodi. La mia grande soddisfazione è stata seguire con interesse sempre maggiore le vicende dei protagonisti, emozionarmi, arrabbiarmi, rispecchiarmi e commuovermi anche. Il piacere di leggere non è mai sceso, la mia attenzione è sempre rimasta incollata alla storia che evolveva, lettera dopo lettera, rivelando la bravura dell'autrice. Cécile Pivot ha saputo tenere alta l'asticella delle aspettative e ha portato avanti con grande maestria il racconto di sei vite, diverse tra loro in tante cose ma accomunate dalla voglia di mettersi in discussione, di guardarsi dentro e con onesta lucidità ammettere anche le difficoltà o le sconfitte. Un libro perfetto, a mio parere, dalla scrittura agile, mai melensa o eccessiva che conclude il racconto del laboratorio regalando emozioni sincere. Alla fine la mia grande soddisfazione è stata sentirmi quasi "amica" di ognuno dei partecipanti, la loro storia non era solo righe tra le pagine ma veri racconti di vita che racchiudono esperienze reali e veritiere. Consigliato a tutti, proprio a tutti ma, di più, a chi ha nostalgia di carta e penna e di lettere che profumano di vita vera.

mercoledì 6 aprile 2022

Recensione - NOTTI BIANCHE di Fedor Dostoevskij

Bentornati! Oggi sono qui a scrivere del mio ultimissimo libro letto che non è stato proprio facilissimo terminare! Confesso che la scelta di questo titolo, in questo preciso periodo, è stata molto poco spontanea. In libreria, in ogni libreria da me frequentata in queste settimane, c'è un angolo predisposto con i titoli di scrittori russi. Sono posti in evidenza talvolta, altre volte un pochino meno, ma sono sistemati per dare loro evidenza visto il momento storico delicato e magari si decida di acquistare qualche titolo per colmare lacune letterarie che non è mai una brutta cosa. E così ho fatto anche io... mi serviva un classico da leggere, magari un titolo veloce, non molto corposo perchè il tempo non è mio amico ultimamente e così ho scelto  Notti bianche. 


autore FEDOR DOSTOEVSKIJ  editore EINAUDI i classici
data di pubblicazione 12 maggio 2014  pagine 158 prezzo 12 euro

TRAMA - La natura lirica, fantastica e fantasmagorica di Pietroburgo è tutta infusa nelle Notti bianche, romanzo pubblicato per la prima volta nel 1848. Il giovane protagonista della vicenda è un sognatore. Immerso in uno sciame di pensieri e fantasticherie, nelle lucide notti estive, il giovane intraprende in solitudine lunghe passeggiate per le vie cittadine fino al sorprendente incontro con Nasten'ka, un altro essere notturno, e al sogno di un'avventura meravigliosa.

RECENSIONE  - Leggere un titolo scelto tra i classici  è sempre fonte di cultura, indipendentemente dal fatto che ci piaccia o meno quello di cui racconta il libro; il fatto stesso di essere un "classico" dovrebbe essere indice di una buona opera letteraria. Quando ho scelto Notti bianche cercavo un titolo facilmente fruibile: poche pagine perché ho volumi belli corposi già in attesa in libreria e soprattutto perché durante i mesi scorsi ho già dato in quanto a pagine lette di classici! Ha avuto modo di gustare la lettura di Via col vento e Il conte di Montecristo (versione integrale) che sono volumi sostanziosi in pagine scritte e in qualità di romanzi. Davvero dei capolavori da far conoscere a tutti e da far ri-scoprire al popolo dei lettori cosiddetti navigati che non li hanno ancora potuti apprezzare! Anni or sono ho letto anche Guerra e pace e pure Tolstoj non si risparmia in quanto a parole messe sulla carta! 
 Notti bianche di Dostoevskij è  uno dei primi scritti dell'autore russo e io non ho letto altro di questo scrittore prima d'ora. 
La storia ci racconta di un sognatore, un giovane che vaga per le notti di Pietroburgo, un anima solitaria che ritrova un po' di vita incontrando una ragazzina proprio durante il suo vagare notturno. In quattro notti il sognatore sente nascere un barlume di voglia di vivere, di voglia di amare che la giovinetta risveglia  con la sua vitalità  Lui, rinchiuso in un'esistenza ai margini, timoroso e incapace di slanci vitali si ritrova in vena di fantasticare di una vita diversa, più coraggiosa e più audace ascoltando Nasten'ka e scopre che può essere anche qualcosa di più di un sognatore: un sognatore fantasioso.
"... egli non desidera nulla perché è al di sopra di qualsiasi desiderio, possiede tutto, è sazio, perché è egli stesso l'artefice della propria vita e la crea ogni momento secondo la propria volontà."

 La fantasia può aiutarlo ad uscire dal guscio rivestito di solitudine e a fargli affrontare la vita  usando la l'immaginazione. Ritrova, il giovane sognatore , persino la voglia di amare. Lei gli racconta dei suoi drammi amorosi e dell'uomo che aspetta invano così il povero amico si illude che quell'amore possa andare anche a lui per non essere sprecato. Arriva purtroppo anche il tragico momento in cui Nasten'ka gli spezza tutte le aspettative facendolo ripiombare nel suo mondo solitario. Il sognatore perde la speranza di cambiare vita e ripiomba nel suo mondo fatto di consapevole solitudine carico solo dei ricordi della beatitudine regalatagli da Nasten'ka in quelle loro poche notti. Come posso definire questo libro e ciò che mi rimane dopo la sua lettura? Come posso raccontare i miei pensieri in merito ad un testo che da voce a chi vive fuori dalla realtà, a chi si sente troppo fragile rispetto alle cose del mondo e sceglie di rimanere ai margini, in un angolo su misura senza dover troppo avere a che fare con la vita vera? Dostoevskij descrive con maestria la vita del sognatore, ciò che lo limita e ciò che cambia al suo incontro che la ragazzina. Con lei raffigura la voglia di vivere, la concreta potenza dei sentimenti che il giovane non conosce. Anzi, solo con la fantasia immagina come può essere amare, vivere senza paura ed essere vitali, non solo vivi. Tanto più è grande la sua speranza di trovare l'amore in Nasten'ka e tanto più  è cocente la delusione quando lei lo respinge e capisce che arriva la fine delle illusioni. 

"Il mondo della fantasia diventerà sempre più pallido e i sogni appassiranno e moriranno come le foglie gialle dagli alberi"

Quello che ho trovato un punto di forza del romanzo è il linguaggio usato dallo scrittore per descrivere le quattro nottate e le emozioni che si susseguono nel petto del sognatore; non è stata una lettura che scorre fluida, ho dovuto ritornare a leggere alcuni passaggi e con calma assimilarli per poi riuscire a tracciarne un quadro d'insieme. Tanti i dialoghi intensi, le similitudini e le descrizioni precise che l'autore dosa con sapiente arte e non sempre li ho colti nel modo esatto. Alla fine comunque sono contenta di averlo letto: Notti bianche mi ha dato l'illusione che , a volte, saper volare con la fantasia, possa donare qualche attimo di perfezione e di felicità togliendo il velo nero della realtà dalla routine quotidiana. In questo periodo, dove la speranza non è sempre buona compagna,  non è cosa da sottovalutare e i dialoghi de Notti bianche  hanno una tale potenza e incisività che sono certa mi ritorneranno alla mente spesso. In fondo, l'autore mi trova perfettamente d'accordo quando scrive che anche solo un attimo di beatitudine vale la pena di essere vissuto in una vita intera, per la felicità che porta nel cuore di chi lo prova. E, a volte, viverne anche solo uno, di vera beatitudine al giorno d'oggi è una rarità quindi bisogna imparare a riconoscerli e ad apprezzarli davvero. 

martedì 5 aprile 2022

Recensione - L'EQUAZIONE DEL CUORE di Maurizio de Giovanni

Buon martedì a tutti! Siamo arrivati già al mese di aprile ma il profumo della primavera ci ha solo sfiorati! E' tornato prepotente il freddo e in me prevale la voglia di calore e di dolce far niente. Stamattina è tempo che mi metta al computer a scrivere i post che ho in agenda da troppi giorni ormai. Oggi vorrei lasciarvi i miei pensieri su uno degli ultimi libri letti in questo periodo e vi parlo di L'equazione del cuore di Maurizio de Giovanni. 



autore MAURIZIO DE GIOVANNI   editore MONDADORI
data di pubblicazione 1 febbraio 2022 pagine 252 prezzo 19 euro


TRAMADopo la morte della moglie, Massimo, professore di matematica in pensione, vive, introverso e taciturno, in una casa appartata su un’isola del golfo di Napoli. Pesca con metodo e maestria e si limita a scambiare rare e convenzionali telefonate con la figlia Cristina, che vive in una piccola città della ricca provincia padana. A interrompere il ritmo di tanto abitudinaria esistenza la notizia di un grave incidente stradale: la figlia e il genero sono morti, il piccolo Checco è in coma. Massimo deve assolvere i suoi doveri. Crede, una volta celebrata la cerimonia funebre, di poter tornare nella sua isola, e lasciare quel luogo freddo e inospitale. Non può. I sanitari lo vogliono presente accanto al ragazzino che giace incosciente. Controvoglia, il professore si dispone a raccontare al nipote, come può e come sa, la “sua” matematica, la fascinosa armonia dei numeri. Fuori dall’ospedale si sente addosso gli occhi della città, dove lo si addita, in quanto unico parente, come tutore del minore, potenziale erede di una impresa da cui dipende il benessere di molti. Da lì in poi quanto mistero è necessario attraversare? Quanto umano dolore bisogna patire? Per arrivare dove? Maurizio de Giovanni scrive una delle storie che ha sempre sognato di raccontare. E ci consegna a un personaggio, tormentato e meravigliosamente umano, messo dinanzi al mistero del cuore.

RECENSIONE -  Quanto può essere tranquilla la vita da pensionato di un professore di matematica? Massimo De Gaudio cerca la pace in un'isoletta del golfo di Napoli e vive in solitudine facendo della pesca la sua attività preferita. Ha una figlia, Cristina, che vive al Nord con il suo bimbo Francesco detto Checco; li sente poco e li vede ancora meno, conosce a malapena suo genero ma il gelo lo pietrifica quando riceve la telefonata che nessuno dovrebbe mai ricevere. Sua figlia e suo genero non ci sono più. Un incidente li priva della vita, insieme, il loro bimbo è grave in ospedale e Massimo deve farsi forza e correre da lui; dall'unico affetto che gli è rimasto su questa Terra. Non è facile lasciare la sua isoletta, il suo spazio vitale minimo che lo isola dal resto del mondo e che lo fa sentire tranquillo ma deve dare il suo affetto al piccolo nipotino ferito. Checco ha bisogno di lui anche se Massimo pensa di non avere nulla da offrirgli, non lo conosce quasi, intimamente sa che è giusto essere al suo capezzale. Conosce  Alba, la babysitter di Checco, discute con lei quasi ma attraverso le sue parole impara a conoscere meglio sua figlia e la sua famiglia. Stare accanto a Francesco per riportarlo alla vita, risvegliarlo, è una missione per Alba ma anche per Massimo che racconta al nipote il mondo e i suoi affanni attraverso la sua amata matematica. 
"Per tutta la vita si era schierato contro l'irrazionalità delle emozioni, e l'inopportunità dell'immaginazione, lottando strenuamente per la concretezza e la logica..." 
Come è diverso questo libro da quelli che conosco di de Giovanni! Non ci sono i Bastardi di Pizzofalcone, non c'è il commissario Ricciardi, non c'è Sara Morozzi e la sua "invisibilità", non troviamo Mina Settembre e i suoi bagagli di casi umani... insomma, qui c'è un autore che stupisce davvero. Una trama insolita, non meno coinvolgente ma di sicuro una nuova prospettiva sui sentimenti. Ed è una bella novità, ne sono rimasta affascinata, emozionata e davvero colpita. La severa figura del professor Massimo, una personalità costruita anche dal dolore della perdita della cara moglie, la voglia di stare da solo a godere del tempo che diventa solo suo in un'isola del caldo Sud. Il professore senza il sorriso che riscopre di avere un cuore al cospetto del nipotino ferito ed appeso alla vita solo da un flebile respiro.  L'autore intesse una trama fatta di fili di empatia, di tenerezza, di coraggio anche e di un po' di sensi di colpa. Massimo non è stato un padre che dispensa amore a piene mani, lo riconosce, nel momento del bisogno però non si tira indietro, non scappa anche se farlo gli verrebbe proprio bene. Leggere questo libro mi ha stretto il cuore in una morsa: avere un familiare su un letto di ospedale e in fin di vita è una cosa che ho vissuto, poco tempo fa, sulla mia pelle. Non importa se la causa è un incidente o una malattia... quel fatto fa riflettere sul perchè accadono certe cose, su chi si può incolpare per sentirsi meno colmi di rancore e di rabbia. Si cercano appigli per non crollare, le corazze a volte si induriscono e a volte si crepano. Massimo lascia filtrare dalla sua scorza coriacea di "solitario" il sostegno che offre a Checco e ad Alba. Attraverso la sua conoscenza dei numeri stabilisce un rapporto con il nipotino e gli racconta del mondo, di ciò che lo aspetta, di ciò che non deve smettere di volere. Una tenerezza infinita leggere queste pagine, tanto diverse dalle aspettative che, a volte, autori conosciuti creano ad libro nuovo. Una sorpresa positiva leggere di sentimenti, di evidenti dati matematici abbinati al racconto di cose poco logiche come sono proprio le emozioni e rimanerne tanto colpita! Un libro che spiega bene, a parer mio, quanto non serva essere uniti fisicamente per definirsi famiglia. L'affetto, l'amore anche, non conoscono distanze e, senza ipocrisie, non è dato dalla quantità di tempo o di informazioni. L'amore scaturisce spesso a dispetto di ciò che si considera "ovvio" e scava brecce anche nei cuori più chiusi e duri. In fondo, per provare tutto questo, Massimo cita Dirac e la sua equazione....

"... Se due sistemi interagiscono tra di loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma diventano un unico sistema."
Tutti, nel corso della vita, entriamo in contatto con diverse persone... alcune di loro si stabiliscono tra i nostri affetti, altri no a seconda di quanto peso hanno nei nostri vissuti. E' certo che, comunque, quello che siamo e che proviamo è anche frutto della presenza di chi ci sta accanto,  di chi ci vuole bene. Perché, come scrive de Giovanni nel libro...

"... nessuno dipende mai da una persona. Ma da un sentimento sì, senza alcun dubbio." 
Con questa affermazione posso concludere la mia riflessione e ribadire, una volta ancora, che certi libri devono essere letti, almeno una volta nella vita. Serve prendere consapevolezza che gli affetti non sono acqua fresca, non si spezzano e non si creano a comando ma esistono e sopravvivono anche alle avversità più difficili della vita o ne decidono la sorte. Leggete L'equazione del cuore,  è un libro che svela le dinamiche degli affetti in un modo nuovo e mai scontato. C'è bisogno di questo tipo di letture, in questi periodo piuttosto cupi e solitari. 

domenica 6 marzo 2022

Recensione - LA FELICITA' DEGLI ALTRI di Carmen Pellegrino

Buonasera! In questo periodo non mi è facile fare qualcosa che non sia, semplicemente, vivere, non sono momenti facili per me e, per essere obiettivi, anche per il mondo in generale. Uscire da una pandemia lascia tracce che si ripercuotono anche nella voglia di fare. Soltanto i miei amati libri riescono a donarmi un attimo di leggerezza: quando mi perdo tra le pagine mi diventa tutto più sopportabile. Non riesco a leggere quanto vorrei però... le cose da fare sono sempre molte in quel porto di mare che chiamo casa! 
La mia ultima lettura mi ha donato momenti intensi di riflessione e mi sono proprio gustata un gran bel libro: La felicità degli altri di Carmen Pellegrino non è un libro da leggere con leggerezza ma richiede impegno. Io, infatti, ho letto, riflettuto e riletto tante delle pagine di questo bel romanzo. Uno di quelli che ha preso posto nel mio albo d'oro dei libri letti!  Ora ve ne parlo un po' sperando di incuriosirvi e di farvi venire voglia di conoscerlo meglio e magari di leggerlo!



autore CARMEN PELLEGRINO  editore LA NAVE DI TESEO 
data di pubblicazione 11 febbraio 2021 pagine 160  prezzo 18 euro


TRAMA: "Sono nata in una casa infestata dai fantasmi. Allampanati, tignosi fantasmi da cui non si poteva fuggire. A quel tempo vivevamo nella parte ovest di un villaggio che aveva case tutte uguali, tutte al pianoterra, prima che si elevassero. Mio fratello e io speravamo che le case degli altri fossero infestate quanto la nostra. A dieci anni fui allontanata dal villaggio per pura crudeltà, ma i fantasmi non rimasero a casa.” Cloe è una donna che ha imparato a parlare con le ombre. Un’anima in ascolto, alla ricerca di una voce che la riporti al luogo accidentato della sua origine, al trauma antico di quando, bambina, cercava di farsi amare da chi l’aveva messa al mondo. Nel suo cammino costellato di fragorosi insuccessi e improvvisi passi avanti, Cloe attraversa città, cambia case, assume nuove identità, accompagnata da voci, ricordi, personaggi sfuggenti: Emanuel, il fratello amatissimo; il professor T., docente di Estetica dell’ombra; Madame e il Generale, guardiani della Casa dei timidi, dove la donna era stata accolta a dieci anni. Cloe è uno sguardo che cerca attenzione e verità, il suo viaggio coraggioso è il racconto di un amore e di una speranza che non si spengono, anche quando dentro e fuori di noi non c’è che rovina.

RECENSIONE: Ho comprato questo libro l'anno scorso, poco dopo la sua uscita, tenendolo sempre a portata di mano in attesa del momento giusto. Sembrava che non arrivasse mai, quel momento, forse perché, per leggere libri così, si deve essere "pronti". 
L'occasione mi è stata offerta dalla lettura in comune da fare con la mia compagna di stanza librosa nella challenge delle Ciambelle: lei mi ha aiutato a scegliere la lettura da fare insieme e la scelta è stata questa. Il libro della Pellegrino racconta di Cloe (il vero nome è Clotilde), una protagonista di cui non è chiara l'età che vive una giovinezza triste e piena di sensi di colpa. Si sente colpevole della sorte del fratello Emanuel, si è data colpe che non ha per giustificare l'abbandono da parte della madre. Vive nel ricordo del periodo passato alla Casa dei Timidi sotto l'ala protettrice (ed educante) del Generale e di Madame che le insegnano a cercare la sua strada nel mondo. Cloe pensa di averla trovata: completa gli studi e diventa traduttrice di storie per bimbi ma non dimentica niente. Non scorda la tristezza della sua infanzia, cerca risposte ai suoi interrogativi e a quelli che le pone il suo amico, il professor T. Una figura importante per Cloe, il suo docente di Estetica delle Ombre; insieme a lui filosofeggia di tristezza, di solitudini e di amore. L'amore che le è mancato da bambina, quello che le causa dolore e insicurezze, quello che cerca di colmare con un matrimonio fugace.  Il racconto è una poetica e delicata esposizione della ricerca compiuta da Cloe per trovare pace. I salti temporali della trama, la descrizione dei sogni, della sua infanzia e della sua realtà, fanno di questo libro, un girotondo di emozioni diverse. Io ho potuto percepire l'angoscia, la tristezza, la paura, il dolore, la rassegnazione della protagonista. Tutto ben raccontato per calare il lettore fino in fondo all'anima di Cloe... 
"Dicono che ci sia un posto nel mondo per ciascuno di noi e a quello noi tendiamo senza sosta, anche se non si sa dove sia, anche se non abbiamo le coordinate per raggiungerlo e non ci sono mappe per indicarcelo. Dicono che una volta raggiunto è come l'abbraccio che accoglie, come la parola che lenisce, quando finalmente viene detta."

Questo libro muove qualcosa dentro, almeno con me è successo; motivo questa mia sensibilità con il periodo che sto vivendo, con la fragilità che ho scoperto in me e che mi ha sorpreso. La ricerca di risposte fatta da Cloe, la sua irrequietezza e la sua brama di conoscere per risollevarsi dai ricordi dolorosi e tanto invasivi, mi ha emozionata. Lei si sente come un puzzle smontato: sa che è un unico pezzo ma la sua infanzia ha rovinato tutto. Deve cercare di trovare la chiave, il pezzo centrale da cui ripartire e, via via, attaccarci intorno tutto  il resto. Vivere non deve essere un esercizio faticoso e triste, non si può logorarsi per colpe di altri, essere felici non è obbligatorio ma bisogna almeno provarci. 

"Felicità è una della parole più inseguite, una delle più manipolate, sempre più magnificamente ambigua, definizione che tanto rassicura... Quella di là da venire, la felicitò degli altri, dato che, a ben guardare, la nostra vita è percorsa da un profondo sentimento di tristezza." 

Cloe riparte da dove tutto ha inizio, affronta le ombre del suo passato e, coraggiosamente, cerca di superarle non di evitarle. La sua forza è questa; nonostante tutto ci prova. Un esercizio di stile questo libro, per come è ben scritto e per le citazioni con tanto di bibliografia alla fine che ne aumentano il pregio (una finezza ad uso del lettore che mi piace!), un girotondo di emozioni e di cambi di scena che mi hanno tenuta sempre ben attaccata alla storia. Ho riflettuto tanto su quanto sia importante la stabilità e la serenità dei bambini... sono le basi su cui costruire una vita almeno equilibrata, non si garantisce mai la felicità, nemmeno ai più fortunati, ma almeno non si lasciano vuoti duri da colmare. Essere genitori è il mestiere più difficile e imprevedibile del mondo, non ci sono istruzioni, l'unica cosa da non fare mai è gettare sulle spalle dei figli le proprie frustrazioni o insicurezze perchè nessuno chiede di nascere. Almeno non con un bagaglio tanto pesante da portare. 

Un libro che consiglio a chi cerca emozioni, a chi non ha paura di commuoversi e vuole una storia che lo trascini  nel turbine di eventi e di sentimenti. Un buon libro per  buoni lettori! 

domenica 6 febbraio 2022

Recensione - COSA FARESTI SE di Gabriele Romagnoli

 Mentre aspetto di sapere quanto durerà l'ultima serata di Sanremo e magari anche di scoprire se ho indovinato chi vincerà il Festival rimango alla tastiera del mio pc per scrivere la seconda recensione che spero sia utile al percorso nella Challenge librosa che mi tiene compagnia quest'anno.

Il libro che devo leggere deve avere o la copertina arancione o qualcosa di arancione in copertina quindi è stato super facile scegliere il titolo di Romagnoli Cosa faresti se. 

autore GABRIELE ROMAGNOLI  editore FELTRINELLI 
data di pubblicazione 15 maggio 2021 pagine 176 prezzo 16 euro

TRAMA - Cosa faresti se, nel tempo breve di una giornata o di un attimo, dovessi scegliere fra due alternative, ognuna critica, ognuna destinata a ridefinire l’idea di te stesso, a cambiare il destino tuo e altrui? Una scelta irresolubile eppure necessaria, come quella che si trovano costretti a prendere Laura e Raffaele, una coppia che desidera adottare un figlio e si ritrova a decidere in poche ore – una lunga, interminabile notte – se diventare genitori di una bambina gravemente malata. O come capita a Adriano, che un mattino si sveglia e scopre da un video sul cellulare che il figlio ha preso in prestito la sua auto e con essa ha investito una persona, uccidendola senza nemmeno fermarsi a prestare soccorso. Adriano, che da quando ha perso la moglie e il lavoro, è incapace di decidere qualsiasi cosa, esce di casa per cercare fuori da sé, un passo dopo l’altro, una risposta: denunciare il figlio o costituirsi al suo posto per salvarlo? Invece solo un istante è concesso a Giovanni, il tassista Urano 4, per prendere la risoluzione più importante… Seguendo quale ragionamento o intuizione, quale idea del mondo e di sé, Laura, Raffaele, Adriano, Giovanni e gli altri personaggi di questo romanzo – che il lettore scoprirà essere tutti sottilmente legati fra loro – potranno fare la loro scelta? Come arriveranno al catartico finale che li richiama in scena tutti insieme per scegliere ancora, giacché la vita è un percorso segnato da bivi etici? Nel divario fra essere autentici ed essere giusti temono di perdersi, perché ci sono nell’esistenza di ciascuno “deviazioni improvvise, circostanze inattese, scelte improbabili” davanti alle quali è impossibile quanto necessario farsi trovare pronti. Gabriele Romagnoli sonda con la consueta scrittura lucida e paziente la coscienza dei suoi personaggi, esponendola al lettore senza melodramma, senza esibita compassione, e proprio per questo con le loro storie ci interroga, risveglia domande complesse e sollecita i dilemmi morali che ci rendono umani. Cosa faresti se, ti ritrovi a chiederti…

RECENSIONE -  Gabriele Romagnoli è uno scrittore che riesce a colpirmi ogni volta con i suoi libri. Uno di quelli che più mi è rimasto attaccato all'anima è Solo bagaglio a mano. Classe 1960, Romagnoli è un giornalista-scrittore che scuote la tranquillità del lettore con racconti  pungenti e colmi di interrogativi. Come in Cosa faresti se, libro diviso in sette storie spalmate per sette giorni dove i protagonisti di ogni racconto vivono degli eventi a cui, inconsapevolmente, risulteranno legati tra loro. Ogni loro azione, decisione, scelta si ripercuote o influisce sulle vite di altri protagonisti. 

"Non riuscivano a dirlo meglio, ma a volte le cose che non si sanno dire risultano le più comprensibili perché non esiste una precisione per definire certe sensazioni senza farle esplodere, come se l'accuratezza fosse uno spillo su un palloncino.

Romagnoli, nel suo libro, pone dei quesiti raccontando le sue sette storie... come ci troveremmo noi nei panni dei protagonisti? Scoprire la malattia rara nella bimba attesa in adozione, sapere che la madre biologica non ha mai voluto sapere nulla della figlia, decidere di sacrificare la propria vita per salvarne un'altra così, all'improvviso o dubitare di un figlio che le avversità di una vita in salita ti mettono contro ma non smettendo mai di volergli bene, sono eventi a cui sapremmo dare un senso? Non è mai facile affrontare le difficoltà ma lo è ancor meno riflettere sulle conseguenze che le nostre azioni  hanno nelle vite di chi abbiamo intorno. Ci si pensa mai a questo? A quanto tutto potrebbe cambiare per un no o un si detto  o non detto? Siamo esseri indipendenti ma alla fine di stare soli non ne vogliamo sapere. 

"Entrambi  non avevano messo in conto la rotta del destino, capace di curve così decise che ogni desiderio si sarebbe perso nel retrovisore, nella coscienza, come un suono privo di senso, pronunciato prima di avere imparato il linguaggio."

 Tutto cambia se le azioni o le parole sono diverse, se al posto di rubare la macchina in un momento di rabbia ci si ferma e si riflette, o si urla e si impreca invece di causare incidenti  per una decisione presa d'impulso. Oppure se piuttosto di aiutare chi sembra in difficoltà si lascia correre, ci si gira da un'altra parte. Davvero sembra tutto così naturale: dire un si, compiere un'azione al posto del suo esatto opposto, incontrare gente o evitarla... tutto questo provoca reazioni che potrebbero essere completamente diverse  e le nostre scelte magari ricadono anche su chi nemmeno ci conosce, Siamo tutti collegati da un filo invisibile, nessuno è libero da influenze che incidono nei percorsi degli altri. Se mi fermo a rifletterci mi chiedo quante volte anche io abbia "toccato" con le mie scelte la vita di altri e se ciò sia stato il meno peggio o almeno spero di non aver influenzato in modo negativo nessuno. Perché, come l'autore spiega bene nel libro, 

"Si muore come si è vissuti, ma chi sa veramente come abbiamo vissuto?"

 Una considerazione forte che mi resta alla fine del libro è che in vita non siamo da soli, inevitabilmente tocchiamo o incrociamo altri destini, altri cammini e se ognuno si impegna a fare del proprio meglio le conseguenze possono essere positive o almeno meno peggio possibile. Ognuno di noi lascia impronte dove passa, basta decidere solo quanto profonde. Romagnoli è un artista nell'arte di smuovere dubbi e riflessioni, anche stavolta ricorderò un suo libro per ciò che mi porta a mettere in discussione non solo nei suoi personaggi ma prima di tutto e soprattutto in me stessa.

Questo è decisamente un libro da consigliare a chi non si mette mai in discussione, a chi non ha mai dubbi... vedere altre prospettive e porsi degli interrogativi a volte ridimensiona tante convinzioni.